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Le infinite vite di Giuseppe Signori

By 29 Dicembre 2020

Ascesa e declino di uno dei giocatori più iconici degli anni Novanta

Alla fine delle nostre tante vite resta solo la cera, vite maggiori e vite minori, quelle visibili e quelle invisibili, quelle che appartengono a tutti e quelle che riguardano solo te stesso; l’ultimo gol della sua carriera Beppe Signori lo fece in Ungheria, dopo il lento tramonto che dall’Italia lo aveva portato prima in Grecia e poi in terra magiara.

Una delle sue vite ebbe inizio nel 1991 sulla San Severo – Apricena, provincia di Foggia, quando sopravvisse a un terribile incidente automobilistico, per il calciatore della provincia di Bergamo non fu una salvezza fortuita ma sovrannaturale; come un mormorio di speranza, stretto nella morsa cattiva dell’auto distrutta, nell’esistenza di Signori soffiarono le parole della preghiera di Clemente Rebora, uno dei poeti più intensi e veri del Novecento.

LaPresse.

verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

La poesia di Rebora in Beppe Signori prese la forma di una canottiera benedetta tanti anni prima da padre Pio – morto nel 1968, anno della nascita del calciatore – gliel’aveva regalata la mamma devotissima cattolica; per il Bepin fu proprio la canottiera a sottrarlo alla morte e oggi è custodita sotto vetro, piena di buchi da usura per averla indossata in ogni partita che raccontano la devozione di Signori al controverso santo beneventano di Pietralcina; la canottiera è ormai non solo una reliquia privata ma soprattutto un cilicio senza dolore, un saio senza voti religiosi.

Nella vita precedente era stato un ragazzino gracile scartato dall’Inter prima di crescere e vagare tra Leffe, Piacenza e Trento segnando pochino e giocando da trequartista fino al suo arrivo nel Foggia, qui Zeman lo trasformerà in uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano; fortissimo sulle punizioni, letale nel calcio di rigore da fermo (il suo geniale antesignano fu Gianfranco Casarsa), tre volte capocannoniere del campionato, due volte della coppa Italia, uno dei sinistri più potenti e precisi nel trovare la porta.

LaPresse.

A Foggia, con Baiano e Rambaudi in attacco, si affermò il talento di Signori, la sua affilata capacità di colpire la palla di taglio in controbalzo e di segnare: sono gli anni 1989 – 1992, quando la stagione successiva si trasferì alla Lazio di Cragnotti subito dopo nacque in televisione il celebre e surreale personaggio Frengo e stop di Antonio Albanese, parodia del giornalista Rai Franco Strippoli che raccontava in maniera sgangherata dance – dadaista le partite del Foggia post tridente (Baiano era andato alla Fiorentina e Rambaudi all’Atalanta).

Il bravo Bepin segnò tantissimo nella Lazio, amato dai tifosi anzi amatissimo però nel 1997, dopo essersi scaldato a lungo alla fine l’allenatore Erikson non lo fece entrare contro il Rapid Vienna negli ottavi di coppa Uefa, si spezzò tutto; urla, rabbia, scontro infine a dicembre alla Sampdoria, dove rimase sei mesi tra infortuni e incomprensioni. La fede, però, lo sostenne come le ossa il corpo.

Non ho più che lo stento d’una vita
che sta passando, e perduto il suo fiore
mette spine e non foglie, e a malapena
respira. Eppure, senza acredine.
C’è quell’amore nascosto, in me,
quanto più miserevole pudico,
quel sentore di terra, che resiste,
come nei campi spogli: una ricchezza
creata, non mia, inestinguibile.

La rinascita a Bologna, sei anni immensi tra gol e gioie, la nazionale invece l’aveva persa molto tempo prima, nel 1995 – l’anno precedente al mondiale statunitense si era ribellato a Sacchi dopo varie partite giocate a centrocampo, non volle continuare anche nella semifinale contro la Bulgaria a stare lontano dalla porta, stremato dallo stento d’una vita di cui scrive quel magnifico poeta di nome Carlo Betocchi; spine e non foglie o poche foglie che però non gli fecero rinunciare all’amore, quello che tutto muove. Nuova vita a Bologna, col quale vinse la coppa Intertoto nel 1998 contro i polacchi del Ruch Chorzow.

Chris Cole/Allsport

Ma tutto finisce, anche la carriera di un calciatore e così, dopo l’Ungheria, ecco una vita ancora, quella delle parole, dei commenti al calcio e poi di nuovo lo stento, nel 2011 arrivò l’accusa di essere tra i truffatori di partite truccate in accordo con la mafia di Singapore, tutto finito nel dicembre 2020 con reato in prescrizione passando per anni di passione, di forcaioli, di diffidenza e di inferno; quando il miserevole dell’uomo ricopre la fragile esistenza dell’uomo il dolore è l’unica certezza. In mezzo alla fatica dei tribunali ancora una vita da riprendere: embolia polmonare, anno 2019. Le cose ricominciano, vai però a capire da quale punto.

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