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Lo stato delle Nazionali prima del letargo

By 14 Novembre 2020

Come stanno le Nazionali più importanti del Vecchio Continente? Ecco un primo bilancio a sette mesi dall’Europeo

 

Con l’ultima tornata di novembre, come sempre il calcio delle Nazionali va in letargo. Per questo è corretto fare una piccola analisi di come sono messe le favorite principali del prossimo Europeo, per capirne i punti di forza, di debolezza, gli incastri possibili e le scelte potenziali da qui a giugno.

Italia

Noi abbiamo tante idee chiare ma anche dei vuoti che non riusciamo in nessun modo a riempire. Molto bravo Mancini nel capire quale fosse il migliore assetto per la squadra e farlo immagazzinare a tutti gli azzurrabili, così da avere almeno 30 calciatori che sapranno cosa fare se chiamati in causa. In difesa ormai è perfetto lo switch da 4 a 3 in fase di possesso, con Emerson Palmieri che si alza a sinistra e D’Ambrosio, Florenzi o Di Lorenzo (quanta abbondanza, l’avresti detto due anni fa?) capaci di spingere nel mezzo spazio a destra. A centrocampo la mezzala di costruzione, Verratti o Locatelli, sa sostituire il play, Jorginho, quando viene pressato e schermato, mentre in attacco Insigne a sinistra entra nel campo e rifinisce, così come Chiesa a destra, che cerca profondità e corsa con la palla sono nel loro ruolo e con compiti che esaltano le loro caratteristiche.

Tutto questo però potrebbe crollare se non troviamo qualcuno che concretizza il lavoro sempre buono che la squadra fa. E per concretizzare considero non solo la quantità di gol da realizzare, ma soprattutto i movimenti giusti per una squadra che ha determinati schemi prefissati, molto rigidi, che hanno bisogno di un attaccante che gli sappia dare l’ultimo tocco. A un certo punto Mancini aveva pensato alla completa assenza di un centravanti, schierando Bernardeschi nella posizione di attaccante centrale, lasciando la posizione praticamente libera da punti di riferimento e a disposizione degli inserimenti.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Questa scelta aveva portato a belle prove, soprattutto in Polonia quando riuscimmo a battere una squadra sempre ostica grazie ad un gol di Biraghi. Ma eravamo nell’ottobre del 2018 e in questo periodo Bernardeschi è sparito, completamente dimenticato da Sarri alla Juve che non sapeva che farsene. Per forza di cose quindi è tornata l’esigenza di un 9 e ne alterniamo due, Belotti e Immobile. Diversi, mai complementari, ma soprattutto fino a oggi poco innervati nel gioco della squadra. Se ci fate caso, fanno quasi sempre il movimento sbagliato, quando è il momento di finalizzare la manovra. Mancini sa che in quella posizione ci deve essere chi completa il lavoro e non è detto che a giugno potranno esserci sorprese.

 

Spagna

. (Photo by Octavio Passos/Getty Images)

A differenza dell’Italia, la Spagna ha sicurezze fondanti soprattutto in alcuni uomini, la cui bravura, personalità e talento ormai diamo per scontato. Se hai Sergio Ramos in difesa, ecco che puoi mettergli vicino un po’ chi vuoi e sai che andrà bene. Se hai Sergio Busquets a centrocampo sai già che la manovra si svilupperà in un certo modo, secondo una certa logica e che in fase difensiva i tuoi centrali potranno avere un determinato tipo di copertura. Sono calciatori che ormai fanno la squadra intorno alle loro caratteristiche, tanto sono influenti per l’intero assetto. Intorno a questi due però la Spagna è tutto un giardino fiorito. Se questo giardino a giugno mostrerà ancora fiori brillanti, allora a sinistra esploderà Reguilón, vicino a Busquets ruoteranno alla perfezione Fabián Ruiz e Mikel Merino e in attacco la stellina di Ansu Fati saprà prendersi ancora più responsabilità senza Messi. Ma i fiori possono anche appassire in un attimo. L’equilibrio vecchio-nuovo deve essere perfetto, altrimenti si rischia il decadimento e le incomprensioni che Barcellona e Real Madrid stanno vivendo. 

