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L’importanza del calcio nello Xinjiang

By 31 Maggio 2021
Cina uiguri

Lo Xinjiang è la provincia nord occidentale della Cina, al confine con il Kazakistan, balzata alla cronaca negli ultimi due anni a causa della repressione del governo cinese nei confronti dell’etnia uigura, un etnia che però potrebbe rappresentare il futuro della nazionale di calcio

East Turkestan, questo il nome originale della terra degli uiguri, rinominata Xinjiang (che significa nuova frontiera) dopo l’instaurarsi al potere del partito Comunista Cinese nel 1949. Da sempre questa terra è stato teatro di conflitti, che vede contrapporsi l’egemonia della cultura cinese a quella della popolazione uigura, un popolo di lingua turcofonoa, musulmano e originario dell’Asia Centrale che nel corso degli anni ha visto privarsi gradualmente delle proprie libertà.

Lo Xinjiang è in una posizione strategica per la Cina, crocevia fondamentale del progetto della Via della Seta che collega il paese del dragone all’Asia Centrale ed è ricco di risorse primarie, tanto che è stato conteso anche dalla Russia negli anni ’30. Lo Xinjiang è una terra prevalentemente desertica ed ha un estensione che copre un sesto del territorio cinese, ma comprende una popolazione di soli 25 milioni di abitanti, di cui circa il 55% sono uiguri.

Nel 1955 lo Xinjiang fu proclamato Regione Autonoma e questo fatto fu visto come una forzatura, e nel tempo si sono create correnti che mirano all’indipendenza, fra cui l’East Turkestan Islamic Movement, responsabile di numerosi attacchi terroristici, non ultimi quelli del 2013 a Piazza Tienanmen, dove una macchina ha sfondato la recinzione uccidendo 5 persone, e nel 2014 a Kunming, nella capitale della provincia sud orientale dello Yunnan, dove otto uomini armati di coltelli si sono scagliati contro la folla, compiendo in pochi minuti un massacro: 33 morti e 143 feriti.

A partire dal 2016 il Partito Comunista Cinese ha avviato una campagna volta a reprimere l’identità della popolazione uigura. Secondo i rapporti di Amnesty International oltre un milione di persone sono state rinchiuse in campi di rieducazione, che sono a tutti gli effetti dei campi di concentramento nei quali viene inculcata fino allo sfinimento l’ideologia del Partito. Non è in alcun modo necessario essere parti di movimenti sovversivi per finire nei campi di prigionia: avere più figli di quello che stabilisce la legge o intrattenere contatti con i rifugiati politici all’estero sono solo alcuni degli elementi sufficienti per finire reclusi.

Le dinamiche in atto nello Xinjiang hanno scatenato lo sdegno internazionale con alcuni giocatori che si sono mossi a sostegno dell’etnia uigura: Griezmann ha interrotto il proprio rapporto di collaborazione con Huawei, una delle marche di telefoni più importanti in Cina proprio per questa ragione, mentre Mesut Ozil ha parlato della situazione sui propri canali social. Nel caso del tedesco questa sua mossa gli è costata cara, dato che l’Arsenal, molto attivo nel mercato cinese, lo ha messo successivamente fuori rosa.

In questo scenario atroce di deportazioni è stato coinvolto anche un giocatore professionista uiguro, Erpan Ezimjan. L’attaccante nel 2018 (al tempo in forza allo Jiangsu FC) è sparito completamente per un anno e secondo le ricostruzioni di Radio Free Asia è stato rinchiuso in un campo di rieducazione con l’accusa di aver visitato dei paesi stranieri senza l’autorizzazione del governo locale. Il giocatore, allora diciannovenne,  aveva seguito la propria squadra nel ritiro pre stagionale fra Spagna ed Emirati Arabi Uniti e al suo ritorno in Cina è stato deportato.

Epan Ezimjan rappresentava uno degli astri nascenti del calcio cinese: aveva già fatto vedere il proprio talento sopra la media con la Nazionale U19 e quell’anno si apprestava a compiere il suo debutto da professionista, ma così non è stato. L’attaccante uiguro, dopo un anno senza notizie, è finalmente ricomparso tornando a giocare a calcio. Dopo due anni in seconda divisione allo Shaanxi, quest’anno milita in Chinese Super League al Canzhou Mighty Lions, ma del grande talento che sembrava in procinto di esplodere, oggi rimane solo il ricordo.

In questa terra completamente disastrata e privata della propria identità, il calcio per la popolazione uigura rappresenta ben più di un gioco, è il modo per emergere da una situazione difficile e ricordare prima a stessi, e successivamente alla Cina, di esistere.

Il calcio professionistico nello Xinjiang

Nella provincia degli uiguri vi è un solo club professionistico, lo Xinjiang Tianhsan Leopard, che milita in seconda divisione. La squadra è stata protagonista di episodi molto curiosi: negli ultimi tre anni infatti è retrocessa per ben due volte sul campo, ma è riuscita a mantenere la categoria a causa del fallimento di molteplici club che gli hanno permesso di essere ripescata.

