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I ribaltoni più incredibili della Champions

By 10 Marzo 2020

L’Atalanta non può permettersi cali di concentrazione, perché anche il più largo dei vantaggi può essere ribaltato in Champions League

 

L‘Atalanta è a un passo dai quarti di finale. Ha vinto 4-1 in casa prendendo a pallate un Valencia a cui il gol di Cheryshev è servito giusto per l’onore delle armi. Ma la Champions League è una bruttissima bestia, prevede sfide lunghe 180 minuti e non 90, e ogni episodio può essere significativo. Non esiste un risultato che ti metta al sicuro dal rischio di una rimonta, nemmeno uno. Anzi, la sua storia è piena di capovolgimenti clamorosi, avvenuti da una partita all’altra, da un tempo all’altro, o anche solo nello spazio di sei minuti. Precedenti che è bene conoscere e ripassare per evitare di commettere l’errore di sentirsi già al sicuro.

 

Deportivo-Milan 4-0 (2003-2004)

Andata 4-1 per il Milan: Deportivo in semifinale

(Photo by Tony Marshall/EMPICS via Getty Images)

Una carrellata sulle più clamorose rimonte della Champions League non può prescindere dalla presenza del Milan e non può che partire dalla sfida contro il Deportivo La Coruña della stagione 2003-2004. Il Milan di Pirlo, Seedorf, Kakà, Sheva e Inzaghi, quello così pieno di qualità da costringere Gattuso a sobbarcarsi il lavoro di filtro di tutto il centrocampo e Ancelotti a inventarsi soluzioni sempre nuove e per poter schierare una squadra vocazionalmente sbilanciata in avanti, sembrava aver liquidato la pratica già nella gara d’andata.

Un nettissimo 4-1 a San Siro, con Kakà, Shevchenko, ancora Kakà e Pirlo a rispondere al temporaneo vantaggio gallego firmato da Pandiani. Ma quel gol che sembra dover restare solo una piccola macchia in un cammino destinato alla gloria, si rivela un boomerang. Al Riazor, nella gara di ritorno, il Depor la ribalta già dopo 45 minuti: 3-0 all’intervallo ancora con Pandiani, Valeron e Luque, e virtualmente in semifinale proprio grazie a quel gol del Rifle.

(Photo by Jamie McDonald/Getty Images)

Milan disperatamente in avanti della ripresa, dopo essere stato chiamato a raccolta dal capitano Maldini, e 4-0 servito da Fran con deviazione di Cafu, dopo un gol divorato da Tomasson e prima di un miracolo di Molina su Rui Costa appena entrato al posto di Pancaro.

“Le probabilità che non riuscissimo a passare il turno erano pari a quelle di vedere, prima o poi, Gattuso laureato in lettere” avrebbe raccontato anni dopo nella sua biografia Penso quindi gioco Andrea Pirlo sollevando però qualche sospetto sulla forma strepitosa degli spagnoli: “I nostri avversari andavano a mille all’ora, compresi giocatori un po’ in là con l’età, che non avevano mai fatto della velocità abbinata alla resistenza fisica il loro punto di forza. La scena che più mi ha colpito è stata vederli correre, tutti, nessuno escluso, anche nell’intervallo. Quando l’arbitro Maier ha fischiato la fine del primo tempo, sono schizzati nello spogliatoio, l’andatura era quella di Usain Bolt”.

 

Monaco-Real Madrid 3-1 (2003-2004)

Andata 4-2 per il Real Madrid: Monaco in semifinale grazie ai gol fuori casa

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Zidane, Raul, Ronaldo, Figo, Beckham. Riassunto in una sola parola: i Galacticos. La squadra che all’inizio degli anni 2000 aveva in progetto di dominare il calcio mondiale, e che se non lo dominò ci andò comunque molto vicina, visse il suo momento più drammatico nella primavera del 2004. Il quarto di finale contro il Monaco sembrava una pratica piuttosto agevole, a maggior ragione dopo un’andata sostanzialmente dominata.

