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L’equivoco Kepa

By 23 Luglio 2020

Nel giro di due anni il basco del Chelsea è passato da portiere più caro della storia a scarto dei Blues, che pur schierandolo come titolare hanno già lasciato intendere di puntare ad altri obiettivi

 

C’è un pacco che si aggira per l’Europa e il suo nome è Kepa Arrizabalaga. Curioso che sia il portiere più pagato nella storia del calcio (80 milioni), l’estremo difensore di una squadra come il Chelsea che nonostante tutto con lui ha vinto un’Europa League e sta per qualificarsi per la prossima Champions League dopo un periodo di enorme rinnovamento, con Lampard in panchina.

Il basco è diventato mese dopo mese un corpo sempre più estraneo, tanto che nelle ultime settimane si sta parlando apertamente di rottura, di cessione con qualsiasi formula, prestito di un anno, prestito di due o addio definitivo. Sì, ma dove? E com’è stato possibile che nel giro di due stagioni Kepa sia diventato un peso più che un valore aggiunto?

 

L’interprete del “Sarrismo”

L’8 agosto del 2018 il portierino (nel senso di età, è del 1996) di Ondarroa, borgo marinaro sulla costa basca in provincia di Bilbao, riscrive la storia, quindi. Il Chelsea, alla ricerca di un nuovo numero uno dopo l’addio di Courtois, in direzione Real Madrid, scandaglia il mercato cercando un giocatore dalle caratteristiche specifiche, che vadano bene per il nuovo allenatore Maurizio Sarri. Quindi uno che sappia giostrare soprattutto bene con i piedi, come del resto Pepe Reina, portiere-feticcio del tecnico toscano al Napoli.

(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Solo che Reina ha un problema più che altro con la carta d’identità: è un po’ troppo in là con gli anni, come il portiere di riserva argentino Willy Caballero. No, l’investimento va fatto su un giovane: due settimane prima il Liverpool ha tesserato quello che probabilmente è il miglior estremo difensore del mondo, Alisson, pagandolo “un giusto sproposito”, 72.5 milioni.

Chi altro è disponibile, in sostanza, con quelle caratteristiche? Un rapido sguardo in giro, il portafoglio dei Blues non è mai stato sguarnito nell’era-Abramovich, quindi nessun problema sul prezzo, fino alla scelta definitiva: Kepa, appunto. Costo? 80 milioni, l’intera clausola di rescissione stabilita dal suo club, l’Athletic Bilbao, una bottega che può essere carissima in certi casi (Laporte al Manchester City per 65 milioni, altro esempio recente). Pagare carta, vedere cammello e contratto di sette (7!) anni per Kepa, discreta arrabbiatura negli ambienti bilbaini, che sognavano di vedere il loro giovanotto ricalcare le orme di altri grandi portieri come Iribar o Zubizarreta.

(Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

In fondo era letteralmente appena arrivato in prima squadra, Arrizabalaga. Basti pensare che all’inizio della stagione 2016-17 era il terzo portiere dell’Athletic dietro all’esperto Gorka Iraizoz e all’eterna riserva Iago Herrerin: non aveva nemmeno un numero tra l’1 e il 25, che nella Liga significa essere ancora uno delle giovanili. Eppure Ernesto Valverde piano piano gli aveva dato sempre più fiducia, facendone il titolare e ottenendo in cambio ottimi risultati: idem “Cuco” Ziganda, il suo successore in panchina, l’anno successivo. Il gioco dell’Athletic in fondo era abbastanza semplice, in emergenza lancio lungo coi piedi di Kepa verso le due torri dell’attacco, Aduriz e Raul Garcia, in alternativa agli strappi di Williams.

In porta, il nativo di Ondarroa era abbastanza bivalente: un gatto tra i pali, meno sicuro nelle uscite, se in giornata praticamente insuperabile come in un’occasione al Bernabeu contro il Real Madrid. Però era giovane, ci si poteva lavorare su. Invece no, cessione dopo due stagioni, nonostante fosse già finito nel giro della Nazionale: di fatto, il secondo di De Gea.

Gli ultimi mesi di Kepa all’Athletic, tuttavia, erano stati abbastanza contraddittori. Col contratto in scadenza nel giugno 2018 e senza aver trovato accordi per il rinnovo, nella sessione di mercato invernale sempre del 2018 era stato già praticamente ceduto per 20 milioni proprio al Real Madrid, prima che Zidane ponesse una sorta di veto. Non gli serviva un altro portiere, il titolare per lui era e sarebbe stato Keylor Navas: un episodio che pare avesse addirittura contribuito all’addio di Zizou alla panchina dei blancos dopo la finale di Champions vinta col Liverpool. Poi Kepa aveva rinnovato il contratto fino al 2025 con l’Athletic e la clausola di rescissione era salita fino agli 80 milioni che il Chelsea avrebbe sborsato.

(Photo by Dan Mullan/Getty Images)

Tutto molto in fretta, tutto troppo in fretta, forse: una trattativa durata meno di 48 ore, addirittura. Eppure nel suo primo anno a Londra Kepa non si era comportato nemmeno male. Titolare inamovibile, anche in Europa League, dove i Blues si erano imposti battendo in finale l’Arsenal, e in campionato una media-gol subiti in 90 minuti di 1.08, la quarta migliore della Premier dietro Alisson, Ederson e Lloris.