Il Tianshan Leopard nasce nel 2012, ma non nello Xinjiang, bensì nella provincia centrale dell’Hubei, nella città di Huangshi. Dopo due stagioni, dove aveva conquistato la promozione dalla terza alla seconda divisione, il club alla ricerca di nuovi investimenti, si trasferì nello Xinjiang dopo essere stato rilevato dal fondo immobiliare Urumqi Juntai Real Estate Co., Ltd.

A causa delle sue origini, essendo di fatto un club che viene da fuori, lo Xinjiang Tianshan Leopard, nonostante nel corso degli anni abbia accolto sempre più giocatori uiguri fra le proprie fila, non ha mai conquistato le simpatie del pubblico, tanto che, prima dello scoppio della pandemia, in un impianto da 50.000 posti, lo Xinjiang Sports Center, di rado si sono superati i 2.000 spettatori.

Fra i giocatori più importanti che hanno militato in questo club vi sono il difensore brasiliano Vicente De Paula Neto, che ha militato in Cina per ben 13 anni consecutivi, e lo spagnolo Antonio Reyes, l’ex Arsenal e Siviglia, morto nel 2019 a causa di un incidente in auto, giocò per sei mesi nello Xinjiang nel 2018.

Eppure c’è stato un momento nel quale la passione calcistica dello Xinjiang è esplosa andando a riempire gli spalti dello stadio. Nel 2012 una rappresentativa locale fondata dall’associazione benefica Song Qingling Foundation football academy disputò il campionato di terza divisione con solo giocatori uiguri sfiorando l’accesso ai playoff. Il progetto sportivo venne dissolto dopo un solo anno (come capita a molti club cinesi delle serie inferiori), ma come possiamo osservare dalle foto in questo pezzo di wildeastfootball.net le partite di calcio erano un giorno di festa nello ad Urumqi.

Le scuole calcio

Nello Xinjiang il calcio è estremamente popolare fra gli uiguri e nella regione vi è la miglior scuola calcio giovanile di tutta la Cina nota come il nome di Wuxiao (Urumqi’s No.5 Primary School) “Per quel che posso ricordare- ha dichiarato in un’intervista al gbtimes il vicepresidente Yali Memet – Nei 22 anni in cui ho allenato siamo stati incoronati campioni in tutte quante le manifestazioni. Siamo arrivati secondi giusto un paio di volte”.

Nella scuola di Wuxiao sono raccolto oltre 100 trofei “I nostri giocatori sono tutti quanti Uiguri- racconta Yali –I genitori dei ragazzi di etnia Han vogliono che i loro figli si focalizzino maggiormente sullo studio e che non perdano tempo in attività calcistiche. Al contrario i ragazzi uiguri non hanno alcun feeling con la scuola e credono che lo studio sia completamente inutile. Addirittura molti di questi smettono di studiare dopo le scuole elementari. I loro genitori li mandano a lavorare per racimolare soldi il prima possibile”

“Molti dei ragazzi che alleniamo non avranno la possibilità di diventare professionisti se lasciano la scuola così presto. In Cina molti atleti di alto livello non hanno ricevuto una grande educazione, molti di questi dopo essersi ritirati si trovano in difficoltà e si ritrovano costretti addirittura a vendere le loro medaglie per fare un po’ di soldi.”

“Per quanto riguarda gli atleti in Europa e America il discorso è diverso, molti di questi provengono dai college e una volta che concludono la carriera sportiva possiedono quelle conoscenze per avviare un business. Qua nello Xinjiang la cultura è completamente diversa. I ragazzi seguono la religione islamica, si sposano a 17-18 anni, iniziano a bere e fumare. Così sono irrecuperabili”.

Questa predisposizione molto forte a livello giovanile non è di certo passata inosservata ed i club di Chinese Super League stanno perlustrano la regione alla ricerca dei migliori talenti da portare nelle proprie academy sin da giovanissimi. Inoltre la Federazione Cinese, consapevole che lo Xinjiang è la principale fucina di talenti della Cina, ha inviato nella regione Sun Jihai (ex leggenda del Manchester City) è stato nominato vicepresidente della FA locale con delega allo sviluppo giovanile.

Le nuove stelle uigure della Chinese Super League

I risultati di questa maggior attenzione verso lo sviluppo del talento nello Xinjiang sta dando i suoi risultati e da quest’anno giovani calciatori uiguri si stanno imponendo nel contesto della Chinese Super League.

Per la prima volta nel 2018, agli ordini di Marcello Lippi, un giocatore uiguro ha vestito la maglia della nazionale cinese: Mirmhatejan Muzepper, centrocampista classe 1991 fece il suo esordio nell’ultimo quarto d’ora in un’amichevole di preparazione alla Coppa d’Asia persa per 1-0 contro il Qatar. Muzepper non è stato poi convocato successivamente alla competizione continentale, ma è ritornato nelle rotazioni agli ordini del nuovo ct, Li Tie, in particolar modo dopo il suo passaggio allo Shanghai Port di Oscar, una delle squadre più forti della Chinese Super League, dove ha subito trovato una maglia da titolare.