 

Germania

 (Photo by Martin Rose/Getty Images)

La Germania è la Germania e non si discute. Ha la squadra campione d’Europa per club, il Bayern Monaco, e una delle migliori nel continente zeppa di giovani, il Borussia Dortmund. Tutto vero, ma i ruoli cardine nel Bayern e nel Borussia non sono coperti da calciatori tedeschi e questo crea problemi a Löw. Dei quattro laterali fantastici del Bayern Monaco ad esempio, la Germania non può schierarne nessuno, ma farsi bastare gente come Klostermann e Gosens, di alto livello ma sicuramente non eccelso. I due centrocampisti per loro fortuna sono gli stessi, Kimmich e Goretzka e saranno per forza di cose la spina dorsale della squadra. Allo stesso tempo in attacco non possono contare su Lewandovski, Haaland o Sancho. Il grande investimento dovrà essere fatto su Timo Werner, il quale dovrà essere il centro di tutto, assistito da Gnabry, Sané e Havertz. Quello del tecnico tedesco deve essere un lavoro di fino, basato molto su scelte tattiche anche estreme, che esaltino quei pochi vantaggi competitivi evidenti (es. la velocità con la palla di Gnabry) che la squadra ha. A giugno potrebbe essere la solita Germania solo se la Germania vista in questi due anni cambierà tanto. 

 

Olanda

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Sembra strano ma proprio l’Olanda che ha sempre qualche coniglio giovanissimo nel cilindro, questa volta sembra essere la squadra che si conosce meglio e con calciatori, che restano giovanissimi, ma di cui tutti conoscono le caratteristiche. Gli Orange devono puntare fortissimo sul centrocampo potenzialmente migliore al mondo, perché nessuno ha il fosforo di De Jong, il tuttocampismo di Wijnaldum e l’energia e le intuizioni senza palla di Van de Beek. Posti questi tre, poi Frank de Boer si può sbizzarrire come vuole e giocare in difesa a 4 o a 3, utilizzando Blind sul centro sinistra, e anche in attacco può giocare senza riferimenti con il duo Depay-Promes oppure con un centravanti vero, Luuk de Jong e poi due ali più classiche o magari 1-1 con Depay sotto punta. Insomma, può fare quello che vuole se ha quei tre in forma, ben inseriti nell’assetto di squadra e ognuno con i suoi compiti precisi. 

 

Francia

(Photo by Linnea Rheborg/Getty Images)

Del lotto delle grandi favorite per gli Europei di giugno, la Francia è la squadra che ha più certezze. Avere i due terzini della squadra campione d’Europa, Pavard e Hernandez (anche se non titolari questa estate), è già un ottimo punto di partenza. Se poi ci metti un pilastro del Real Madrid che la Champions League l’ha vinta tre volte di fila, Varane, vien da sé che poi il quarto lo scegli in base a come butta e butta bene di sicuro. A centrocampo hai la certezza più solida che si può avere: Kante-Tolisso, a cui bastano gocce di Pogba o Aouar o di Camavinga, ma anche di Fekir o Rabiot se vuoi e anche qui non ti dovrebbe andare male. E poi in attacco Griezmann in Nazionale è ancora lui e hai Mbappé. Avrei solo una richiesta, se possibile: se si riuscisse a integrare e far rendere al massimo Martial in questo assetto, la Francia diventa davvero imbattibile. Se però il calciatore del Manchester United non rende, ci potrebbero essere i soliti problemi di realizzazione. E non è una cosa da poco.

Inghilterra

(Photo by Mike Egerton – Pool/Getty Images)

La squadra più intrigante da scoprire e capire è l’Inghilterra. Molto probabile che Southgate si giochi gli Europei con l’assetto guardiolano, ovvero con Kyle Walker sul centro destra in una difesa a tre. Questo però vuol dire che serve un regista-metodista alla Fernandinho. Ma l’Inghilterra ha tanti centrocampisti diversi tranne un profilo del genere. Si potrebbe sperare che bastino la corsa e l’energia di Henderson e  Rice, ma è un rischio. In posizione di mezzala ed esterno poi c’è fin troppa roba. Solo per quello fatto nell’ultimo mese in Premier League, non si può non considerare gente come Phil Foden, James Ward-Prowse, Harvey Barnes e Jack Grealish. E ovviamente non parlo dei titolari, come Sterling, Rashford, Sancho, Mount. Qui capire gli incastri migliori è da scienziati. Infine c’è il centravanti. Fortissimi Calvert-Lewin, Abraham, Callum Wilson, Danny Ings, ma quel posto come fai a toglierlo a Harry Kane? 

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