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L’estate rovente di Geoff Hurst

By 30 Luglio 2019

Convocato inizialmente come riserva per i mondiali del 1966, l’attaccante del West Ham diventa titolare a causa dell’infortunio di Jimmy Greaves. E grazie a una sua tripletta (con tanto di gol fantasma) in finale contro la Germania, l’Inghilterra sale sul tetto del mondo

Negli Stati Uniti i Beach Boys pubblicano Good Vibrations. Il testo induce all’ottimismo, malgrado un sottofondo musicale vagamente plumbeo. Dall’altra parte dell’Oceano le vibrazioni sono più che buone, le migliori immaginabili. L’Inghilterra non detta legge soltanto sul piano musicale. Dopo decenni i masters of soccer sono tornati a essere i migliori. In finale hanno piegato la corazzata tedesca, ma ci è voluto un non-goal per spianare la strada verso la Coppa. È un’edizione particolare, quella del 1966. Dovrebbe imporre a titolo definitivo il genio di Pelé e invece quella contro il campione brasiliano è una spiacevole e consentita caccia all’uomo. Sarà il mondiale di un’altra squadra e di un altro genio del calcio, il portoghese Eusebio, “la Perla del Mozambico”.

Nel 1966 Geoffrey Charles Hurst è un’attaccante in forza al West Ham. Lo chiamano Geoff, ha quasi 25 anni e muore dalla voglia di ripagare la fiducia del tecnico Alf Ramsey. Non è conosciutissimo al grande pubblico ma nell’ambiente è considerato una punta affidabile. Più istintivo che tecnico, generoso sempre. Jimmy Greaves, uno che le porte avversarie le distrugge di gol, all’improvviso si fa male e Ramsey deve utilizzare la riserva. Da quel momento il tandem d’attacco è costituito da Hunt (bomber del Liverpool campione d’Inghilterra 1965/66) e, per l’appunto, Hurst. Se tutto andrà bene, Greaves rientrerà per la finale.

La mossa si rivela giusta, Hurst s’interscambia bene con il collega di reparto. L’esordio del numero 10 inglese avviene in un momento delicato. La squadra ha superato il proprio girone, che la vedeva contrapposta a Francia, Uruguay e Messico, ma lo ha fatto senza convincere. Vanta una buona difesa (zero reti subite fino a quel momento), una linea mediana di livello, due portieri come Gordon Banks e Peter Bonetti, ma a volte fatica ad andare in gol. E quando non si segna abbastanza, le partite si complicano. Per di più, nei quarti l’avversaria è l’Argentina, che ha vinto e convinto bailando calcio, in un cocktail di spettacolo e concretezza.

Il tecnico dei Tre Leoni ha studiato gli avversari. Il 23 luglio bisogna affrontarli all’inglese: senso pratico e fisicità. Anche a scapito dell’estetica, se serve. La partita passerà alla storia per l’incomprensibile e decisiva espulsione del capitano dell’albiceleste Rattin, che paga forse un’incomprensione linguistica con l’arbitro, il tedesco Kreitlein. Gli argentini denomineranno l’arbitraggio “el robo del siglo” (il furto del secolo), esagerando come talvolta fanno ma non senza qualche ragione di fondo. La partita si risolve a 11 minuti dalla fine grazie a un gol in leggero fuorigioco. La disattenzione della difesa è grave ma lo stacco a incrociare di Hurst è perfetto e non lascia scampo al portiere argentino Roma. Scelta azzardata, quella di mettere in campo il “signor nessuno”? Sicuramente è una scelta vincente, almeno per ora. Dunque si va avanti così.

Anche la Germania Ovest va avanti e, come nel caso inglese, non senza polemiche. Dopo aver superato l’Uruguay anche grazie a un arbitraggio molto favorevole, in semifinale incontra l’URSS, formazione più muscolare che fantasiosa ma sempre temibile. L’arbitro è l’italiano Lo Bello. Vincono per 2-1 i tedeschi, agevolati dall’infortunio dell’esterno Sabo e dall’espulsione, forse affrettata, della punta più pericolosa, Čislenko. Le semifinaliste sono Inghilterra, URSS, Portogallo e Germania Ovest. La critica inglese esalta il gesto tecnico di Hurst contro l’Argentina ma si dice convinta che la punta dovrà presto lasciare il posto al più titolato Greaves. Sta però di fatto che Hurst è ancora in campo contro il Portogallo. Malgrado Eusebio, la Nazionale inglese vince per 2-1, grazie alla doppietta di Bobby Charlton, uno dei suoi campioni più significativi.