Helguera, Zidane, Figo e Ronaldo avevano risposto al gol di Squillaci a fine primo tempo. Un bombardamento contro il povero Flavio Roma, deciso ad opporsi in tutti i modi e capace persino di respingere un rigore a Figo, ma comunque costretto a girarsi quattro volte per vedere il pallone in fondo alla rete. Una disattenzione difensiva, però, aveva portato al gol del 4-2 di Morientes, un ex di quelli ancora innamorati, la peggior specie in assoluto.

Ludovic Giuly (JP Thomas/Fep/Panoramic).

Il ritorno nel Principato appare come una formalità dopo l’1-0 di Raul, lasciato solissimo a centro area. Poi però ci pensa Giuly, in un anticipo del Clásico che si troverà a vivere negli anni successivi, a cancellare il sorriso merengue dalla faccia di Florentino Perez.

Quel tornante che sembrava così piccolo mentre passava in rassegna gli avversari per le strette di mano del pre-partita, segna prima con una rasoiata di destro, poi con una deviazione di tacco da fuoriclasse puro. In mezzo c’è anche il gol di Morientes, di nuovo, che svetta di testa sopraÁlvaro Mejía ed esulta, fregandosene altamente di quella ipocrita regola non scritta che impone di non festeggiare un gol fatto a chi è stato tuo compagno o tifoso.

 

Milan-Liverpool 3-3 (2004-2005)

Primo tempo 3-0 per il Milan: Liverpool campione ai calci di rigore

Liverpool captain Steven Gerrard lifts the UEFA Champions League trophy. (Photo by Phil Noble – PA Images/PA Images via Getty Images)

Istanbul è una città magnifica, così racconta chiunque ci sia stato. Eppure Istanbul è anche una parola tabù per qualche milione di italiani, quelli milanisti. La colpa è tutta di quella maledetta finale col Liverpool che sembrava vinta e invece finì per essere persa. Una rimonta clamorosa più ancora di quella che il Manchester United completò nel 1999 contro il Bayern Monaco.

Chi era in Turchia quel giorno, può testimoniare come il Milan andò al riposo con la coppa in bacheca e il Pallone d’Oro a casa di Paolo Maldini, capace da difensore di mettere la firma sul primo dei tre gol rossoneri con un destro al volo a deviare una punizione da destra di Pirlo. La doppietta di Crespo, tra il 38′ e il 43′, non fa che sancire un dominio totale. Il Liverpool non c’è, il Milan è semplicemente troppo forte. Chi invece era a casa potrà facilmente raccontare, magari, di essersi allontanato qualche minuto dalla tv durante l’intervallo, di non aver sentito alcun bisogno di tornarci subito, appena iniziato il secondo tempo, di aver tardato quei 10 minuti che sembravano futili, e di essersi ritrovato all’improvviso in una realtà parallela, davanti a una partita di nuovo aperta da due gol segnati da Gerrard e Smicer nello spazio di due minuti.

©Jonathan Moscrop / LaPresse

Il 3-3 di Xabi Alonso su calcio di rigore, a quel punto, non è che il logico corollario della teoria del piano inclinato. Quei 6 minuti di pura follia, gli unici in cui il Milan non abbia veramente schiacciato l’avversario in due ore di gioco, non possono che portare a una sola possibile conclusione: la vittoria del Liverpool.

“Ho giocato tante finali e quella fu la migliore che abbia mai giocato. Non quella di Manchester o Atene”, ha raccontato Carlo Ancelotti in un’intervista a Goal.com. “La squadra giocò bene sia nel primo tempo che nel secondo e nei supplementari. Abbiamo avuto diverse occasioni per vincere prima dei rigori. Quando arrivammo ai rigori, però, era impossibile vincere. I giocatori non erano più lucidi, continuavano a pensare come fosse stato possibile andare ai penalty dopo aver giocato così bene. Non avevamo più la testa giusta per calciarli e per questo perdemmo“.

