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L’insostenibile leggerezza di Peter Crouch

By 18 Marzo 2020

Peter Crouch è stato un’icona pop del calcio inglese, dentro e fuori dal campo. Dalla classica rovesciata ai programmi radiofonici, l’ex Spurs è diventato una star mediatica nonostante la sua spontanea normalità

 

La parabola di Peter Crouch è stata quella di una carriera dalle mille storie. C’è stato il calcio, ci sono stati i tabloids – spesso intrecciati tra loro -, i record (singolari) e adesso anche la radio. In futuro, probabilmente, la televisione. Peter Crouch è stato un’icona pop-calcistica a cavallo fra il primo e il secondo decennio degli anni Duemila, una figura sportiva che non ha mai ottenuto più di quello che ha dimostrato e anzi, per sua stessa ammissione, forse remunerato più di quello che lui si aspettava. Ne è un esempio la famose frase sulla sua verginità (“cosa sarei stato se non fossi diventato un calciatore? Vergine”), ma anche estrarre Peter Crouch dal mero contesto sportivo sarebbe troppo denigratorio per quello che ha dato al calcio inglese.

Nonostante una forte attrazione per le squadre di provincia – Portsmouth, Stoke City, QPR e Burnley – Peter Crouch è stato anche un giocatore di spessore per club di alto livello, che gli hanno permesso di giocare (e segnare) in Champions League e di vivere la vita di una star del pallone. È stato un buon giocatore al Liverpool, un attaccante titolare al Tottenham, un elemento stabile della Nazionale inglese – seppur questa non nel suo migliore momento storico.

Peter Crouch

(Photo by Paul Gilham/Getty Images)

Crouch è stato un ariete d’area di rigore in un momento in cui il calcio chiedeva proprio quello, e ha vissuto la parabola discendente quando lo spazio e la velocità hanno scansato l’idea di un attaccante completamente degli ultimi sedici metri. Il suo miglior colpo, la rovesciata, lo ha reso un marchio di fabbrica che ha evidenziato l’unico punto di forza che aveva: il gioco aereo. Definire Crouch un giocatore fisico è riduttivo, dato che non ha mai avuto la caratura di altri grandi centravanti d’area (come Zlatan Ibrahimovic, Luca Toni, Romelu Lukaku), ma la sua migliore abilità è stata quella di saper giocare qualche centimetro più in alto degli altri, dove la tecnica non conta.

Forse pure per questo Crouch è diventato un’icona. Ha saputo distinguersi per quello che potrebbe essere un limite di gioco, e lo ha reso, invece, un punto di forza – primatista dei gol di testa nella Premier League. La sua miglior stagione è stata quella del 2006-2007, concisa non per altro con il miglior momento storico del Liverpool prima dell’era Klopp. Quell’anno segnò 18 reti, di cui 7 in Champions League, e divenne una delle cover star della Premier League. Inglese, faccia da inglese, chiacchiere da inglese.

Peter Crouch ha sfruttato la sua popolarità come una calamita per le fortune della vita, scegliendo tutt’altro che l’ascesi e anzi, diventando un parafulmini mediatico per tabloids e televisioni. Ma non divenne mai una personalità antipatica o mal vista, perché in campo, Crouchy, ha sempre speso tutto il suo talento.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Così Peter è rimasto un simbolo anche dopo, famoso come “quello delle rovesciate” o di Robocop, uno dei numerosi nickname di cui la stampa lo ha insignito. E anche questo è il bello di Crouch, che per quanto esuberante, distintivo e un po’ fuori dall’ordinario, non è mai stato volgare o turpe. Non ha mai creato pacchiani scandali, non ha mai svergognato il suo club, è sempre rimasto sobriamente simpatico. Non ha tirato un’inesistente striscia di cocaina come Fowler, né riempito le pagine di gossip come Beckham: lui ha inventato l’esultanza da robot.

