Feed

L’ultimo gol di Roberto Pruzzo

By 28 Giugno 2019

Il 30 giugno del 1989 il bomber dava il suo addio al calcio. L’attaccante, che vestiva la maglia della Fiorentina, segnò una rete contro la “sua” Roma estromettendo i giallorossi dalla Coppa Uefa

L’incrocio del destino che attende Roberto Pruzzo il 30 giugno del 1989 sembra deciso da un demone del pallone, che non di rado si diverte a regalare scenari degni di un romanzo. Quel giorno di trent’anni fa si conclude una stagione lunghissima per la Serie A, iniziata in ritardo a causa delle Olimpiadi di Seul in programma tra settembre e ottobre. Al termine delle 34 giornate di un campionato dominato dall’Inter dei record di Trapattoni (che colleziona 58 punti su 68 disponibili, visto che la vittoria all’epoca ne vale due), Roma e Fiorentina si trovano appaiate in settima posizione, che vale l’ultimo posto per qualificarsi in Coppa Uefa. Da regolamento, in caso di parità, non si ricorre alla classifica avulsa o alla differenza reti, ma si disputa uno spareggio: giallorossi e viola si dovranno perciò sfidare in gara unica, con eventuali supplementari e rigori, a Perugia, venerdì 30 giugno 1989.

Le due squadre sono reduci da una stagione non brillante. La Roma, soprattutto, ha deluso tanto che il presidente Dino Viola, a un certo punto del campionato, ha sostituito l’amato Nils Liedholm con l’allenatore della Primavera Luciano Spinosi, salvo poi tornare sui suoi passi dopo un mese. La Fiorentina invece, guidata in panchina dagli ex romanisti Sven Göran Eriksson e Sergio Santarini, ha peccato di continuità, pur potendo contare su un tandem d’attacco formato da Roberto Baggio (15 gol stagionali in campionato) e Stefano Borgonovo (14 reti). Tra i rincalzi viola c’è anche Roberto Pruzzo, agli sgoccioli di una carriera che lo ha reso il cannoniere più prolifico nella storia della Roma.

Il Bomber era arrivato in Toscana a fine settembre 1988 da svincolato giallorosso, preferito da Eriksson all’uruguaiano Diego Aguirre, meteora viola, impiegato soltanto in Coppa Italia per qualche settimana estiva e poi bocciato. Pruzzo però non ricambia adeguatamente la fiducia dell’allenatore svedese, è arrugginito: delle 34 gare di campionato ne gioca appena 13, di cui una sola da titolare, senza mai provare la gioia del gol. Per quello spareggio del 30 giugno 1989 Eriksson gli regala comunque la maglia numero 9, dal momento che Borgonovo è squalificato. Il 34enne centravanti di Crocefischi è ancora amatissimo dai tifosi della Roma, che l’anno precedente, al momento dell’addio dopo dieci anni in giallorosso, gli hanno regalato una toccante coreografia con la scritta “106 volte grazie”, tante quanti i gol realizzati da attaccante romanista. E ancora 19 giorni prima dello spareggio di Perugia, quando Roma e Fiorentina si erano affrontate in campionato al Flaminio, la Curva Sud, delusa dall’andamento della gara (Völler segnerà il gol del 2-1 romanista solo negli ultimi istanti del match), aveva chiesto a gran voce a Eriksson di dare quantomeno spazio all’ex idolo: “Fai entrà, fai entrà, fai entrà Roberto! Oh svedese fai entrà Roberto”, era il coro degli ultras capitolini verso il tecnico dei toscani. Pruzzo, al Flaminio, era rimasto in panchina, ma stavolta, nell’ultimo atto della stagione (e forse della sua carriera) il Bomber può giocare titolare.

Roberto Pruzzo.

Venerdì 30 giugno 1989 Fiorentina e Roma scendono in campo al Renato Curi di Perugia alle 17, in un pomeriggio caldissimo. Nella formazione viola ci sono, tra gli altri, Landucci, Dunga, Baggio e l’altro ex giallorosso Alberto Di Chiara, nella Roma invece Tancredi, Nela, Manfredonia, Collovati, Völler, Giannini e Massaro. I brasiliani Renato e Andrade, grandi delusioni della stagione, sono ormai ai margini della squadra titolare: il primo è in panchina ed entrerà nella ripresa, il secondo invece da mesi è stato ampiamente bocciato da Liedholm.

I viola partono forte e chiudono il match già al 12’ con un’azione che si sviluppa sulla sinistra: Di Chiara scende sul fondo e appoggia all’indietro verso Baggio, tocco morbido in mezzo all’area e colpo di testa vincente proprio di Pruzzo. L’ex bomber romanista non esita a esultare, correndo incontro a Salvatori che lo abbraccia. Non segnava un gol da oltre un anno e mezzo. La partita è tesa, il risultato non cambia: ai giallorossi viene annullata una rete di Di Mauro per fuorigioco, un tifoso romanista tenta l’invasione di campo, Pin è colpito da un oggetto proveniente dagli spalti e, nel finale, capitan Giannini si fa espellere.

Al fischio conclusivo dell’arbitro Pezzella i calciatori viola si abbracciano, mentre la Roma lascia il campo delusa e fuori dall’Europa. Il match winner Pruzzo è già sotto la doccia, sostituito da Davide Pellegrini, probabilmente a riflettere sullo strano epilogo della sua carriera, che si conclude là: «Purtroppo è la legge dell’ex che anche in questo caso ha voluto la sua parte – spiega ai giornalisti all’uscita dagli spogliatoi – sono entrato in campo con l’emozione di giocare contro i miei vecchi compagni. Oggi è stata la mia ultima partita. Sotto il braccio – aggiunge mostrando un pacchetto ben confezionato – ho messo la maglietta e le scarpe da appendere al chiodo».

Roberto Pruzzo

Il Bomber saluta tutti, con suoi baffoni e l’aria imbronciata, chiudendo la sua storia di gol in Serie A proprio come l’aveva iniziata, segnando alla Roma: perché anche la prima rete nel massimo campionato l’aveva realizzata ai giallorossi, da avversario, con la maglia del Genoa il 3 ottobre 1976 a Marassi. In mezzo poi c’erano state dieci stagioni da protagonista in giallorosso. Ma quel 30 giugno di trent’anni fa la sua lunga militanza romanista diventa quasi un espediente narrativo, come se un regista del calcio avesse scritto tutto prima.

 

 

 

Leave a Reply