 

Chelsea-Napoli 4-1 dts (2011-2012)

Andata 3-1 per il Napoli: Chelsea ai quarti di finale

Roberto Di Matteo, Chelsea interim manager (Photo by Nick Potts/PA Images via Getty Images)

Se si pensa al Napoli, quello forte, e si esclude l’era Maradona, viene in mente sempre la squadra di Maurizio Sarri. Al limite, con uno sforzo mnemonico non indifferente, si può risalire fino a quella di Benitez. L’epoca Mazzarri, invece, tende a essere trascurata. Eppure nella stagione 2011-2012 un Napoli ancora lontano dalla fisionomia che avrebbe assunto negli anni seguenti, con Campagnaro, Aronica e Cannavaro in difesa, fu capace di arrampicarsi fino a un centimetro dai quarti di finale di Champions League.

La squadra di Walter Mazzarri riesce ad andare oltre la svirgolata del proprio capitano che lancia Mata verso l’1-0 per ribaltare il punteggio della gara d’andata al San Paolo con le reti di Lavezzi (doppietta) e Cavani. Il Napoli gioca meglio ma il Chelsea di Roberto Di Matteo, però, è più forte e lo si vede nel ritorno a Stamford Bridge.

(Photo by Nick Potts/PA Images via Getty Images)

De Sanctis para, Cavani manda sull’esterno della rete un cross di Maggio. Poi segna Drogba e comincia l’assedio. Terry trova il 2-0 di testa su calcio d’angolo, Inler illude col destro del 2-1. Un braccio di Dossena, così largo da non poter essere rigore anche all’epoca, prima del Var, porta al gol del 3-1 di Lampard. Nei supplementari è Ivanovic a trovare un destro sotto la traversa che assomiglia tanto al reverse-angle del gol di Trezeguet nella finale di Euro 2000. “Sono quelle partite che non nascono bene, ci si è messo anche l’infortunio a Maggio”, spiega Mazzarri a fine partite. “Io credo che se si va rivedere la partita noi abbiamo giocato in maniera più limpida e lineare di loro, purtroppo sprecando qualche palla gol. Forse c’è mancata l’esperienza per chiudere con maggiore lucidità e tranquillità le occasioni buone”.

 

 

Barcellona-Milan 4-0 (2012-2013)

Andata Milan-Barcellona 2-0: Barcellona ai quarti di finale

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Il Milan di Muntari e Montolivo che batte il Barcellona di Xavi e Iniesta. Il mezzo capolavoro di Allegri va in scena nella stagione 2012-2013, ma rimane tristemente incompiuto per essere distrutto a colpi di martello e scalpello al Camp Nou. A San Siro il Barça è ingabbiato, fermato nelle sue fonti di gioco, orfano di Tito Vilanova, lontano dal campo per curarsi il tumore che lo porterà via di lì a un anno. Non segna, per la verità non si rende nemmeno troppo pericoloso.

Il Milan, invece, sbaglia poco e nulla, trova il vantaggio con un sinistro dal limite di Boateng viziato da un tocco di mano piuttosto evidente di Zapata, poi raddoppia a 10 minuti dalla fine con un altro sinistro, di Muntari. La sensazione che a Barcellona sarà un’altra musica, però, ce l’hanno in tanti.

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Dopo nemmeno 5 minuti, Messi, che all’andata si è visto poco, si aggiusta il pallone con l’esterno per poi spedirlo di interno alle spalle di un Abbiati che nemmeno prova a buttarsi su una traiettoria imprendibile. Al 13′, il portiere del Milan deve volare all’incrocio per respingere un siluro di Iniesta prima che Messi, sulla respinta, appoggi di testa sull’esterno della rete. Al 18′ Xavi sfiora il palo da 25 metri.

Il Milan è in affanno ma al 38′ ha comunque una gigantesca occasione con Niang, che centra il palo a tu per tu con Victor Valdes dopo essersi fatto metà campo di corsa in solitaria. La partita finisce praticamente lì, perché un minuto dopo Messi trova il gol del 2-0 calciando dal limite tra le gambe di Mexes e pareggiando il conto con l’andata già prima dell’intervallo.

(Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

La ripresa è sostanzialmente un monologo, con David Villa che trova il 3-0 e Jordi Alba che firma il quarto nel recupero. “Credo che la partita dell’andata non avesse cambiato i valori in campo delle squadre”, dice in conferenza stampa un lucidissimo Allegri che ancora non deve dar conto ad Adani della sua passione per basket e ippica, “chi lo credeva credo che fosse stato fuori dal mondo. Il Milan stasera ha fatto una partita sicuramente peggiore di quella dell’andata ma ci sono stati molti meriti del Barcellona, che ha fatto una prima mezz’ora in cui non ci ha permesso nemmeno di giocare. Credo che per noi stasera passare il turno sarebbe stata una grossa impresa, è stato bello creare delle aspettative”.

