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Lukaku è l’uomo giusto per l’Inter?

By 17 Luglio 2019

Lukaku è un giocatore molto diverso da Icardi: non attacca la profondità come Maurito, ha più atletismo, e per quanto non sia abile nelle sponde è capace comunque di aprire spazi per i compagni. Non vincerà da solo, ma comunque potrebbe aiutare l’Inter a cambiare volto

Il cronometro scorre veloce a Rostov. Il Belgio ha seriamente rischiato una clamorosa eliminazione agli ottavi di finale del Mondiale contro il Giappone, ma ha rimesso apposto la partita con i gol di Vertonghen e Fellaini. Al minuto 94, quando i supplementari sembrano sempre più concreti, Courtois agguanta un pallone in uscita e lo serve immediatamente con le mani a De Bruyne, il centrocampista percorre 60 metri di campo palla al piede e scarica su Meunier, che da destra serve un cross basso su cui Chadli irrompe per il tap-in che vale il passaggio ai quarti.

In questa azione perfetta di contropiede, quattro giocatori toccano il pallone, uno dei quali con le mani. Poi ce n’è uno che il pallone non lo tocca, lo vede e decide di lasciarlo passare, facendo la giocata più bella di tutta la partita. In quel velo al 94′ di una partita spesa in una rincorsa disperata contro il tempo e l’inferno, c’è tutto il calcio di Romelu Lukaku. Un calcio fatto di intelligenza oltre che di potenza e velocità, di astuzia più che di tecnica. Se avesse provato a controllare quel pallone, Lukaku probabilmente lo avrebbe perso, e il Belgio sarebbe stato costretto ai supplementari. Schivandolo è invece risultato determinante ai fini del risultato.

Il modo più rapido che abbiamo per giudicare un attaccante è contarne i gol. Lukaku ne ha sempre fatti tanti, sempre in doppia cifra quando ha giocato da titolare, con un titolo di capocannoniere del campionato belga e uno della Europa League. Fanno 187 in 411 partite con i club, altri 48 in 81 con la nazionale, a 26 anni appena compiuti. Ma i gol non bastano a definire un attaccante, contano certo, altrimenti Petagna varrebbe Vieri, ma non bastano. Ci sono diverse cose che contano, alcune possono essere misurate coi numeri, altre no. Se dovessimo usare le prime per rispondere alla domanda “che giocatore è Lukaku”, probabilmente, non gli renderemmo un buon servizio.

Nell’ultima stagione col Manchester United, il centravanti belga ha distribuito pochi passaggi (16,7 a partita), sbagliandone uno su tre, ha avuto un numero basso di passaggi chiave (0,7) e ha messo insieme un solo assist. Sono cifre che stridono con la tendenza ad abbassarsi spesso per ricevere il pallone in una posizione che gli permetterebbe di giocare di sponda se solo la sua efficacia in questo fondamentale non fosse minata da un primo controllo spesso approssimativo. Pur essendo alto 1 metro e 90, gioca solo 6,7 duelli aerei a partita (il 32esimo tra i centravanti della Premier) vincendone comunque più di quanti ne perde (3,5 contro 3,2). Lukaku è uno che tocca pochissimi palloni, il punto è che, come abbiamo raccontato in apertura di questo pezzo, è capace di incidere anche così.

In un suo articolo del 2017, quando giocava nell’Everton e stava vivendo la migliore stagione in Premier della sua carriera, il giornalista del Guardian Jonathan Wilson lo definì “un attaccante vecchio quanto il calcio stesso”, mettendone in evidenza le caratteristiche fisiche da centravanti vecchio stampo, uomo d’area atleticamente dotato, che tira quasi esclusivamente da dentro i 16 metri e ha un eccellente percentuale realizzativa. Due anni dopo, lo stesso Wilson, ha aggiustato il tiro in un altro articolo in cui teorizzava come probabilmente Lukaku sia stato finora valutato secondo parametri sbagliati, l’ha chiamato “all-around striker” e di lui ha detto: “Potrà pure avere un petto che sembra richiedere che la palla gli venga spedita contro, ma è probabilmente migliore quando il pallone viene giocato di fronte a lui”. Insomma, non il classico centravanti “vecchio come il calcio stesso” abile spalle alla porta (fondamentale in cui Lukaku è in realtà piuttosto mediocre) ma uno che ama portare palla e giocare l’uno contro uno. Non è un caso che alcune delle sue partite migliori (come il quarto di finale del Mondiale Russia 2018 contro il Brasile) le abbia giocate defilato sulla destra, da dove può rientrare per calciare sul piede forte e sfruttare i metri di campo lasciati sguarniti dal terzino di spinta avversario.

Lukaku Inter

Lukaku diventa devastante quando può esprimere la sua progressione. I test pre stagionali del Manchester United l’hanno confermato tra i più veloci della squadra (e del mondo) con punte di 36 chilometri orari. Quando ha spazio per allargare la falcata esistono pochissimi difensori al mondo in grado di fermarlo. Anche i dati sui chilometri percorsi in partita lo definiscono più come uno sprinter da allunghi brucianti che come un podista (è uno dei giocatori che corrono meno in tutta la Premier). Soprattutto è un giocatore intelligente e perfezionista, che conosce i propri punti deboli e anziché intestardirsi nel migliorarli si è inventato uno stile di gioco in cui massimizzare quelli di forza.

È uno che studia, Lukaku, quando non gioca guarda gli altri giocare. Partite in diretta ma anche vecchi incontri registrati. Studia i movimenti dei grandi attaccanti, li confronta coi suoi, cerca di capire come può diventare ancora più efficace. Un esercizio che negli ultimi anni ha svolto in nazionale con Thierry Henry, col quale si sedeva a parlare di azioni precise in partite precise, cercando pregi e difetti. Lukaku corre poco, ma non è pigro. A modo suo è un perfezionista, non lasciatevi ingannare dallo sbadiglio con cui è stato immortalato mentre spingeva i pedali della cyclette a Perth.

Ora la domanda è se sia il giocatore giusto per l’Inter. La risposta è che sicuramente è un giocatore profondamente diverso da Mauro Icardi: non attacca la profondità come Maurito, ha più atletismo, e per quanto non sia abile nelle sponde è capace comunque di aprire spazi per i compagni entrando nelle azioni anche senza dover necessariamente toccare il pallone. È diverso anche da Dzeko, così diverso che potrebbe persino coesistere con lui. Ma è un giocatore che piace tantissimo a Conte, che lo voleva con sé alla Juve, nel 2014, prima di andar via a pochi giorni dall’inizio del ritiro, e l’avrebbe voluto ancora al Chelsea, nel 2017, quando Romelu lasciò l’Everton per trasferirsi al Manchester United.

Lukaku Inter

Il prezzo fissato dai Red Devils, 83 milioni di euro, può sembrare fin troppo alto per un centravanti con un controllo di palla rivedibile che non gioca spalle alla porta, non è fortissimo di testa, non attacca la profondità. Eppure è perfettamente coerente con il mercato attuale e il curriculum di un ragazzo che segna con regolarità impressionante da quando aveva 16 anni, con il club e la nazionale, e che finora non ha mai vissuto una stagione veramente deludente. Non vincerà un campionato da solo, ma potrà aiutare l’Inter a cambiare volto. Conte ha già deciso, e probabilmente non si sbaglia.

Foto: Getty Images.

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