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Le quattro cose che abbiamo capito della prima giornata della serie A

By 26 Agosto 2019

Mihajlovic, il Var, il calciomercato ancora aperto e l’usato sicuro. Ecco i quattro punti più importanti di questa prima giornata di Serie A

A prima giornata quasi finita – manca l’intensa Inter-Lecce, partita del cuore per Antonio Conte e prima prova per la sfidante più accreditata della Juventus – la serie A pone nuove domande e non di rado dà vecchie risposte. Il 2 settembre chiuderà il mercato e incredibilmente dopo due giornate ci troveremo a discutere già di verdetti, visto che il derby potrebbe condannare la Roma a un campionato di rincorsa e Juventus-Napoli potrebbe già rilanciare le quotazioni di Ronaldo e soci, tarpando nuovamente le ali agli azzurri.

Sinisa Mihajlovič
Al Sant’Orsola come al Bentegodi, probabilmente, nessuno ci credeva. Ma nello spogliatoio del Bologna, tra lacrime e urla, i suoi ragazzi lo sapevano. Glielo aveva promesso che alla prima sarebbe stato sulla sua panchina e così è stato: più magro, col cappellino, con la mascherina incredibilmente spesso fuori posto, Sinisa che sta combattendo contro una malattia bastarda ha stupito tutti e con la grinta di sempre ha spronato i suoi, che in 10 per più di un’ora non sono andati oltre l’1-1 contro un modesto Verona.

Ma ieri, nella città scaligera, il risultato non contava. Conta quello sguardo determinato, quello stadio rispettoso, quei tifosi che cantano, questa storia di una società che aspetta e di un tecnico che ritorna. In campo, ma anche in ospedale. Perché due minuti prima dalla fine si prende l’ovazione per mettersi in macchina e tornare dove lo stanno curando e dove si sta giocando il trofeo più importante, Sinisa.  Perché Mihajlovič in questa stagione giocherà due lunghi campionati e l’importante non sarà vincere una singola partita, l’importante in entrambi i casi sarà salvarsi.

 

Mercato aperto

(Foto LaPresse – Fabio Ferrari).


N’Koulou che dice a Mazzarri “che non c’è con la testa” e impicca la stagione del Torino in Europa e in campionato si fa tener fuori, Icardi in tribuna che decide di rimanere per mesi in tribuna, Higuain in lista di sbarco per settimane e poi titolare, Dybala rabbuiato in panca, il Milan che ancora attende almeno Correa o chi per lui e sembra ancora incompiuto, De Paul in panca con l’Udinese (anche se poi entra e cambia la partita), la Roma senza difesa che fa dire a Petrachi “il mercato così è un’agonia”, ci dicono molto dell’insofferenza del sistema calcio Italia verso questo mercato ancora aperto a campionato già partito.

Non rende sereno nessuno e, a quanto pare, crea solo problemi. Falsando, in parte, anche questi primi risultati, con spogliatoi tormentati e colonne della squadra che “tradiscono” la causa. Il calcio sarà pure un business, ma così è troppo. E, sperando di sbagliarci, l’impressione è che le migliori cartucce tutte le abbiano sparate prima del 24 agosto. Icardi non si muoverà, James Rodriguez non arriverà (non al Napoli, forse al Milan?), Correa è ancora lontano (e parliamo di un attaccante da appena un gol ogni 4 partite), forse si chiuderà Sanchez all’Inter. Tutto questo rumore per Rugani alla Roma?

 

Di Var, nuove regole e soliti arbitri

Serie A

(Photo by Andreas SOLARO / AFP).

Il Var, dopo un anno, ancora è indigesto agli arbitri. Massa che non rivede il fallo su Mertens e si perde una sostanziale simulazione per via dell’ossessione delle giacchette nere per mantenere lo scettro del comando nella partita è qualcosa di insensato. Tanto da far sospettare che dietro ci sia la solita sudditanza psicologica, l’applicazione alla lettera delle nuove regole sul fallo di mano di Piotr Zielinski che su di lui deve aver lasciato scorie e dubbi, tanto da voler “compensare” una mezz’ora dopo.

Questa prima giornata è stata di sicuro quella dei rigori che non dimenticheremo facilmente (quello del Brescia, forse, non avremmo mai immaginato di poterlo vedere sui campi di calcio), ma dopo anni di errori e campionati falsati, è giusto oggettivizzare il fallo di mano, sottrarlo alla discrezionalità dell’arbitro. Certo, come suggeriva @Italian_Maestr0 su twitter, forse sugli involontari si potrebbe pensare a una punizione a due in area.