 

Monaco-Manchester City 3-1 (2016-2017)

Andata 5-3 per il Manchester City: Monaco ai quarti di finale

(Photo by PHILIP ROCK/Anadolu Agency/Getty Images)

Dodici gol in due partite per arrivare all’esito più imprevedibile tra tutti. Il Monaco dei giovani, trascinato dai primissimi barlumi di classe mondiale di Kylian Mbappé, che fa a pezzi il Manchester City dello sceicco e di Pep Guardiola. Impensabile, soprattutto dopo una gara d’andata in cui il City aveva subito un po’ troppo, ma era comunque riuscito a prevalere con un margine di due gol.

All’Etihad, infatti, finisce 5-3, con i gol di Aguero, Stones e Sané che ribaltano un vantaggio per 3-2 firmato da Falcao e Mbappé. Il City ha un attacco straordinario ma in difesa è un disastro, viene infilato costantemente in verticale e non riesce mai a difendere sui cross dalle fasce. Augero viene ammonito per simulazione e  si vede negare un rigore solare, Caballero ne para uno a Falcao che poi si vendica con un pallonetto meraviglioso. Ci sono tutti i presupposti per vedere un ritorno ancora aperto e divertente. Dopo 28 minuti è già 2-0, segna Mbappé e raddoppia Fabinho, mentre Mendy e Bernardo Silva fanno il bello e il cattivo tempo guadagnandosi un ingaggio col City per la stagione successiva. Sané trova il 2-1 che varrebbe la qualificazione al 71′, ma cinque minuti dopo Bakayoko sigla di testa il gol decisivo. Alla tv inglese, che a fine partita gli chiederà cosa è andato storto durante la serata, Guardiola risponderà: “45 minuti. Abbiamo fatto un grande secondo tempo, ma ci siamo dimenticati il primo”. E tanto è bastato.

 

Barcellona-Paris Saint Germain 6-1 (2016-2017)

Andata 4-0  per il Paris Saint Germain: Barcellona ai quarti di finale

(Photo by Jean Catuffe/Getty Images)

Stesso anno, altro ottavo di finale. Il Barcellona di Luis Enrique, all’ultimo anno sulla panchina blaugrana, perde 4-0 a Parigi in quella che ha tutta l’aria di essere una partita che da una parte segna l’epilogo di un’era e dall’altra laurea finalmente il Psg come pronto per iscriversi al novoro delle grandi d’Europa.

Ne fa due l’odiatissimo Di Maria, che sembra godere in maniera particolare nel far male al Barça. Nelle settimane che precedono il ritorno, però, Luis Enrique non fa che ripetere un mantra: “Se loro ce ne hanno fatti 4, noi possiamo fargliene 6”. Sembra una boutade, e invece è una profezia.

(Photo by Vladimir Rys Photography/Getty Images)

Il ritorno al Camp Nou è forse la partita più incredibile che si sia mai vista nella storia della Champions League. C’è di tutto: sei gol, un autogol, un rigore negato al Psg, un rigore con più di qualche dubbio concesso al Barcellona, una rete di Cavani che sembra chiudere i conti e tre tra 88′ e 95′ che invece portano in paradiso il Barcellona.

A rivederla, ancora oggi, sembra la sceneggiatura di un film, da quella prima palla messa dentro con la forza del pensiero da Luis Suarez all’ultima che un gigantesco Neymar spedisce con posta celere per la spaccata di Sergi Roberto. O Ney, nel frattempo passato dalla parte della barricata, qualche anno dopo racconterà: “Il ricordo più della mia carriera? Il 6-1 del Barcellona al Psg. Quel che abbiano provato dopo aver segnato il sesto gol è stato incredibile, nello spogliatoio eravamo tutti fuori di testa. Penso che per tutti quelli che c’erano sia il miglior ricordo“.

