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Le Isole Comore sono a un passo dalla storia

By 7 Dicembre 2020

La Nazionale allenata da Amir Abdou è a un passo dalla qualificazione alla Coppa d’Africa. Merito della politica del doppio passaporto che ha portato in squadra alcuni calciatori francesi che non sarebbero mai riusciti a giocare per i “galletti”

Le Isole Comore profumano di vaniglia e di noce di cocco. Sognano un futuro da Seycelles, e per spiagge e acqua cristallina ne hanno pieno diritto, ma per ora continuano a tentare di far crescere il Pil con l’agricoltura. Nel variegato mondo del pallone africano anche il più smaliziato cronista avrebbe difficoltà a parlare di calcio di queste isole “schiacciate” tra il Madagascar e il continente nero. Eppure è tempo di miracoli, di rivoluzioni al contrario, di sublimazione di un canone inverso.

La locale nazionale, che qui porta il soprannome di “Coelacanthe”, come la specie di pesce che abbonda nel mare circostante, è a un passo da una storica qualificazione alla Coppa d’Africa. Non era mai accaduto nella storia comorense, isole che non raggiungono gli 800mila abitanti. Una storia recente visto che fino al 1974 i migliori giocatori delle Comore andavano a irrobustire campionato e nazionale francese, come da copione di ciascuna colonia che si rispetti.

Eppure negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Se un tempo il calcio era un hobby poco diffuso e la nazionale veniva costruita attorno ad atleti autoctoni, che dividevano la passione per il calcio con quella per il badminton, oggi il presidente Ibrahim Kanizat ha percorso la strada della doppia nazionalità, dei figli degli immigrati, iniettando nelle vene della squadra sangue transalpino, e facendo incetta di piedi educati, ma non così tanto da finire tra le zampe dei galletti. Per farla breve, inserite in un girone tutt’altro che agevole con Egitto, Togo e Kenya, le Isole Comore hanno raccolto in 4 partite 8 punti, pareggiando con i faraoni (d’accordo, erano orfani di Salah) e andando persino a vincere a Lomé sui togolesi.

 

L’allenatore delle Isole Comore Amir Abdou.

In plancia di comando troviamo Amir Abdou, tecnico comorense, con discreti trascorsi da calciatore nelle serie minori transalpine. Amir è uno stakanovista del calcio, una sorta di perfezionista all’Arsene Wenger. Vive il pallone in maniera intensa, al punto da non aver problema a coprire ogni mese 8mila km in aereo per allenare anche il Football Club Nouadhibou, compagine del campionato della Mauritania. “Non ci sono conflitti di interessi – racconta – nessun giocatore del club mauritano può giocare per le Comore, e neppure viceversa, visto che sono tutti professionisti impegnati in Francia”.

Ed è stata proprio questa la svolta che ha permesso alle Isole Comore di essere sistemate sulle cartine geografiche. Dei 24 giocatori che compongono la selezione, 21 sono tesserati per club francesi, gli altri tre vengono dall’Olanda, dalla Serbia e addirittura dalla Norvegia. Non è roba da grandeur, stiamo parlando di formazioni che si possono collocare ai margini dell’impero, ma almeno è calcio autentico, qualcosa che nella storia degli isolani è sempre mancato. Nomi che dicono ben poco agli appassionati, almeno per ora. Partendo dal portiere, una vera sicurezza, Ali Ahamada, 29 anni, nato dalle parti di Marsiglia e oggi custode del Brann norvegese. In difesa svetta il capitano Jimmy Abdou, 36 anni spesi tra Francia e Inghilterra. Al Martigues (terza divisione) non vede spesso una maglia nell’undici titolare, ma ha esperienza da vendere e ad Amir va bene così. Dall’Ajaccio proviene il fantasista Mohamed Youssouf, l’uomo dai piedi radiocomandati (almeno per quelle latitudini), mentre in prima linea El Fardou Ben Nabouhane della Stella Rossa di Belgrado e Faid Bakari (in forza agli olandesi del RKC Waalwijk) sono attaccanti che lo specchio della porta riescono a vederlo piuttosto bene.

Bisognerà aspettare il 21 marzo nella gara casalinga con il Togo per arrivare a ottenere il visto per il Camerun, senza però poter sognare qualcosa in più nel breve termine. Lo stesso Togo infatti aveva eliminato lo scorso anno l’isola della vaniglia dalla corsa ai mondiali del Qatar. “Siamo piccoli, ma in crescita – ricorda Amir – qualcosa di importante potrà ancora accadere. La federazione parla di pianificazione, e vi posso garantire che da queste parti sono parole mai prima pronunciate”.

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