Lo Shanghai Port in questo 2021 si ritrova con una mediana tutta uigura, dato che ad affiancare il veterano Muzepper vi è il ventenne Ablahan Haliq, che dopo essersi messo in mostra nel 2020 con la Nazionale U19 in terza divisione, si è subito preso una maglia da titolare dello Shanghai Port in Chinese Super League senza soffrire il doppio salto di categoria ed il suo nome potrebbe rappresentare il futuro della Nazionale maggiore.

Altro elemento che sicuramente vestirà la maglia del Team Dragon è il terzino destro Abduhamit Abdugheni (23), vincitore della Chinese Super League da titolare lo scorso anno con lo Jiangsu Suning, dopo la dissoluzione del club si è trasferito al Canzghou Mighty Lions dove non ha fatto fatica ad imporsi nell’undici iniziale. Abdugheni dopo essere stato convocato in nazionale, ma ancora mai impiegato, potrebbe trovare la propria occasione per esordire ben presto dato che il suo valore ad alti livelli è già conclamato.

Questi tre giocatori, sono già apparsi estremamente maturi e ben affermati nel contesto della Chinese Super League, dove troviamo altri atleti uiguri che si stanno ritagliando il loro spazio: i terzini Dilmurat Mawlanniyaz (23) dell’Henan Longmen e Yaljian Shinar (21) dello Shenzhen, oltre all’attaccante ventenne Parmanjan Qeyyum, scuola Evergrande, ora in prestito all’Henan.

Se guardiamo alle nazionali giovanili il numero di giocatori uiguri è ancora più sostanzioso. Nella rappresentativa U20 vi sono ben cinque elementi pronti a fare il grande salto: i difensori Shewketjan Tayir (Xinjiang FC), Subi Ablimit (Shandong Luneng), Nebijan Muhmet (Beijing Guoan) e i centrocampisti  Abdurasul Abudulam (Shandong Luneng) e Afrden Asqer (Guangzhou FC).

Gli scenari futuri

Dunque quale sarà lo scenario che potremmo osservare da qui a due, tre anni per la nazionale cinese è che i giocatori di etnia Han (che rappresenta oltre il 90% della popolazione cinese) potrebbe ritrovarsi in minoranza nell’undici iniziale considerando la presenza di giocatori naturalizzati (gli inglesi Nicolas Yennaris e Tyias Broning ed i brasiliani Fernandinho, Elkeson e Alan Carvalho) e provenienti dallo Xinjiang.

Questa svolta potrebbe non trovare il benestare della popolazione cinese, estremamente nazionalista, che già ha mal digerito l’ingresso dei naturalizzati brasiliani in Nazionale. Parte dei cinesi potrebbe non riconoscersi nella Nazionale del futuro, in particolar modo quelli che sposano il pensiero di estrema destra dell’Han sciovinismo.

Fra questi vi è il gruppo ultras dello Shandong Taishan (ex squadra di Pellè), gli Aquila Ultra Destra. Tempo fa ebbi modo di intervistarli per capire cosa significa essere un gruppo ultras di estrema destra in Cina e da quel che ne è emerso, questi ritengono l’etnia Han come quella superiore, mentre l’ovest cinese viene visto con disprezzo, così come tutte le minoranze etniche. “Certamente non saremmo contenti di vedere un giocatore uiguro giocare per lo Shandong o addirittura per la nostra nazionale, perché non rappresenta quella che è la cultura Han, ma sono le nostre squadre e continueremo sempre a supportarle, non è certamente un giocatore il problema. Noi ce l’abbiamo con quelle persone provenienti da fuori che vengono nelle nostre città, le impoveriscono e portano i loro riti religiosi, questa è la tipologia di persone che noi odiamo di più”.

Fortunatamente questo pensiero rappresenta una minor parte della popolazione, ma è pur sempre vero che il governo cinese sta spingendo forte sul nazionalismo, limitando lo sviluppo culturale delle minoranze etniche: in Mongolia Interna ad esempio il governo cinese sta attuando un disegno di legge atto a rimuovere lo studio della lingua mongola nelle scuole. Inoltre, non solo nello Xinjiang, ma anche nelle provincie occidentali di Ningxia le minoranze musulmane devono fare i conti con pesanti limitazioni alla libertà di culto e di circolazione.

Dunque, la creazione di una nazionale che parli inglese, portoghese ed una lingua turcofona potrebbe causare un malcontento sociale non indifferente nel prossimo futuro. Ma questa soluzione, molto dolorosa ed in controtendenza al contesto sociale cinese, potrebbe essere l’unica per evitare ulteriori figuracce a livello internazionale e per ambire finalmente al ritorno in un Mondiale.

 

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