 

Roma-Barcellona 3-0 (2017-2018)

Andata 4-1 per il Barcellona: Roma in semifinale

LaPresse.

L’anno dopo tocca al Barcellona subire una rimonta del tutto inattesa, contro una Roma che sulla carta è certamente inferiore ma che vive proprio in quell’edizione della Champions League il momento migliore dell’era Di Francesco. I giallorossi giocano bene anche nell’andata al Camp Nou, ma poi si fanno letteralmente gol da soli. Prima De Rossi e poi Manolas deviano la palla alle spalle di Alisson, Piqué fa il 3-0, Dzeko accorcia e Suarez riallunga. Il 4-1 è un risultato comodo, soprattutto per chi non ha visto Deportivo-Milan 14 anni prima, o se l’è dimenticata. Il fatto è che la Roma, sorprendentemente, ne ha davvero più del Barça. E anche all’Olimpico sembra esserci uno sceneggiatore dietro quello che si vede in campo nella gara di ritorno. Perché dopo l’1-0 del solito Dzeko, a segnare i gol che valgono il ribaltone sono proprio De Rossi e Manolas, facendo a pari con la sorte in una meravigliosa storia di immediata rivalsa personale. Per tutto l’anno successivo, Valverde ripeterà il mantra “mai più come con la Roma”. Si sbaglierà. Di grosso.

 

Real Madrid-Ajax 1-4 (2018-2019)

Andata 1-2 per il Real Madrid: Ajax ai quarti di finale

(Photo by JAVIER SORIANO / AFP)

L’ultima edizione della Champions League è stata decisamente quella delle rimonte. Difficile scegliere la più eclatante, ma un significato particolare ce l’ha quella che ha dato il via al filotto. L’Ajax di ten Hag va a giocare a Madrid dopo aver perso 2-1 in casa. Una sconfitta immeritata, per inciso, influenzata anche da qualche decisione arbitrale discutibile, che lascia realmente ipotizzare un ribaltone contro un Real Madrid tra i più brutti e insicuri che si ricordino.

Al Santiago Bernabéu, infatti, va in scena una corrida in cui i toreri sono armati di lancia. De Jong è dappertutto, De Ligt un muro. Gli attaccanti dell’Ajax sbucano da tutte le parti e segnano un gol a testa: Ziyech, Neres e Tadić. Asensio accorcia ma Schøne, su punizione, trova il 4-1. “Abbiamo fatto quello che potevamo, ma non è andata. Ci sono tanti motivi, è il calcio: oggi tutto quello di negativo che poteva succederci ci è successo, mentre ciò che di positivo poteva capitarci non ci è accaduto”, commenta Solari a fine partita. Decisamente meno diplomatico Dani Carvajal: “Stagione di merda”.

 

Juventus-Atletico Madrid 3-0 (2018-2019)

Andata 2-0 per l’Atletico Madrid: Juventus ai quarti di finale

Foto LaPresse/Marco Alpozzi

Se c’è una squadra, una sola in Europa, contro cui nessuno vorrebbe ritrovarsi a dover rimontare uno svantaggio di due gol, quella è l’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone. I Colchoneros hanno costruito sulla fase difensiva il loro ciclo, sanno sfruttare le poche occasioni che per scelta si creano e distruggere il gioco avversario. Andare sotto in un doppio confronto con loro è praticamente letale. La Juve lo fa, perde 2-0 al Wanda Metropolitanoin una partita in cui gioca malissimo, e in cui Cristiano Ronaldo riesce persino a segnare un mezzo autogol, sebbene i tabellini assegnino la rete del raddoppio a Diego Godin.

Nelle tre settimane che precedono il ritorno, Allegri racconta la parabola della bottiglia d’acqua che va riempita un po’ alla volta. La Juve vince di misura col Bologna giocando male, poi batte il Napoli al San Paolo, quindi passeggia con l’Udinese. Il 12 marzo, per il ritorno allo Stadium, la bottiglia forse è davvero piena. A bersela tutta, in 90 minuti che rappresentano una delle prove individuali più impressionanti nella storia del calcio, è Cristiano Ronaldo.

