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Lo sbarco sulla Luna e il calcio del 20 luglio 1969

By 19 Luglio 2019

Il racconto del mondo del pallone in quello storico giorno di cinquant’anni fa tra vacanze, partite e mercato. Pelé si sbilancia: «Vado a giocare sul satellite»

Lo sbarco sulla Luna del 20 luglio 1969 evoca un interesse istintivo in chi ama lo sport: d’altronde Neil Armstrong e Buzz Aldrin, gli astronauti protagonisti di quell’impresa di cinquant’anni fa, sono i due “atleti” del pianeta terra che, nella corsa allo spazio, toccano per primi il traguardo fissato sul nostro satellite. «Sono scesi, la Luna è nostra» titola la Gazzetta dello Sport in apertura di prima pagina il giorno successivo all’allunaggio. «Si spalanca l’universo. L’uomo ha conquistato la Luna» è invece il titolo a nove colonne del Corriere dello Sport, che dedica l’intera pagina d’apertura all’impresa. «Con Aldrin e Armstrong vince tutta l’umanità» scrive Antonio Ghirelli, ammiccando al gergo sportivo.

Quel 20 luglio è una domenica d’estate che il mondo del calcio vive con apparente normalità, pur con un occhio curioso a quel “piccolo passo per un uomo e grande passo per l’umanità”. Lo scudetto da maggio è sulle maglie della Fiorentina di Bruno Pesaola e tutte le squadre, al contrario di quanto avviene oggi, sono ancora in vacanza in attesa della preparazione estiva. La prima formazione di Serie A che tornerà a lavoro sarà la Lazio il 26 luglio, seguita poi da Juventus, Bari e Brescia il 30, Sampdoria e Verona il 31 e così via. Le ultime a finire le vacanze saranno il Milan campione d’Europa, che si radunerà a Milanello il 5 agosto, e il Cagliari, che si troverà ad Asiago il 6 in vista dell’inizio del campionato, fissato per il 14 settembre 1969.

L’impronta di Neil Armstrong sulla Luna (Getty Images).

Da Le Focette, dove si gode il mare della Versilia, il portiere dei sardi Enrico Albertosi fa le carte al campionato: «Il Cagliari è più forte – spiega l’estremo difensore della nazionale – Domenghini, Gori e Poli (i nuovi acquisti, n.d.r.) fanno al caso nostro. Possiamo giocarci con più sicurezza le nostre carte. Con le “briscole” acquistate al Gallia (l’hotel dove si svolge il calciomercato, n.d.r.) il Cagliari dirà senz’altro la sua parola sulla partita dello scudetto». Ricky è buon profeta perché la formazione sarda conquisterà uno storico titolo, sapientemente guidata in panchina da Manlio Scopigno e trascinata dai gol di Gigi Riva. In quei giorni tre freschi campioni d’Italia della Fiorentina, Merlo, Ferrante e capitan De Sisti, sono in vacanza a Sanremo, ma giocoforza si dedicano a qualche corsetta sul campo della Sanremese perché da vent’anni, nella città dei fiori, trascorre le ferie anche il loro allenatore Pesaola, che li tiene d’occhio.

Il 20 luglio 1969 non tutto il calcio italiano è, per la verità, in vacanza: la nazionale Under 21 di Azeglio Vicini si trova in Inghilterra in vista di un’amichevole contro il Chelsea e quel giorno saggia il terreno di Twickenham, il tempio del rugby britannico, dove gli azzurrini sfideranno i Blues mercoledì 23 luglio sotto gli occhi di Marlon Brando e Vanessa Redgrave, annunciati sugli spalti. I nostri ragazzi giocano una partitella in famiglia con il massimo impegno, pur infastiditi dall’irruzione notturna in ritiro di alcuni ladri, che hanno rubato un orologio, quattro palloni e tre paia di scarpini.

L’allenamento di Twickenham, tra una squadra in maglia verde e una in maglia grigia, è acceso e senza esclusione di colpi anche perché i ragazzi in campo si sono giocati quattro bottiglie di champagne. Finisce 7-2 per i verdi che schierano, tra gli altri, Vecchi in porta, Bellugi, Spinosi, Rimbano, Cuccureddu e Piergiorgio Negrisolo; nei grigi ci sono Bordon tra i pali, Marino Lombardo («che picchia maledettamente», scrive Franco Ferrara sul Corriere dello Sport), Orazi, Magherini, Zaniboni (che gioca con i pantaloni della tuta), Doldi e Duino Gorin. Mattatori della sfida sono Dino Spadetto dell’Inter e Adriano Novellini dell’Atalanta, autori di una doppietta a testa per i verdi.

Bruno Pesaola (LaPresse).

All’estero, mentre Armstrong e Aldrin sbarcano sulla Luna, si giocano svariate gare dell’Intertoto, all’epoca nota come Coppa Piano Rappan e oggi scomparsa. A Montevideo l’Uruguay supera 1-0 l’Ecuador in un match di qualificazione ai Mondiali di Messico ’70: segna il terzino Atilio Ancheta, che dopo l’attività calcistica diventerà un discreto cantante di bolero negli anni ’80.

Allunaggio davanti alla tv e torta di compleanno per il presidente della Lazio Umberto Lenzini e per il vice allenatore biancoceleste Roberto “Bob” Lovati, ex grande portiere. Il 20 luglio deve essere un giorno speciale per i numeri uno perché in Camerun un ragazzino con la passione del calcio di nome Thomas N’Kono, futuro portiere della nazionale, spegne 13 candeline mentre a Cesena un bambino chiamato Sebastiano Rossi compie cinque anni: a 29 supererà il record assoluto di imbattibilità per un portiere in Serie A (929 minuti), primato oggi detenuto da Buffon (974 minuti).

Sono anche giorni di trattative e di calciomercato: Alvaro Marchini, presidente della Roma, raggiunge l’accordo con Ivanoe Fraizzoli, nuovo patron dell’Inter, per l’acquisto del giovane difensore centrale Aldo Bet, arrivato in giallorosso in prestito nel 1968. I giallorossi si impegnano a pagare 100 milioni di lire. A Catania la decennale gestione del presidente Ignazio Marcoccio è ormai agli sgoccioli e l’ambizioso numero uno del tennis club etneo, il 60enne Manfredi Paolillo, sgomita per prenderne il posto: «Non ha alternative – spiega il 20 luglio 1969 Paolillo, ex calciatore del Catania – doveva andarsene due anni fa. Non l’ha fatto e oggi ne paga le conseguenze. Come dirigente non ha più niente da esprimere: le sue idee sono vecchie e sorpassate». Di lì a poco il Catania finirà nelle mani del leggendario Angelo Massimino.

Sbarco sulla luna calcio

Enrico Albertosi con la maglia del Cagliari (LaPresse).

 

Infine, mentre a Lisbona la “Pantera Nera” Eusebio ha in corso un contenzioso con il Benfica, tramite avvocato, per un cospicuo aumento dell’ingaggio (si parla di un triennale da 165 milioni di lire), Pelé, stella assoluta del calcio mondiale, è l’unico che davvero alza gli occhi al cielo verso l’Apollo 11: «Ho giocato nei cinque continenti – dice il 28enne asso brasiliano – il solo stadio che mi manchi nella mia carriera è la Luna, sono pronto a giocarci, portando con me la mia famiglia». Dopo mezzo secolo l’intenzione di O’Rey è rimasta una fantasia. A quando lo sbarco del primo calciatore sulla Luna?

 

 

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