Certo, il momento più di culto, quasi trash, della stagione del Chelsea aveva visto protagonista proprio il portiere, quando nei supplementari della finale di Coppa di Lega si era rifiutato di uscire dal campo per farsi sostituire da Caballero: Sarri credeva che fosse infortunato, Kepa a gesticolare il contrario, bestemmie in italiano in mondovisione, nessun cambio e alla fine vittoria del Manchester City ai rigori. “A big misunderstanding”, aveva glissato il tecnico italiano nel dopogara, “Un grosso fraintendimento”.

 

Fuori mercato

Nessuno in compenso immaginava che di lì a un anno Kepa potesse diventare una sorta di separato in casa. Certo, le cose nel frattempo al Chelsea sono cambiate molto: via Sarri, la panchina è stata affidata a Frank Lampard, che dopo alcune cessioni di peso (Hazard al Real Madrid e David Luiz all’Arsenal su tutti) ha deciso di dare ampio spazio ai giovani della squadra come Mount, Abraham, Pulisic e Tomori. In porta tuttavia ha dovuto tenersi il basco, non essendoci alternative proponibili nel ruolo: la riserva era ancora l’argentino Caballero, infatti, non proprio il più affidabile estremo difensore del pianeta, insomma, anche agli ultimi Mondiali contro la Croazia l’aveva dimostrato.

(Photo by Manuel Queimadelos Alonso/Getty Images)

Però già a febbraio, poco prima dell’esplosione della pandemia di Covid-19, Lampard aveva spedito Kepa in panchina per quattro partite consecutive dopo una serie di prestazioni poco convincenti. Una scelta spiegata pubblicamente dall’ex centrocampista dei Blues, e in cui i quotidiani inglesi avevano sguazzato alla grande, sottolineando quanto i tifosi sui social stessero dalla parte dell’allenatore. Caballero titolare? Sì, e poi lo stop al calcio causa coronavirus.

Una pausa in cui Kepa, e in questo bisogna dargli del merito, non si è lasciato affossare e ha recuperato il suo posto tra i pali. Certo, i numeri rispetto alla passata stagione sono crollati: uno su tutti, la percentuale di parate, la peggiore tra i portieri titolari della Premier. Quest’anno è di 56.5, in pratica ogni due tiri o poco più uno diventa un gol: il migliore è Lloris con l’80.2%, per la cronaca. Nella passata stagione in questo fondamentale Kepa viaggiava oltre il 66%, quindi il calo è stato evidente, così come la media-gol concessi per 90 minuti, diventata di 1.31.

In tutto ciò il Chelsea non ha risentito particolarmente della flessione di rendimento del suo portiere. È in finale di FA Cup, che giocherà contro l’Arsenal, e in campionato è a un passo dalla qualificazione alla prossima Champions. Una Champions da cui è di fatto uscito dopo il 3-0 in casa contro il Bayern nell’andata degli ottavi di finale e il cui ritorno sembra davvero una formalità per i tedeschi (peraltro in quella partita giocò Caballero).

(Photo by Clive Rose/Getty Images)

La sostanza, però, è che Lampard vorrebbe un altro portiere e non ne fa mistero. Le voci che arrivano da Londra sono chiarissime: Kepa è in vendita. Sì, ma verrebbe da dire, chi se lo piglia? A parte il costo del cartellino, il suo stipendio è fuori mercato: è infatti il giocatore più pagato del Chelsea con 7.8 milioni netti di sterline a stagione (circa 8.5 milioni di euro, una volta e mezzo quello che prendeva a Bilbao) assieme a Kanté, lui invece mai messo in discussione. Si parla di uno scambio con Oblak dell’Atletico Madrid o con Ter Stegen del Barcellona, due squadre che più agli antipodi non si può, ma giusto perché ormai il basco è tappezzeria e bisogna levarlo, ha già fatto il suo tempo al Chelsea pur essendo arrivato da appena due anni. “Mette addirittura pena questa condizione”, scrive qualche quotidiano spagnolo.

La verità forse sta proprio nel mezzo, come quasi sempre. Kepa ha fatto un passo troppo lungo per la sua gamba, ma stando a quello che si racconta negli ambienti bilbaini la scelta londinese è stata coerente col suo carattere di ragazzo molto ambizioso, che non si vedeva a vita all’Athletic perché lo riteneva un club troppo piccolo per poter diventare il miglior portiere del mondo. A differenza del Chelsea, una squadra da grossi e ricchi palcoscenici.

(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Dal canto suo la società bilbaina aveva investito molto in un giovane della zona, che parlava basco, aspetto non banale in quell’ambito, uno davvero della porta accanto (Ondarroa è famosa nei Paesi Baschi perché si parla con un accento inconfondibile e stranissimo). Insomma, uno che poteva davvero diventare, oltre che l’uomo-franchigia, per dirla all’americana, un grande atezaina (portiere in basco) in una squadra dove questo ruolo ha una valenza quasi mitica, da sempre. E in una regione dove i talenti crescono a ripetizione; non a caso l’Athletic ha già trovato un degnissimo sostituto di Kepa, Unai Simòn, di un anno più giovane per giunta, l’ennesimo prodotto del vivaio ed eletto rivelazione della Liga da parte della Uefa.

Forse il “misunderstanding” di cui parlava Sarri dopo la famosa partita del rifiuto della sostituzione di Kepa, il “fraintendimento”, è stato di ambedue le parti: del giocatore e del club londinese. In mezzo, ottanta milioni che adesso pesano come un macigno.

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