Prima propizia fallosamente un gol che viene annullato a Chiellini, poi si mette in proprio. Fa l’1-0 di testa svettando su Juanfran, raddoppia ancora di testa con Oblak che arriva con la punta delle dita e un attimo di ritardo sul pallone, quindi completa la rimonta con un calcio di rigore ottenuto dal miglior Bernardeschi che la Juve si ricordi. Cristiano corre sotto la curva ed esulta mimano il gesto de los huevos che Simeone aveva dedicato ai suoi all’andata. Il Cholo accetta e in conferenza stampa omaggia: “È il migliore al mondo, può capitargli di fare prestazioni così”.

 

Ajax-Tottenham 2-3 (2018-2019)

Andata 0-1 per l’Ajax: Tottenham in finale grazie ai gol in trasferta

(Photo by Dan Mullan/Getty Images )

Dopo il capolavoro del Bernabéu e la prova d’autorità contro la Juventus, l’Ajax versione 2018-2019 smette di essere considerata sfavorita dai pronostici. Anche perché in semifinale incrocia il Tottenham, l’avversario meno complicato del lotto. All’andata gli olandesi vincono per 1-0 a Londra, al ritorno vanno avanti 2-0 nel primo tempo. Sembra fatta, la finale di Madrid è in tasca. Ma nella ripresa succede qualcosa di totalmente insensato.

Il Tottenham concreto e quadrato tutto difesa. ripartenze e calci piazzati di Pochettino si aggrappa al talento più puro che ha, un giocatore di pura fantasia. E Lucas Moura, da stella perduta, raggiunge l’apice in 45 minuti che possono valere davvero una carriera. Il 2-2, in particolare, è uno di quei gol che sembrano volerti dire che il fato ha già deciso come andrà a finire. La palla danza in area, Onana respinge una conclusione da un centimetro di Llorente, si butta sul pallone per bloccarlo, si scontra con Schøne che si affanna a recuperare ma fa la figura di uno che si ritrova al centro dell’area piccola lì più per caso che per competenze specifiche, la palla finisce così sui piedi di Lucas, che la protegge come fosse la cosa più preziosa che ha, dribbla De Jong con un rapidissimo cambio di piede e poi calcia di sinistro nell’angolino basso.

Il gol decisivo arriverà al 96′, in pieno recupero, all’ultimo disperato assalto degli Spurs, con i difensori dell’Ajax che sembrano bloccati da un incantesimo che impedisce loro di intervenire. “I miei ragazzi sono eroi”, dice Pochettino a fine partita, “grazie calcio”.

 

Liverpool-Barcellona 4-0 (2018-2019)

Andata 3-0 per il Barcellona: Liverpool in finale

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

L’altra semifinale non è da meno, anzi, offre una rimonta ancora più impressionante. Al Barcellona succede più o meno quello che gli era capitato un anno prima contro la Roma. Vince all’andata con tre gol di scarto, senza meritarlo nemmeno troppo, trascinato da un Messi straordinario che ne fa due, l’ultimo dei quali con una punizione da spellarsi le mani. Dembelé, nel finale si divora il 4-0 con una di quelle occasioni che preghi davvero non debbano essere decisive. E normalmente non dovrebbe, perché comunque tre gol di vantaggio sono tanti.

Poi succede che nel ritorno il Barça perde completamente la testa, travolto dall’effetto Anfield e da una serie di coincidenze che confermano che Klopp è bravo davvero e quell’anno lì, finalmente, pure un bel po’ fortunato. A risolverla sono due che in condizioni normali non sarebbero stati in campo: Divock Origi, che gioca perché Firmino non ha recuperato dall’infortunio, e Wijnaldum, che comincia dalla panchina ed entra nella ripresa perché Robertson si fa male. Il quarto gol è il manifesto dell’impotenza e dell’inadeguatezza all’occasione del Barcellona, con Alexander-Arnold che batte il corner decisivo mentre tutti i blaugrana, allenatore compreso, guardano da un’altra parte, e l’unico che pensa davvero al pallone è Origi. E meno male che Valverde aveva passato la stagione a ripetere quanto l’esperienza di Roma fosse stata da lezione per i suoi.

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