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L’Inter si è schiantata contro Ansu Fati

By 11 Dicembre 2019

Un gol del talento diciassettenne del Barça ha messo fine ai sogni di Champions interisti. Ma ora, per Ansu Fati, comincia la sfida più difficile: ritagliarsi uno spazio in una squadra che può schierare Messi, Suarez e Griezmann

Tra il suo ingresso in campo e il suo gol è passato appena un minuto. Sessanta secondi, forse qualcuno di più, che hanno permesso ad Ansu Fati di scrivere il proprio nome nella storia del Barcellona, della Champions League e dell’Inter. Mentre Antonio Conte si lecca le ferite dopo un’altra cocente eliminazione nei gironi di Champions, a 17 anni e 40 giorni il guineense con passaporto spagnolo è il più giovane marcatore di una partita di Champions League e il più giovane ad aver mai segnato in casa ai nerazzurri dal Dopoguerra.

Stupisce, ma nemmeno troppo, perché quel destro che brucia l’erba e bacia il palo alla sinistra di Handanovic quando mancano 4 minuti al 90′ di Inter-Barcellona non è un episodio isolato. Negli ultimi due mesi e mezzo Ansu era un po’ uscito dai radar del calcio internazionale, causa qualche problemino fisico, un utilizzo normalmente ridotto e i logici alti e bassi di un adolescente. Eppure il suo inizio di stagione, che poi collima con l’avvio di una carriera che si promette straordinaria, era stato folgorante.

Quando il 25 agosto ha esordito con la prima squadra del Barcellona, Anssumane Fati Vieira aveva 16 anni e 298 giorni, e zero presenze con il Barça B. Dodici minuti, sfruttando i contemporanei infortuni di Messi e Suarez, per assaggiare la Liga e dimostrare già qualcosa delle proprie qualità. Sei giorni più tardi, a 16 anni e 304 giorni, sarebbe diventato il più giovane marcatore blaugrana di sempre, nella partita successiva, dopo la sosta per le nazionali, il più giovane ad aver messo a referto nella stessa partita un gol e un assist: 16 anni e 318 giorni. La parola “predestinato” è forse una delle più abusate nella narrazione del calcio, ma Ansu sembra essere uno di quei giocatori per cui non possa esistere definizione migliore.

 (Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Ansu è come LeBron. Non giocano lo stesso sport, certo, hanno corpi completamente diversi, eppure le analogie non mancano. Come LeBron, Ansu può essere più cose al tempo stesso: centrocampista, ala, seconda punta, centravanti. Come LeBron ha saltato il college, Ansu ha bypassato la squadra riserve, e l’idea che possa trattarsi di un piccolo “Chosen One” non è poi così campata per aria. Eppure il suo talento ha avuto uno sviluppo tutt’altro che scontato, segnato da difficoltà familiari, comportamentali, fisiche e contrattuali che avrebbero potuto perlomeno frenarlo. Trasferitosi in Spagna dalla Guinea-Bissau a sei anni, al seguito del padre in cerca di fortuna e di un futuro migliore per la famiglia, ha iniziato a giocare subito per la squadra locale dell’Herrera, paese con 6.500 abitanti al centro dell’Andalusia, lontano dalle luci di Madrid e Barcellona, lontano persino dal mare.

Non così lontano, però, da impedire agli scout di Siviglia di trovare quel giovanissimo talento e portarlo nelle proprie giovanili a 9 anni. Due sole stagioni, a colpi di gol e giocate che hanno attirato su di lui gli occhi della Spagna che conta. Ansu ha detto no al rinnovo con gli andalusi e all’offerta del Real Madrid, scegliendo il Barcellona. A 10 anni è finito fuori rosa per punizione al Siviglia, è tornato in patria e ha iniziato ad allenarsi con una piccola squadra di una penya madridista, poi si è trasferito in Catalogna. Alla Masia ha fatto coppia con Kubo, è stato coinvolto marginalmente nello scandalo sull’ingaggio dei giocatori minorenni in violazioni alle norme Fifa che ha portato il compagno di squadra giapponese a lasciare il Barcellona, si è rotto tibia e perone, ma niente di questo lo ha fermato.

