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Il giorno in cui è morto il Celtic

By 17 Settembre 2019

26 dicembre 1948, nel boxing day dell’Irlanda del Nord si affrontano i protestanti del Linfield e i cattolici del Belfast Celtic. È una partita assurda, dove l’odio settario raggiunge una violenza mai vista. In 30 invadono in campo e accerchiano l’attaccante del Celtic Jimmy Jones, spezzandogli una gamba. È la fine per la squadra di Belfast che decide di sciogliersi

Il 21 novembre del 1920 il moribondo Michael Hogan era tra le braccia del ventisettenne Tom Ryan, nativo di Glenbrien, trasferitosi a Dublino tra il 1915 e il 1916, dove aveva iniziato a lavorare per la Dublin Gas, era sposato con Mary Boland, avevano due figli, Breda e Frances, vivevano a Viking Road, Arbor Hill.

Ryan era comandante di sezione dell’IRA, l’Irish Repubblic Army, organizzazione armata per l’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito. Quel giorno d’autunno il cielo era una pistola puntata contro la terra, il capo indipendentista Michael Collins poche ore prima aveva fatto assassinare nelle case o nei quartieri di residenza la cosiddetta “banda del Cairo”, una squadra di agenti segreti britannici sotto copertura che lavorava e viveva a Dublino. Per questo motivo fu consigliato a Tom di stare lontano dalla partita di football tra Tipperany Gaa e Dublino al Croke Park, che si sarebbe tenuta nel pomeriggio. Lui invece, nonostante le preoccupazioni della moglie, ci andò.

Michael Hogan era un calciatore del Tipperany, ventiquattro anni, terzino destro, membro dell’Irish Volunteeers; il giovane Ryan gli stava sussurrando in un orecchio sul campo di calcio, mentre la folla correva terrorizzata, l’atto di contrizione. “Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni co …”. Non riuscì a terminare la preghiera cattolica perché un proiettile della polizia lo colpì, poco dopo morirà al Jervis Street Hospital per venire poi sepolto nel cimitero di Glasnevin.

La polizia, reagendo all’aggressione dell’Ira, aveva avuto l’incarico di controllare e sorvegliare le uscite del Croke Park, l’intenzione era di annunciare con il megafono che tutti i maschi allo stadio sarebbero stati perquisiti e chi si fosse allontanato senza permesso sarebbe stato ucciso. Con l’arrivo del primo autoblindato, partì subito la sparatoria. Quattordici morti, tra cui Ryan e Hogan. Una delle tante domeniche di sangue del Novecento, ricordata come Bloody Sunday. Non è questa però la domenica che venne cantata dagli U2, la canzone della band irlandese si riferisce al 30 gennaio 1972, quando nella città nordirlandese di Derry l’esercito del Regno Unito sparò sui partecipanti a una manifestazione. Quattordici persone uccise. Sempre lo stesso tragico numero.

Cattolici contro protestanti, odio nel nome di Cristo. Dolore, come nemmeno la Madonna sotto la croce. Fede, come fosse una malattia nervosa. Il vangelo degli uomini infelici. Belfast, 26 dicembre 1948, Windsor Park, per il boxing day c’era la partita più importante tra le squadre più prestigiose dell’Irlanda del Nord: Linfield, fondata nel 1866 da operai protestanti oltre che lealisti della Corona, e Belfast Celtic, voluta nel 1891 dai cattolici e esclusa per quattro anni dall’Irish League dopo il bloody Sunday di Dublino. Motivo? Aveva troppi tifosi sostenitori dell’Ira.

Quel pomeriggio faceva freddo, il buio era di pioggia e di grigio, sugli spalti il solito malumore cristiano anche nel giorno di Santo Stefano protomartire. I giorni precedenti i calciatori di entrambe le parti avevano ricevuto lettere di minacce ma era odio ordinario, avveniva ogni anno, quasi come la letterina di Natale che i bambini scrivevano per Santa Claus. Nel Belfast Celtic giocavano sei protestanti, un tradimento come nemmeno Giuda con Gesù Cristo e allora allo stadio il protestante e il cattolico entravano plena odium invece che plenus gratia dopo esser stati nelle chiese, in ginocchio, mani verso l’alto in segno di perdono e di amore, di morte e resurrezione chi con le parole del prete e chi con quelle di un pastore.

