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Le storie più curiose dei campionati dove si continua a giocare

By 16 Marzo 2020

Le buone prestazioni di Karius, il River – Real di Bolivia, i gol del torneo più scarso del mondo, la storia di Italiano in Australia e lo strano caso dei campioni di Nigeria: ecco il calcio che non si ferma

 

Tutti i maggiori campionati europei sono fermi per il Covid-19, ma altrove, nel continente e nel mondo, si gioca. E in questo weekend senza Serie A, Premier, Liga, Bundesliga e Ligue 1, siamo andati a caccia di storie interessanti e divertenti. Eccovene alcune.

Ma Karius?

 (Photo by Emrah Yorulmaz/Anadolu Agency via Getty Images)

Nel weekend si sfidavano nella Super Lig turca quattro delle prime cinque della classifica (mancava solo il Sivasspor, impegnato nel posticipo contro l’Antalyaspor). In realtà è come se non fosse successo niente, perché si sono conclusi con un pareggio tanto il derby tra Galatasaray e Besiktas (0-0), quanto il match fra Trabzonspor-Istanbul Basaksehir (1-1), con queste ultime due sempre in testa a braccetto con 53 punti in 26 giornate. Partite a porte chiuse, comunque.

A Trebisonda avanti gli uomini di Okan Buruk con saetta di Demba Ba, al sesto centro sugli ultimi sette tiri in porta, un vero cecchino. Tuttavia pochi minuti dopo arriva il pareggio dei padroni di casa, aiutati da Martin Skrtel, l’ex Liverpool (con una parentesi nell’Atalanta), che di testa corregge nella propria porta un calcio d’angolo. Un punto d’oro per il Trabzon, che mantiene la vetta della classifica, seppur in condominio proprio con il Basaksehir: merito anche dei 19 gol di Alexander Sorloth, altro giovane attaccante norvegese figlio d’arte come Haaland, capocannoniere del campionato. “The King of the North“, così l’attaccante del Borussia Dortmund ha definito l’amico qualche giorno fa sui social, complimentandosi con lui.

Nessuna rete, invece, nel sempre sentito derby di Istanbul tra Galatasaray e Besiktas, ricco di ex “italiani” in campo: Fernando Muslera, Kevin-Prince Boateng, Adem Ljajic (un po’ imbolsito) e Mario Lemina. Zero gol, ma diverse occasioni da rete, e premio di migliore in campo nientemeno che per il portiere ospite, il tedesco Loris Karius, lo sciagurato protagonista al contrario della finale di Champions del 2019 con la maglia del Liverpool. Karius in questi mesi ha proseguito con qualche papera qua e là, ma contro il Galatasaray ha mantenuto la porta inviolata per l’ottava volta in stagione, nemmeno poche a dire il vero.

 

Italiano sono

(Photo by Ashley Feder/Getty Images)

Ve lo ricordate il campionato australiano? Quello dove Alessandro Del Piero aveva fatto una mini-parentesi post-Juventus, e dove è transitato anche Federico Piovaccari, per esempio, ma al Western Sidney. Ecco, il torneo è in pieno svolgimento, con il Melbourne United (l’ex squadra di Del Piero, appunto) a dominare.

È una lega dove vanno a svernare ex protagonisti del calcio europeo, come Markel Susaeta, una vita all’Athletic, o altri ex comparse della Serie A, tipo Joshua Brillante, James Troisi o Migjen Basha. E poi c’è un italiano: o meglio, un Italiano, con la I maiuscola. D’altronde, laggiù, a un giorno d’aereo di distanza, quanti nostri “paisà” vivono? Migliaia e migliaia, siamo una delle comunità più grandi dell’Australia.

Italiano di cognome e Lewis di nome, portiere dei Newcastle Jets, squadra di medio-bassa classifica, che nel weekend ha battuto 3-0 in trasferta l’Adelaide United. Un bel “clean sheet” per Lewis, che a inizio stagione partiva come riserva di Glen Moss, che però si è fatto male a una mano e allora spazio alla riserva, una storia identica a tantissime altre.

Dopo le prime buone prestazioni a gennaio i giornali locali hanno sottolineato che in fondo questo Italiano non è male e che tanto valeva insistere. Infatti, anche quando Moss è tornato, in porta è rimasto Lewis, che a dicembre compirà trent’anni: nove partite, dieci gol subite, tre volte imbattuto, davvero non male, e da sei partite i Jets non perdono.

Nato a Perth, nella sua scheda naturalmente c’è la doppia bandierina, la tricolore e quella australiana. Stando sempre alla scheda nessuna squadra ha mai speso nulla per il suo cartellino, anche se ha un valore di 250mila euro. Noi restiamo col suo faccione sorridente con cui sorride a domande tipo queste: “Cosa avresti fatto non fossi diventato calciatore?”, “Mah, forse starei lavorando nel trading”.

 

 “El clàsico potosino”

Nonostante cinque sconfitte in dodici partite, tantissime, in Bolivia nel Torneo d’Apertura comanda l’Always Ready. Sì, esiste una squadra che si chiama così, “Sempre pronta”: Car, per tutti, sigla di Club Always Ready, appunto. Gioca a El Alto, che sta davvero in alto (4.080 metri sul livello del mare), ma nel weekend era in trasferta contro il Royal Pari a Santa Cruz de la Sierra, solo a 416 metri di altitudine.

E sarà stato per lo sbalzo, ma i “Millionarios”, così viene chiamato l’Always Ready, che ha uno stemma simile a quello del Rayo Vallecano, hanno preso una discreta ripassata: 4-1. Di più, la prima rete è arrivata dopo appena 17 secondi, la più veloce della stagione, ad opera di John Mosquera, che ha approfittato di una dormita clamorosa della difesa del Car. Voi direte? Ma con una retroguardia così questi sono in testa? Ebbene sì, anche se la classifica è molto corta, con nove squadre in quattro punti.

