Feed

L’Everton di Ancelotti sta uscendo dall’anonimato

By 30 Settembre 2020

Dopo tre giornate i Toffees sono primi in classifica insieme a Leicester e Liverpool. Difficilmente manterranno il primato fino a fine anno, ma il tecnico italiano sta dando vita a quel progetto a lungo termine che era sfuggito ai suoi predecessori

Il primato in classifica, oggi come oggi e dopo appena tre giornate, dice poco o nulla, ma almeno fa parlare: vedere l’Everton in testa alla Premier League è una sensazione particolare, ed è possibile che la situazione permanga anche dopo il prossimo turno – quando a Goodison Park arriverà il Brighton & Hove Albion – e i Toffees potrebbero proiettarsi così al derby con il Liverpool del 17 ottobre, alla ripresa del campionato, a punteggio pieno, insomma allo stesso livello (se non davanti) ai Reds di Klopp.

Gloria effimera? Probabile, anzi quasi scontato considerando le forze in campo nella Premier attuale, ed è legittimo pensare che là davanti a tutti l’Everton non durerà troppo a lungo. Non si può però nemmeno ridurre tutto al caso e, pur non lasciandosi andare a facili entusiasmi, gli stessi tifosi del club mostrano in questi mesi una certa fiducia nell’operato della società. L’essere stati scelti da Carlo Ancelotti lo scorso dicembre ha cambiato l’inerzia in questo senso: c’è un orizzonte, oggi, a maggior ragione considerando che il calciomercato di questa particolare collezione estate-autunno ha portato nella Liverpool blues uomini i quali, con tutta probabilità, non si sarebbero fatti vedere da queste parti con un altro tecnico, anche perché adatti ad una precisa idea di gioco.

È il caso di James Rodriguez, giunto peraltro a zero, in cerca di rilancio ma dal talento indiscutibile e teoricamente perfetto per la Premier, ma anche del brasiliano Allan, i quali si aggiungono ad una rosa che in attacco può contare su due ’97 già ben testati in Premier come Richarlison e Calvert-Lewin e, negli altri reparti, presenta elementi di ottimo livello – il costante Sigurðsson che venne pagato una follia, Digne e André Gomes – oltre a ragazzi che, per vari motivi, non hanno magari mostrato completamente il loro valore all’Everton. Tipo Mina, troppo spesso frenato da problemi fisici, o un Delph mai davvero convincente dalle parti di Goodison Park.

 (Photo by Clive Rose/Getty Images)

Ancelotti è di per sé una garanzia. Non tanto di successo, quanto piuttosto rispetto all’intenzione di iniziare a salire concretamente qualche gradino in termini di autorevolezza e immagine proiettata proprio sotto l’aspetto calcistico, considerando che quello economico vede una sostanziale crescita della potenza di fuoco da quando, nel 2016, il tycoon iraniano e cittadino britannico Farhad Moshiri, è diventato il proprietario del club.

A certificare la ricchezza della società è Forbes, che nella sua biennale classifica dei most valuable football clubs pubblicata lo scorso giugno ha inserito per la prima volta l’Everton nei primi venti posti (è al diciannovesimo), con una ricchezza stimata in 465 milioni di dollari. La prospettiva è di crescita: stando ai programmi, entro il 2023 il club avrà un nuovo stadio e comunque, posto che nel ranking di Forbes davanti ai Toffees ci sono ben altre sette società inglesi (United, City, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Tottenham e il West Ham), c’è da dire che una situazione del genere non si verificava da una dozzina d’anni.

(Photo by Bradley Collyer – Pool/Getty Images)

Un periodo coinciso con la lunghissima militanza evertoniana di Jagielka e nel quale, sul campo, le cose non sempre sono andate per il verso sbagliato – gli anni in doppia cifra di Lukaku, il sesto posto del 2013 e il quindo del 2014 – eppure quando si è trattato di cambiare marcia, l’avanzamento non si è mai verificato e, anzi, sono iniziate le stagioni della mediocrità.

L’era Moshiri non ha ancora prodotto effetti, ed è proprio lì che si deve trovare il senso dell’ingaggio di Ancelotti: c’è un’identità da creare e al tecnico ex Chelsea viene chiesto di trascinare a forza l’Everton fuori dal pantano dell’anonimato. Con meno risorse c’erano riusciti Roberto Martinez e David Moyes, mentre i tentativi fatti dalla nuova proprietà con Koeman, Allardyce e Marco Silva hanno disatteso le aspettative creando anche una certa frustrazione nell’ambiente: impossibile ragionare sul medio termine se nel breve si cambia manager ogni annata, e la scelta di Ancelotti parrebbe lasciare intravedere i contorni di quel fantomatico progetto che in genere gli allenatori vanno cercando, o del quale comunque parlano ad ogni conferenza stampa di presentazione.

(Photo by Alex Livesey/Getty Images)

In attesa di capire cosa ne sarà di Walcott, la quota inglese dell’Everton deve mostrare la propria affidabilità con Ancelotti soprattutto nel reparto arretrato dove, davanti al portiere della nazionale Pickford, si è ritagliato un posto rilevante Mason Holgate, da tenere d’occhio per una possibile prima convocazione da parte di Southgate, ma il tecnico emiliano non si è fatto problemi nemmeno nel lanciare Jarrad Branthwaite, classe 2002, attualmente fuori dai giochi per infortunio.

A mercato ancora aperto, e dopo un avvio più che incoraggiante, c’è spazio per essere ottimisti nell’immediato. Sul futuro, il carico da novanta lo ha messo pochi giorni fa Neville Southall, leggendario numero 1 che con l’Everton ha vinto per due volte il campionato, per altrettante (l’ultima nel 1995) la FA Cup e pure una Coppa delle Coppe, affermando in un’intervista che a suo avviso il club è destinato a tornare a vincere il titolo nel prossimo decennio. Magari a raccoglierne i frutti, a stadio ultimato, non sarà Ancelotti ma, se dovesse accadere davvero, sarebbe in qualche modo anche grazie a lui.

Leave a Reply