Linfield Belfast Celtic

Si bevve tanto alcool in nomine Christi, sulla Spion Kop, la zona dei tifosi più accesi, la polizia intervenne in maniera decisa mentre la partita continuava. A pochi minuti dalla fine, dopo varie espulsioni e infortuni, zuffe e azioni furiose, il Celtic andò in vantaggio su rigore di Harry Taylor. I cattolici stavano vincendo. Il pallone era zuppo di pioggia, pesantissimo, si faceva fatica a calciarlo, una pietra più pesante di quella posta davanti al Santo Sepolcro; il centravanti Jackie Russell era stato colpito in faccia dal pallone e costretto a uscire, stordito dal dolore.

Tra i ventisettemila spettatori, dopo il gol del vantaggio, urla, botte, bestemmie, tantissimi scapparono dallo stadio, la polizia non riusciva a contenere la rabbia con la forza ma sul campo si continuò a giocare. Accadde, infine, l’imprevedibile, il Linfield, ridotto in otto, pareggiò con Billy Simpson, quasi allo scadere, mancavano appena tre minuti.  Invasione di campo per gioia, per ubriachezza, per sfogo e urla, pugni ad alcuni calciatori, si cercò di frenare il pubblico, si giocò per modo di dire, alla fine l’arbitro Boal fischiò e a quel punto mentre i calciatori, dopo essersi stretta la mano, si avviavano verso gli spogliatoi il pubblico si scatenò in un delirio irreale.

Decine di sostenitori del Linfield presero a pugni in testa Jimmy Jones, colpevole per essere protestante e giocare coi cattolici e aver rotto una gamba a Bryson come aveva gracchiato, nell’intervallo tra primo e secondo tempo lo speaker, il segretario del Linfield Joe Mackey, aizzando la folla protestante contro il nemico cattolico. L’attaccante cercò di saltare sul muro di una tribuna ma venne afferrato e buttato giù, erano circa una trentina che cominciano a colpirlo a calci e pugni, qualcuno gli spezzò la gamba, il tallone si era girato al posto dei piedi, un’immagine durissima.

A quel punto dalla tribuna decise di intervenire un gigantesco giovane, Sean Mc Cann, portiere del Ballymena United che in mattinata aveva giocato contro il Portadown; l’anno precedente era stato il portiere di riserva del Belfast Celtic e conosceva bene Jones. Il portiere, cattolicissimo, picchiò con rabbia gli aggressori, fino a quando non intervennero a colpi di manganello dei poliziotti che salvarono Jimmy Jones, operato dal chirurgo Jimmy Whiters per cinque fratture alla gamba, dopo alcuni giorni di cura per capire se bisognasse amputare o meno. Quando tornò a giocare a Jones segnò più di duecento gol nel Glenavon, vagò poi tra squadre minori e in nazionale collezionò solo tre presenze.

Jimmy Jones è morto nel 2014 a quasi ottantacinque anni, dopo aver trascinato per decenni una gamba più corta dell’altra e una storia meno triste, forse, di Michael Hogan e Tom Ryan. La dirigenza del Belfast Celtic decise, dopo quello che era successo, di sciogliere la società e di vendere i calciatori prima della fine della stagione. L’ultima partita ufficiale venne giocata il 21 aprile 1949, vinta per 4-3 contro il Cliftonville al Celtic Park, dopo varie amichevoli cessò del tutto di esistere nel 1960.

Il Linfield venne sanzionato con sole due giornate di squalifica del campo! Le accuse andarono soprattutto alla polizia, la quale non solo non fu capace di gestire l’aggressione ma anzi al gol di Simpson esultò sventolando il cappello d’ordinanza. Lo stadio del Belfast, il Celtic Park detto The Paradise dai tifosi, fu abbandonato, il posto dei calciatori venne preso dai levrieri, da stadio diventò cinodromo, una fine triste, silenziosa nella celebre Donegall Road – le urla degli scommettitori si persero per decenni nel latrato dei cani fino a quando, agli inizi degli anni Ottanta, anche il cinodromo sparì.

Il vecchio stadio dei Celtic fu distrutto per far posto a un centro commerciale, di quelli che hanno la faccia da neon, fino a quando ogni cosa che abbiamo raccontata non è stata sepolta sotto il rumore degli zoccoli dei cavalli che hanno trascinato la bara del campione mondiale di biliardo Alex Higgins nelle strade della sua infanzia, tra Donegall Road e Sandy Row. Era nato l’anno in cui il Belfast Celtic spariva per sempre ed era cresciuto sentendo abbaiare i cani quasi fossero uomini condannati alla pena eterna, quella che dichiara come ogni fatica sia inutile sulla terra.

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