Silent Check

L’ossessione di Allegri

By 18 Aprile 2019

Allegri è un ossessionato, parliamoci chiaro. Allegri è uno che sorride ringhiando, che ride tendendo i muscoli, livorneggia su ogni tema e abbassa i toni della serietà per prepararsi alla guerra a casa sua, da solo, mai davanti alle telecamere. Maxima concentrazione per il suo obiettivo, quello per cui rimarrà un altro anno ancora alla Juve: la Champions League.

«Se non vinceremo quest’anno ci riproveremo l’anno prossimo», il video virale che fa ripetere la frase in loop al tecnico toscano con in sovrimpressione tutti gli anni in cui i bianconeri non hanno vinto il trofeo, che dal 1996 iniziano a essere tanti. Ma Allegri, come detto, ha la sua ossessione, la sua febbre. Come Coppi per Bartali, Lauda per James Hunt, Sampras per Agassi. Quel pensiero inchiodato al centro dei desideri che se passasse una stella cadente davanti ai suoi occhi non avrei un solo dubbio su quale richiesta sussurrerebbe Max, sempre tra sé e sé, mai innanzi alle orecchie di chiunque.

Perché l’ossessione consuma, logora, impone serietà. Impone un’attenzione claustrofobica, un debito con il proprio futuro; qualsiasi risultato arriverà non sarà mai importante per davvero fino a quando quella, l’ossessione, non sarà saziata. La Champions League che da troppi anni gli sta sfuggendo di mano, per Allegri è ormai una questione di lotta grecoromana con l’uomo che incrocia tutte le mattine davanti allo specchio, appena si sveglia, prima di lavarsi i denti, farsi la barba e andare al campo di allenamento.

Da quella panchina non si alzerà fino a quando la fame non sarà estinta nell’unica maniera possibile. Alzare la coppa. E poi, di certo, andare via da vincente, non con l’etichetta dell’eterno secondo, colui che stravinceva in Italia ma che per l’Europa non aveva l’abito adatto. Inaccettabile per l’allievo di Galeone, calcio champagne e strafottenza cosmica.

Opinione mia: ci riuscirà. Perché quell’ossessione gli aggiunge una ruga in più sul viso ogni anno. Una lacrima per ogni occasione sciupata. Una cicatrice in più da esporre in battaglia. Un ruggito ancora nel cuore, pronto al momento di gloria che gli donerà l’immortalità.

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