 (Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Faceva la prima punta e segnava con regolarità, poi José Maria Bakero si è presentato a casa tua e gli ha consigliato di spostarsi sulla fascia sinistra. L’anno scorso è stato protagonista in Youth League, con 4 gol e 3 assist e si è convinto di essere già pronto per il calcio dei grandi. Una sicurezza che apparteneva più a lui che al club, che ha tentennato rischiando di perderlo quando lui ha chiesto la garanzia di potersi allenare costantemente con la prima squadra per firmare il contratto da professionista. Alla fine è rimasto, condividendo allenamenti, spogliatoio, panchina e campo coi compagni più grandi.

Nel gioco dei paragoni, Ansu starebbe benissimo accanto a Thierry Henry. Ha la stessa facilità nel saltare l’uomo e vedere la porta e la stessa capacità associativa che il francese sviluppò soprattutto a Barcellona, dove fu costretto a defilarsi per ricavarsi un posto da titolare nel tridente blaugrana. Contro il Valencia, nello spazio di 15 minuti, aveva già segnato un gol, servito un assist a de Jong, sfiorato l’incrocio dei pali con un destro a giro da fuori. Dribbla tantissimo (ha una media di 7,8 tentativi ogni 90 minuti, 3,6 dei quali riusciti), tira con continuità (3,6 volte ogni 90 minuti, 2,6 da dentro l’area), ma è anche eccellente nel gioco associativo, per nulla egoista, propenso al passaggio (56,4 ogni 90 minuti, quasi esclusivamente tocchi corti, 46 dei quali riusciti), già capace di realizzare quelle triangolazioni con terzino e mezzala tipiche del calcio posizionale che viene insegnato alla Masia. Finora ha segnato tre gol: nel primo, di testa contro l’Osasuna, si può notare la capacità di smarcarsi, scegliere posizione e tempo, superare l’avversario nello stacco; nel secondo realizzato contro il Valencia c’è furbizia, capacità di muoversi senza palla e inserirsi partendo da dietro, intelligenza; nel terzo c’è improvvisazione e una capacità balistica peraltro già intravista in tanti destri a giro finiti di poco a lato del palo.

Ansu Fati

(Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Un patrimonio del Barcellona e di tutto il calcio spagnolo. La Federazione ha accelerato le pratiche per dargli un passaporto e farlo giocare con la Roja. L’idea iniziale era quella di averlo pronto per il Mondiale Under 17 che si disputerà in Brasile dal 26 ottobre al 17 novembre, ma poi i progetti sono cambiati. Ufficialmente la Federazione lo vede più avanti della sua età, ma la verità è che al Barcellona l’idea di perderlo per un mese, in questa fase della stagione e della sua crescita personale, non convinceva del tutto. Così Fati è stato aggregato direttamente all’Under 21, con la quale ha esordito entrando al posto di Marc Cucurella a 10 minuti dalla fine della sfida di qualificazione agli Europei di categoria contro il Montenegro. A 16 anni e 249 giorni, non una novità per un giocatore che fin da bambino ha sempre giocato con compagni e avversari più grandi di lui perché i pari età non potevano reggere il suo livello ed essere utili alla sua formazione.

In un inizio di stagione in cui il Barcellona non sempre ha brillato e ha dovuto fare i conti con gli infortuni di Messi, la condizione altalenante di Suarez, le difficoltà di inserimento tattico di Griezmann, Fati è certamente stato per un paio di mesi almeno la cosa migliore messa in mostra dal club blaugrana. La promessa di un ritorno alla florida era dei canterani, più concreta di quella di colleghi della Masia più “anziani”, una nouvelle vague che ieri a San Siro si è espressa anche attraverso la classe di Carles Aleña e aveva già trovato sfogo nel primo tempo con l’1-0 momentaneo firmato da Carles Perez.

Ansu Fati

(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Il rischio che Ansu corre, però, è che la sua corsa si arresti molto prima di cominciare davvero. Dove non hanno potuto sanzioni Fifa, fratture e punizioni, potrebbe arrivare la concorrenza spietata nel reparto d’attacco blaugrana. In una Liga serratissima, con il Clásico alle porte, e con Messi, Griezmann e Suarez davanti, non è semplice trovare spazio, se non nelle logiche di un turnover piuttosto limitato. Eppure la partita di ieri ha ricordato al Barça che non può permettersi di dimenticare Ansu.

Il suo talento enorme è già stato blindato con un nuovo contratto che ha portato la clausola di rescissione dai 100 milioni che oggi sono diventati un banale buy-in per sedersi al tavolo che conta nel Casinò del calciomercato a 400 milioni, ma Ansu ha bisogno di giocare e continuare a fare esperienza. Merita di essere considerato a tutti gli effetti una risorsa della prima squadra. Ora più che mai.

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