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L’Inter dall’ombra di Messi all’exit strategy di Zhang

By 16 Gennaio 2021
Inter Suning

In pochi mesi i nerazzurri sono passati dal grande sogno di acquistare il numero 10 del Barcellona al passo indietro di Suning. Ora Conte medita l’addio e il futuro è un rebus

Sono trascorsi quasi sei mesi dall’ombra di Leo Messi proiettata sul Duomo di Milano. E non soltanto è tramontato il sogno di vedere la Pulce in maglia nerazzurra ma quell’illusione rischia di diventare la metafora più beffarda dell’Inter cinese. Dal grande sogno alla crisi dell’era Covid che non risparmia nessuno, il gruppo Suning tratta con Bc Partners, azienda di private equity specializzata in buyout e acquisizioni con sede in Inghilterra.

Zhang Jindong dalle parti della Pinetina non si vede più da un anno, il figlio Steven è a Londra con Nikos Stathopoulos, manager greco che sta seguendo in prima persona il dossier Inter.

Non è un’operazione puramente finanziaria ma la prima mossa di quella che pare, a tutti gli effetti, l’exit strategy del colosso di Nanchino. L’Inter ha chiuso l’ultimo bilancio con 102 milioni di rosso, la pandemia ha svuotato San Siro e ha tolto incassi, gli sponsor si sono allontanati da un calcio silenzioso a porte chiuse ma soprattutto il governo cinese ha chiuso i rubinetti ai ricchi investimenti dei suoi imprenditori all’estero.

Inter Suning

(foto Getty Images)

Suning potrebbe ripianare le perdite del bilancio con uno schiocco di dita ma ad oggi non può investire decine di milioni in attività non considerate strategiche dalla Cina. Da qui la virata a 360 gradi di una multinazionale che voleva piazzare l’Inter ai livelli delle big delle Premier League, era convinta di poter fare business in un calcio pieno di debiti e si era spinta sino alla provocazione di quella sagoma di Messi proiettato sul Duomo. Una mossa mediatica talmente potente da aver scatenato le fantasie dei tifosi ma anche convinto qualche addetto ai lavori che quell’affare fosse davvero possibile.

Dalla corte virtuale a Messi all’inverno senza mercato, Zhang ha cambiato rotta. Ora sta ripensando i suoi programmi, cerca un socio di minoranza per rafforzare il club, ma è una mezza verità. Si cerca un gruppo che sia pronto a entrare in quota-parte nel mondo Inter per poi spalancargli le porte all’opportunità di rilevare l’intero pacchetto azionario. Prima c’è bisogno di una transizione, perché un’operazione del genere non si inventa dal nulla e l’eventuale closing non si fa in poche settimane.

Il mercato dell’Inter a gennaio è già finito prima di iniziare, Marotta è stato chiamato a sfoltire la rosa. Antonio Conte dovrà farsi bastare l’addio dell’ingombrante Eriksen (se addio sarà), poi a fine stagione potrebbe salutare. Voleva battere la “sua” Juventus e farsi rimpiangere, sinora non c’è riuscito e si aggrappa a Lukaku per l’ultima chance, voleva conquistare la Champions League ma è uscito per due anni ai gironi. Ora pensa di lasciare l’Inter e liberare i nerazzurri del suo ingaggio pesante da 12 milioni: all’orizzonte per lui c’è il ritorno in Premier. Ma dopo gli Europei non è escluso che possano spalancarsi di nuovo le porte delle Nazionale Italiana (Roberto Mancini vuole la panchina di una squadra di club).

Inter Suning

(Photo by Lars Baron/Getty Images)

La scalata di Suning all’olimpo del pallone si è fermata all’affare Hakimi, poi si è passati all’usato sicuro dei vari Kolarov e Vidal (voluti da Conte), adesso il futuro è un rebus. La squadra è in corsa per lo scudetto e nell’anno della Juventus in evoluzione rimane la favorita al titolo, ma i tifosi nerazzurri guardano alla primavera soprattutto per capire che Inter che sarà e se sarà ancora in mano a Zhang o ad altri.

Qualcuno evoca i fantasmi cupi di Yonghong Li che lasciarono in braghe di tela il Milan, ma non è la stessa cosa. La famiglia Zhang sinora i soldi li ha spesi e non sta scappando, in ogni caso ha già fatto meglio dei fantomatici cinesi del Milan, e ha costruito un’Inter più forte di quella dell’indonesiano Thohir. L’Inter di Suning è figlia di un calcio che non è più fatto di sentimenti, dove la passione s’inchina al business e non ci sono presidenti tifosi ma fondi di investimenti. Dal cuore di Massimo Moratti all’“Inda” di Zhang Jindong, è comunque un’altra storia.

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