L’appuntamento è per sabato 30 luglio allo stadio di Wembley. Inghilterra e Germania Ovest hanno percorso una lunga strada, non del tutto lineare, e non vogliono inciampare proprio ora. Dopo la Guerra i tedeschi hanno letteralmente creato un movimento calcistico che prima non c’era. Da due anni sulla panchina non siede più Sepp Herberger, campione del mondo nel 1954, ma il suo successore Helmut Schön è il degno continuatore della politica del Bundestrainer per eccellenza. Nella rosa emerge su tutti un fuoriclasse giovanissimo: si chiama Franz Beckenbauer, non è ancora 21enne ma rappresenta il leader, l’anima della squadra e quasi il padre severo e determinato di gente più grande di lui. Intorno alla sua autorevolezza a e a quella di Uwe Seeler si sta formando una grande Mannschaft. Overath è da poco titolare fisso e Gerd Muller deve ancora raggiungere la Nazionale, ma ogni cosa avverrà a suo tempo e con la giusta gradualità.

Alf Ramsey è un tecnico prudente ma a volte le decisioni migliori sono quelle che prende d’impulso. Geoff Hurst è affidabile e sa farsi sempre trovare pronto. Vive peraltro un momento in cui sembra riuscirgli più o meno tutto. Non sarà la raffinatezza tecnica e la grazia estetica fatte giocatore ma può offendere con due piedi e di testa ci arriva quasi sempre. In altre parole, funziona. Perché rischiare di far saltare un equilibrio? Dispiace, Greaves può aspettare. Non tutti sembrano d’accordo ma la decisione è presa e alle 15 di sabato 30 luglio in campo c’è Hurst, maglia numero 10. Ma la partita inizia male, perché dopo 12 minuti Haller porta in vantaggio i tedeschi grazie a un’incertezza della difesa nel rinvio.

Geoff Hurst

È il primo gol su azione subìto dagli inglesi dall’inizio del Mondiale ma è una rete che può costare carissima. Ci vuole un guizzo che rimetta tutto in equilibrio. Cinque minuti più tardi il guizzo è proprio di Hurst, lo stacco di testa in area di rigore su cross di Bobby Moore è ancora una volta decisivo. Sul gol in acrobazia i sudditi di Sua Maestà riprendono fiducia e Ramsey si convince di averci perlomeno visto giusto. Se perderà il Mondiale, non sarà stato certo per colpa della riserva di Greaves. Quando a 11 minuti dal termine Peters segna in mischia (assist di Hurst), a milioni di connazionali l’impresa sembra fatta. Anche perché il tempo scorre e la squadra sembra ammortizzare bene le sfuriate di Beckenbauer e compagni. Ma è proprio al minuto 89 che un intero stadio (Her Majesty the Queen compresa) ammutolisce. Dalla trequarti sinistra un diagonale che sembra una via di mezzo fra un tiro sbagliato e un cross si trasforma in un assist sotto porta. Il primo ad arrivare sul pallone in scivolata è Weber e il suo gol, tradotto in inglese, significa extra-time. Per la seconda volta nella storia (e non sarà l’ultima) un Mondiale di calcio si deciderà oltre i 90 regolamentari.

Il gioco è equilibrato, prevale la paura di perdere. Un singolo episodio può essere letale. Ma l’episodio bisogna anche saperselo creare. Minuto 11 del primo tempo supplementare, cross dalla destra del difensore Cohen, la raccoglie a centro area Hurst. Il controllo di palla non è dei migliori, per concludere in porta servirebbe andare in controtempo di destro. Ne viene fuori una mezza girata la cui traiettoria si stampa sulla traversa, batte sulla linea di porta e rientra in campo. È gol? L’arbitro, lo svizzero Dienst, si consulta in non si sa quale lingua con il guardalinee sovietico Bakhramov. L’unica parola intellegibile fra i due è “gol”.

Non sembra la decisione corretta ma l’arbitro convalida e l’Inghilterra è in vantaggio. Dopo 101 minuti gli oltre 90mila di Wembley tornano a urlare di gioia. Gioia che sale di decibel proprio all’ultimo minuto. Il centrale Bobby Moore, autore dell’ennesima prova sontuosa, lancia lungo per Hurst, il cui compito è quello di far passare secondi preziosi. L’attaccante decide invece di puntare l’area, con la velocità e la freschezza di chi sembra entrato in campo da pochi minuti. Altro che perdere tempo, progressione irresistibile, sinistro esplosivo e palla a mezz’altezza alla destra del portiere Tilkowski.

Geoff Hurst

Dalla Cornovaglia all’estremo nord del Paese è un urlo di gioia moltiplicato per milioni di voci. L’Inghilterra è campione 1966. Soccer is back. Quell’estate è soprattutto l’estate di Geoffrey Hurst, l’unico autore di una tripletta durante la finale di un Mondiale di calcio. Got to get you into my life, cantano i Beatles proprio in quel periodo. Nel corso degli anni i quattro di Liverpool sono entrati nella vita di tutti, come dicono le parole della canzone. Altrettanto si può dire abbia fatto Geoff Hurst con milioni di connazionali. Con un hat trick e un gol che forse non era valido, ma di capitale importanza.

Diego Mariottini

About Diego Mariottini

Roma, 1966, giornalista. Autore di romanzi e saggi a carattere sportivo. Ha collaborato con Gazzetta dello Sport. Si occupa di comunicazione e mobilità sostenibile, anche a livello radiofonico

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