Perciò è impossibile definirlo elegante, ma amichevole sicuramente sì. È stato un simbolo di leggerezza spalmata su un campo da calcio, vissuto tra l’altro in un periodo in cui ancora non erano esplosi i social network. Crouch ha aperto il suo profilo Instagram nel 2014 ma finora ha postato solo tredici foto e, di popolarità, gli basta quella che riceve per strada, o su Twitter, quando la gente gli chiede di continuare con il suo podcast.

Il suo personale programma sulla BBC si chiama That Peter Crouch Podcast e viene trasmesso da un pub a Londra insieme a due giornalisti inglesi del broadcaster britannico, Tom Fordyce e Chris Stalk. Sta riscuotendo un vastissimo successo tanto che a gennaio, dopo una pausa, Crouchy è stato costretto dai fan a inaugurare una nuova stagione del programma radiofonico tanto era il seguito settimanale. La simpatia che il Crouch giocatore ha trasmesso al Crouch personaggio ha avuto come risultato una fan base personale che pochi calciatori non-super-stipendiati possono avere. Ovviamente il suo pubblico è localizzato in Inghilterra, ma la sua fama è uno status ereditato proprio da quanto fatto vedere in campo, e il clamoroso è che non è stato un campione, né una leggenda. In Crouch è il lato umano che esalta lo sportivo, non il contrario.

(Photo by Oli Scarff/Getty Images)

Crouch aveva già conquistato un buon numero di fan grazie all’autobiografia pubblicata nel 2018 How to be a Footballer, in cui raccontava i passi chiave della carriera concentrandosi proprio su quello che la gente vedeva in lui: un uomo normale immerso in un contesto sportivo d’alto livello. Questo particolare motivo della vita di Crouch è un fil rouge che lega lo sport all’icona, alla considerazione degli avversari e del pubblico. I tanti soprannomi che Crouch ha ricevuto in carriera sono dei riconoscimenti personali, che possono considerarsi in sostituzione dei veri trofei che, in campo, ha sempre avuto difficoltà a vincere – in carriera solo una Community Shield e una FA Cup, entrambe alzate con il Liverpool.

È dunque lo stesso attaccante di Macclesfield a descrivere la sua condizione umana di normal one che, insieme alla rovesciata, rimane la sua etichetta migliore. Il fatto che Crouch abbia inaugurato un nuovo percorso professionale come speaker radiofonico – e forse in futuro anche di showman – lo rendono un nuovo esempio di calciatore intelligente, uno di quelli che può dimostrare come dopo il calcio possa esistere anche altro. Claudio Marchisio, ad esempio, in Italia è diventata una bandiera morale-politica di una certa riflessione di sinistra, autore di lodevoli post su Instagram riguardo temi sensibili pur non avendo mai parlato in Senato o diretto una riunione di partito.

Peter Crouch alle prese con la sua iconica “Robot celebration” (Photo by Clive Rose/Getty Images)

Parallelamente, Crouch ha trovato nella conduzione radiofonica e nelle qualità di artista una nuova risorsa esistenziale. Molti calciatori entrano nello show system sportivo come opinionisti o commentatori, mentre Crouch ha trovato uno spazio tutto suo, praticamente, diventando manager di se stesso. La spontaneità del suo essere normale lo rendono uno speaker sciolto ma ritmico, offrendo all’ascoltatore quarantacinque minuti di storytelling sportivo d’autore conditi da ironia e qualche scurrilità. Un programma faceto, che attira un buon pubblico e che ha appunto portato la BBC a offrire a Crouch la conduzione di un programma – sportivo, in teoria – da lanciare nel periodo degli Europei.

Che Crouch sia un personaggio eccentrico è indubbio, e che sia stato un calciatore che ha diviso il pubblico anche. Letteralmente, poi, “crouch” in inglese significa accovacciarsi, farsi piccolo, cioè tutto il contrario di quello che è lui fisicamente. Ma d’altronde, pur meritando una vita da normal, Crouchy ha vissuto da star, e cos’è questo se non un grandissimo, lapalissiano contrario ?

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