Mosquera, 32 anni, colombiano, è un vero globetrotter del calcio mondiale visto che ha giocato in Argentina, Colombia, Danimarca, Germania, Cina, Portogallo, Cile, India e adesso Bolivia, dove sta segnando come mai prima d’ora.

Con una decina di casi di coronavirus, comunque, la Bolivia ha giocato nel weekend a porte chiuse. E per la prima volta nella storia non ci sono stati spettatori nel “clàsico” tra Nacional Potosì e Real Potosì. C’erano già pronti 10mila spettatori ad affollare lo stadio Ugarte, ma venerdì è arrivato l’ordine di chiudere tutto, e quindi non è stato possibile per i tifosi “Pata Lados” (scudo simile a quello del River Plate, anzi identico) ammirare il 4-0 rifilato ai rivali (scudo identico al Real Madrid, da qui il nome).

 

La lega più scarsa del mondo

Guam: alzi la mano o metta un like chi sa, senza guardare in rete, dove si trova questo posto. Detto che fa parte della Micronesia, quell’entità che racchiude decine di stati più o meno indipendenti molto piccoli e poco abitati, è un territorio la cui sovranità appartiene agli Stati Uniti, si trova nell’Oceano Pacifico. Un punto minuscolo sul mappamondo, il più a ovest tra i territori su cui gli Usa hanno sovranità, anche se per lungo tempo è stata una colonia spagnola, fino al 1898: la capitale, Hagåtña, ha poco più di mille abitanti, e sembra più un campeggio di bungalow sul mare. La popolazione indigena si chiama Chamorro, abitanti in origine di tutte le isole Marianne. Qua, se volete, un riassunto in inglese della storia di Guam. Per arrivare negli Stati Uniti ci vogliono 15 ore d’aereo facendo scalo in Giappone.

Calcisticamente parlando la Nazionale locale è una delle peggiori al mondo, stando all’ultimo ranking Fifa: 199° posto su 210. Eppure la lega di calcio di Guam, la GSL (Guam Soccer League), ha giocato nel weekend. Nessun altro campionato, tra quello delle undici federazioni più in basso del ranking Fifa, si è disputato. Quindi si può affermare senza offendere nessuno che la GSL sia la lega più scarsa del pianeta.

Il campionato ha nove squadre e in testa ci sono a braccetto, per ora, il Bog (Bank of Guam) Strykers e i Napa Rovers con 34 punti, ma il primi hanno una partita in meno. Diciamo che le difese non brillano, visto che i Napa, per esempio, hanno segnato 77 gol in 13 partite, quasi 6 a gara. Non solo i Rovers segnano tanto, anche i Manhoben Lalai, ad esempio, che venerdì hanno battuto  18-0 la Uog, l’Università di Guam. Successo convincente, 13-0, anche per gli Islanders  terza forza del campionato, contro gli Shipyard Haya.

Coi suoi 180mila abitanti circa, stiamo parlando di una specie di mascotte nel mondo del calcio, con sconfitte regolarmente in doppia cifra di scarto (la peggiore di tutte, 21-0 contro la Corea del Nord) e nessuna speranza di competere con quasi tutte le altre nazionali della regione Asia-Oceania.

Jason Cunliffe è il miglior marcatore ogni epoca della squadra, attaccante del Bog che ha tentato la sorte anche negli Stati Uniti, a livello universitario. Sul suo profilo Twitter si leggono interventi non solo di calcio, ma anche opinioni politiche.  Il calciatore più famoso della nazionale di Guam comunque è AJ De la Garza, difensore dell’Inter Miami nella Mls, nato negli Stati Uniti ma originario dell’isola.  Sta di fatto che pare che il coronavirus sia arrivato anche a Guam e sia iniziata la quarantena per tutti.

 

Sperando non si ammali nessuno

In Africa il Covid-19 non ha ancora colpito molto, almeno rispetto all’Europa o alla Cina. La Nigeria da questo punto di vista non fa eccezione e il campionato, la Npfl (Nigeria Professional Football League) sta andando avanti tranquillamente. Di sicuro molto più dell’anno scorso, quando era rimasto fermo per mesi dopo scandali di corruzione e partite truccate . In testa dopo 24 giornate con 46 punti c’è il Plateau United, grazie anche al 2-1 contro il Nasarawa United dell’ultimo weekend.

A metà classifica, con 33 punti, i campioni uscenti dell’Enyimba, il club più vincente del Paese. Titolo già da salutare? In realtà no, perché “The People’s Elephant”, “L’elefante del popolo”, ha ben cinque gare da recuperare, e quindi vincendole tutte andrebbe in testa. Come mai questo ritardo logistico? Cos’è successo? Semplice, l’Enyimba ha “dovuto” partecipare alla Confederation Cup, “l’Europa League africana”, dove è finita dopo essere stata eliminata dalla Champions League Africana. E in questa CC la squadra è arrivata fino ai quarti di finale dove ha perso contro i guineani dell’Horoya, dovendo così rinviare le gare di campionato. “Ora potremo finalmente concentrarci sulla Npfl”, ha ammesso il tecnico Fatai Osho.

Ed effettivamente nel weekend è arrivato un 3-0 agli Sunshine Stars, però la speranza per i giocatori e i tifosi dell’Enyimba è che non succeda nulla di grave in Nigeria dal punto di vista della pandemia, altrimenti chissà quando giocheranno le partite rimanenti. In Italia si fa fatica a trovare un buco per recuperare una o due giornate.

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