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L’ex centrocampista che ora para per gli Oranje

By 12 Novembre 2020

Joel Drommel ha giocato come centrocampista fino ai 14 anni, poi si è spostato fra i pali e ha vinto il talent della Nike. Ora, nonostante una carriera di alti e bassi, è arrivato fino alla Nazionale di Frank de Boer

“Perché non provi in porta?”. Una frase che chiunque abbia giocato a calcio avrà sentito pronunciare almeno una volta. Una frase dal sottinteso esplicito: mettiti tra i pali e forse lì farai meno danni. La differenza risiede tutta nel contesto: sentirselo dire alla partitella tra amici del giovedì sera potrebbe provocare una risata o un bisticcio, ma se a parlare è l’allenatore della società professionistica nella quale sei tesserato, questa frase equivale a una bomba che può mandare in frantumi una carriera. Joël Drommel aveva 14 anni e giocava a centrocampo – ruolo interno destro – nelle giovanili dell’Almere City, club della B olandese, quando gli fu chiesto di mettere i guanti e posizionarsi tra i pali della porta. Come del resto aveva fatto il padre Piet-Jan, titolare di un’onesta carriera da portiere in squadre quali Az Alkmaar e Telstar. 

Oggi Joël Drommel è entrato, grazie a Frank de Boer, nel giro della nazionale maggiore olandese. Un’ex centrocampista tra i pali degli oranje: la sua sembra una storia uscita da una dozzinale fiction del sabato sera, tanto più che questo portiere per caso si è ritrovato nel professionismo dopo aver vinto un talent organizzato dalla Nike. Eppure le qualità ci sono, visto che da ormai tre stagioni Drommel è titolare nel Twente, con il quale ha vissuto da protagonista nel 2019 il ritorno in Eredivisie del club che meno di dieci anni fa Steve McClaren riuscì a portare per la prima volta sul tetto d’Olanda, e che nell’attuale campionato risulta essere la quarta difesa meno battuta del torneo.

La carriera di Drommel è stata un inno allo stop and go: contorta, non lineare, ma dotata di un epilogo fin qui sorprendente. All’Omniworld, dopo il passaggio tra i pali, le cose non erano andate benissimo, tanto che un anno dopo aveva fatto le valigie per accasarsi con i dilettanti dell’IJsselmervogels alla ricerca di spazio e minutaggio. Dal binario morto che dal professionismo conduce al calcio amatoriale Drommel viene tolto grazie al padre, che decide di iscriverlo a The Chance, il talent organizzato dalla Nike a livello mondiale. Dopo le selezioni a livello locale, per i migliori 44 ragazzi è previsto uno stage di tre giorni al St. George’s Park, il centro sportivo della FA inglese. L’ultima fase è la proclamazione dei cinque vincitori, a cui verrà offerto l’ingresso nella Nike Academy e un precorso professionale a stretto contatto con le migliori realtà calcistiche. Drommel entra nella top 5, ma non si trasferisce in Inghilterra: per lui c’è già pronta un’offerta dal Twente.

Gli alti e bassi di quello che nel 2018-19 è stato votato miglior portiere della Eerste Divisie sono racchiusi in due match contro la miglior squadra d’Olanda, l’Ajax. Il 12 settembre 2015 Drommel debutta in Eredivisie contro gli ajacidi e si presenta stendendo Yaya Sanogo in area: rigore. Una manciata di partite dopo Renè Hake, il tecnico che lo aveva promosso titolare, lo retrocede nuovamente in panchina, dalla quale si rialza in maniera definitiva solo due anni dopo, nel dicembre 2017 (in mezzo però c’era stata anche la rottura di un piede che lo aveva tenuto fuori per diversi mesi), quando Gertjan Verbeek lo manda in campo contro il Nac Breda.  Pochi giorni dopo arriva l’Ajax per gli ottavi di Coppa d’Olanda: la partita finisce ai rigori, dove Drommel para a Matthijs de Ligt il penalty decisivo. Ma la parata super il portiere dei Tukkers l’aveva compiuta al minuto 120, quando aveva tolto dall’angolino una punizione di Hakim Ziyech e stoppato con un riflesso felino il tap-in di Klaas-Jan Huntelaar sulla ribattuta. Quel match ha rappresentato la tesi di laurea per Drommel, la cui carriera da quel momento si è trasformata in una linea costantemente in ascesa.

Drommel in arancione è anche frutto di circostanze particolari, con tre portieri infortunati (Jasper Cillessen, il suo sostituto Justin Bijlow, e Jeroen Zoet), ma anche di una crisi nel ruolo che il calcio olandese si porta sulle spalle fin dal ritiro di Edwin van der Sar, l’ultimo grande portiere dei tulipani. Oggi la nazionale è ancora ferma al ballottaggio Cillessen-Tim Krul, autori loro malgrado della staffetta pre-rigori al Mondiale 2014 nel quarto di finale contro il Costarica.

Ma né Cillessen né Krul sono portieri di altissimo livello, nonostante la militanza in campionati top, dove però hanno spesso scaldato la panchina o militato in compagini di secondo piano. Contro la Spagna ha debuttato Marco Bizot dell’Az Alkmaar, un buon portiere il cui curriculum internazionale non va però oltre l’Europa League. Del resto la stessa Eredivisie, ai suoi livelli più alti, propone spesso portieri stranieri: l’Ajax ha Andrè Onana, il miglior numero uno del campionato da anni, mentre il Feyenoord del titolo schierava tra i pali Brad Jones. Unica eccezione il Psv Eindhoven con Zoet, il cui declino però lo ha fatto scivolare tra le riserve (con il tedesco Lars Unnerstall titolare) prima delle cessione definitiva (sostituito dallo svizzero Yvon Mvogo).

Tim Krul (Dean Mouhtaropoulos via AP Photo, Pool)

Frans Hoek, ex allenatore dei portieri dell’Olanda, ritiene che il calcio oranje debba solo incolpare sé stesso per la stagnazione del ruolo, affermando come vadano ridefiniti i criteri dello scouting. “In Olanda c’è troppa ossessione per il portiere che sappia giocare con i piedi. Più che un portiere, sembra si cerchi un calciatore che indossi i guanti. Prendiamo un estremo difensore top come Thibaut Courtois: da noi probabilmente non sarebbe emerso perché non è un fenomeno con i piedi. Tim Krul contro il Messico ha fatto un’ottima parata uno-contro-uno, eppure tutti parlavano di come faceva ripartire l’azione e della precisione dei suoi passaggi. Resto convinto che, prima di tutto, il portiere debba saper fare una cosa: parare”. Così l’Olanda è finita ad avere tra i pali un ex centrocampista. Ovviamente bravissimo con i piedi. 

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