Il punto è che i problemi, Var o non Var, regole nuove o vecchie, è sempre lo stesso, la gestione creativa di arbitri, sanzioni disciplinari e simili, una strategia comunicativa e politica poco limpida che non regala serenità all’ambiente. Fiorentina-Napoli ha visto gli azzurri usufruire di un aiuto arbitrale che poteva essere evitato, giusto punire Massa e Valeri. Ma insospettisce Nicchi tanto solerte nel definire quel rigore un errore e la punizione esemplare per loro, nel momento in cui altri direttori di gara, sbagliando con altre squadre, sono tornati in campo già tre giorni dopo. Quasi a voler dire che a sbagliare a favore di certe squadre si fa peccato, a favore di altre neanche tanto.

Gli errori ci stanno, la sudditanza psicologica meno. E l’impressione è che in campo ne abbiano fatto le spese i viola (meglio far arrabbiare loro che la seconda forza del campionato) e fuori il Napoli (motivo per cui le tv hanno invocato un’insensata e impossibile prova tv per il belga che ha simulato e per cui Nicchi farà tornare Massa e Valeri nel 2020 e solo dopo aver percorso la distanza da Firenze a Roma in ginocchio sui ceci).

 

I soliti noti

Serie A

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images).

Tanti cambi, tanti acquisti, tanta voglia di rinnovamento. E poi, quando si ricomincia tutti con l’usato sicuro. Il Brescia non ha lo squalificato Balotelli e ha praticamente l’impianto della B? Gara sicura e bella a Cagliari, dove i rossoblu mostravano l’argenteria nuova, e vittoria da applausi. L’Udinese cambia poco e tiene Tudor contro il Milan che ha comprato molto (anche se ieri ha messo praticamente la squadra dell’anno scorso)? Vince con merito, seppur con gol di un nuovo acquisto, unico forse a metterla dentro non avendo mai giocato prima in serie A (Rodrigo Becão, il sosia ufficiale dell’Aristoteles de L’allenatore nel pallone).

Non parliamo del Napoli – primo in classifica con il miglior attacco e la peggior difesa e che ha vinto addirittura con i gol del tridente di trequartisti di Rafa Benitez – e della Juventus che di Sarri non aveva proprio nulla e che ha giocato nel modo più allegriano possibile. Così tanto che per sicurezza Maurizio nell’11 titolare ha messo Chiellini e Bonucci mettendo fuori la perla di questa sessione di mercato, un rabbuiato De Ligt, con il nuovo Rabiot peggiore in campo a dargli ragione. Non si sottraggono alla regola dell’usato sicuro neanche l’Atalanta (vittoria in rimonta, anche se grazie al “nuovo” Muriel), il Torino (trionfo di tigna e di sofferenza) e quella Lazio di Simone Inzaghi che ogni anno sembra dover vendere tutti e poi si ritrova con Immobile (doppietta e nel club dei bomber a tre cifre), Correa e Milinkovic-Savic a maramaldeggiare a Genova. Tutte e tre con gli allenatori dello scorso anno, tutte e tre con il Dna del passato mentre tutti giuravano di cambiare pelle fino a pochi giorni fa.

Paga una splendida Fiorentina: forse la sorpresa della giornata, ma i tanti cambi nella tattica e nell’undici titolare costano la sconfitta. La serie A, almeno d’agosto, rimane una gran conservatrice (Ancelotti ha persino replicato l’agosto scorso: buon precampionato, scoppola europea a chiudere le amichevoli, 5-0 a Liverpool un anno fa, 4-0 dal Barcellona due settimane fa, inizio campionato su un campo difficile vincendo in rimonta, tra errori in difesa e poesie in attacco).

Dimenticavamo, persino la Roma non si smentisce: bella e fallibile, fa e disfa, va tre volte in vantaggio e tre volte viene recuperata dal Genoa, nella classica partita “da Roma”, unica a essersi rinnovata dentro e fuori, portando a casa un ottimo risultato. E con chi rischiano di vincere i giallorossi? I soliti noti Dzeko e Kolarov, che Conte voleva all’Inter. E in fondo anche Under, con il ritmo con cui si vende a Trigoria, ormai è vecchia guardia.

 

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