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Lo United è arrivato a un punto di svolta?

By 27 Dicembre 2020

Dopo anni di rifondazione i Red Devils stanno diventando una realtà più che interessante

Il Manchester United è la squadra più interessante da analizzare in questo suo momento di ricostruzione, che oltretutto sembra ad un punto di svolta dopo un periodo mediocre durato un decennio.  Dal 2008 al 2013 lo United perde Gerard Piqué, Cristiano Ronaldo, Edwin van der Sar, Wes Brown, John O’Shea, Paul Scholes, Paul Pogba e Alex Ferguson. Perde in pratica il passato, il presente e soprattutto il futuro del club, per scelte a volte obbligate o poco attente a cui si cerca di fare fronte con altre scelte in entrata spesso ancora più discutibili.

Oggi il Manchester United sembra però aver preso una strada, aiutato dal caso come spesso succede, ma anche da decisioni che vanno contro una logica considerata ovvia ma in alcuni casi da sovvertire per portare a buoni risultati. La squadra ora è terza in classifica, in Europa League dopo momenti alti (vittoria a Parigi per 1-2) e bassi (la sconfitta a Istanbul per 2-1 contro il Başakşehir) nel girone iniziale di Champions League e deve giocare il terzo turno di FA Cup il 9 gennaio, mentre il 6 deve sfidare il City per la semifinale di League Cup.

Non è solo il rendimento tra i diversi tornei ad essere incoraggiante, ma anche il modo in cui gioca la squadra a far sperare e qui torniamo alla considerazione sulle scelte dell’allenatore che da due anni esatti ha preso in mano i Red Devils, Ole Gunnar Solskjær.

 (Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

Il tecnico norvegese ha preso molte scelte nette. Prima di tutto la difesa, che deve sempre giocare a 4, anche quando, come è successo contro il Leicester, non viene schierato Wan-Bissaka laterale destro. Si adatta Victor Lindelöf, anche se non riesce a spingere come il suo compagno di squadra. L’altra certezza è la catena centrale di gioco che è formata da McTominay, Bruno Fernandes e Martial. L’idea è far correre il più velocemente possibile il pallone in verticale attraverso questa spina dorsale, per poi trovare compagni in movimento che possano essere pericolosi.

Bruno Fernandes è il cuore di tutto. Da quando è a Manchester è salito di livello e tiene in mano gioco e squadra. Nel campionato dove i numeri 10 stanno di nuovo dettando legge e sono tanto diversi fra loro (che meraviglia ogni weekend gustarsi i vari Adams, Grealish, Maddison, Firmino, Havertz, James Rodriguez, Mount), Bruno Fernandes è davvero incredibile e da guardare in ogni partita per tanti motivi.

Prendiamo l’ultimo esempio, la partita contro il Leicester. Ha fatto il gol del 2-1 su bella verticalizzazione di Cavani, ha dato l’assist per il primo gol di Rashford, ha quasi il 70% di precisione nei passaggi, tanto per la posizione in cui gioca, i palloni che tocca (66 tocchi, primo dopo i tre che impostano dal basso, Maguire, Bailly e Fred) e i compiti che svolge (sempre nel vivo, tanto che ha anche 4 palle perse).

(Photo by Carl Recine -Pool/Getty Images)

Ma anche difensivamente è fondamentale e molto bravo. Marca e non scherma il regista basso e nella partita contro i Foxes è terzo nella sua squadra per contrasti vinti e primo per falli commessi. Solskjær gli chiede di frenare l’impostazione altrui e lì lui diventa ancora una volta l’ago della bilancia.

Fa anche un’altra cosa interessante. Gli attaccanti cambiano di continuo la loro posizione. Ormai lo fanno quasi in automatico, senza che l’allenatore lo chieda in maniera esplicita. In partenza gioca Martial centrale, abbassandosi tanto e Rashford a sinistra, il quale si accentra con la palla soprattutto. Ma in un attimo Rashford si avvicina a Martial e gioca da seconda punta pura, oppure va a destra. In questi cambi continui, Fernandes riesce a essere più libero e a influire in maniera determinante anche da una posizione laterale. Nell’ultima partita ha crossato più di tutti e su uno di questi cross Rashford non si capisce come abbia fatto a sbagliare.

Ma non solo Fernandes. Degli attaccanti abbiamo detto, anche se non riescono ancora a essere dei veri killer d’area, lo scozzese McTominay è colui che è più migliorato rispetto allo scorso anno e vicino a lui gioca Fred, per il quale Solskjær chiede compiti alla Kanté, soprattutto nel pressing sulla ricostruzione avversaria, anche se i tempi non sono sempre perfetti e James, bravo nel fare tante cose utili e nel dare qualità agli appoggi. In difesa Maguire tende a non strafare, così come Bailly o Lindelof che lo accompagnano.

(Photo by Carl Recine – Pool/Getty Images)

Ma la rosa del Manchester United non ha solo questi calciatori con altri di secondo livello seduti in panca. Ogni partita si siedono a debita distanza fra loro i vari Paul Pogba, Edinson Cavani, Mason Greenwood, Jesse Lingard, Nemanja Matić, Donny van de Beek. Sono grandi calciatori e alcuni di loro campioni veri, come ha dimostrato Cavani contro le Foxes, servendo dopo pochi minuti che era entrato in campo Fernandes. Non utilizzarli richiama l’assunto iniziale, secondo il quale Solskjær ha ormai iniziato a scegliere secondo la sua logica e non quella ovvia, ma allo stesso tempo una società che ha quei campioni e quegli stipendi in rosa chiede maggiore chiarezza.

Non si può sperperare Pogba o almeno venderlo senza renderlo di nuovo appetibile. Non si può buttare via Lingaard, dopo che in Russia ai Mondiali aveva dimostrato di essere un giocatore di equilibrio molto utile. Si deve capire come incastrare Donny van de Beek in questo centrocampo, dato che è l’ultimo acquisto molto costoso (39 milioni di euro) e che utilizzato al meglio può fare sfracelli.

All’inizio parlavamo di ricostruzione proprio perché il Manchester United è ancora un cantiere aperto. Ma almeno chi ci passa davanti capisce che tipo di costruzione si sta cercando di fare. Se poi tutto andrà al posto giusto e oltre ai muri portanti si creeranno anche gli arredi e i decori, ovvero i dettagli che portano una squadra a lottare davvero per tutto, serve ancora del tempo e soprattutto delle giuste scelte di mercato, che partano da cessioni intelligenti.
Restiamo a guardare, con la voglia di capirne ogni giorno di più.  

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