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L’ultimo gol di Ronaldinho in Europa

By 24 Novembre 2020

Nel novembre del 2010 contro l’Auxerre in Champions il fuoriclasse brasiliano andava a segno con la maglia del Milan, prima di essere ceduto al Flamengo di lì a poche settimane

Triste, solitario y final. Questa è l’ultima versione di Ronaldinho, finito in carcere in Paraguay per esserci entrato con un passaporto falso (come il fratello Roberto) e poi trovato positivo, come tanti colleghi, al Covid-19. Ultimi sei mesi da incubo per l’ex fuoriclasse brasiliano con pochi lampi da ricordare, ad esempio le partitelle giocate, e pare pure vinte, in prigione assieme agli altri galeotti. L’ombra del campione che fu, l’epilogo deprimente di una vita passata a illuminare le scene: un’era, quella del Ronaldinho calciatore, quasi irripetibile, tra gol, magie e sorrisi, e che nel novembre del 2010, il 23 novembre per la precisione, vedeva l’ultima gioia personale del brasiliano in Europa, prima dell’addio al Milan e al ritorno in Brasile. Una partita non memorabile in sé, contro l’Auxerre in Champions, ma da ricordare appunto per questo motivo. 

 

Riserva

Anche l’ultimo periodo di Dinho in rossonero è abbastanza triste, solitario y final. Niente carcere o virus di mezzo, per fortuna, ma una condizione evidente di rincalzo dei titolari. Dall’estate del 2010, infatti, l’allenatore del Milan è Massimiliano Allegri, arrivato in sostituzione di Leonardo, e l’ex Pallone d’Oro è una delle prime vittime (assieme forse ad Andrea Pirlo) del pragmatismo tattico del tecnico livornese: gli intoccabili davanti sono i nuovi acquisti Ibrahimovic e Robinho, o Pato quando non è infortunato. E per non sbilanciare la squadra il buon Max si è inventato un mediano in più, Flamini, avanzando Seedorf dietro le punte o Kevin-Prince Boateng, potendo disporre di una rosa ricchissima, di certo più di quelle delle rivali italiane.

Il gol di Ronaldinho contro l’Auxerre (PHOTO JEAN MARIE HERVIO)

Una scelta dovuta anche all’infortunio che a metà ottobre toglie di mezzo Ronaldinho, facilitando le scelte di Allegri. In sua assenza la quadratura del cerchio è completa, il Milan così riequilibrato vince quattro partite su cinque in campionato perdendo solo in casa contro la Juventus. In Champions il brasiliano gioca un’ora contro il Real Madrid in un pareggio 2-2 che ha spianato la strada per il primo posto nel girone a favore degli spagnoli, ma per il resto è quasi un corpo estraneo, per qualcuno in rotta con l’allenatore, anche se Dinho smentisce.

Finché reggono i risultati Allegri è inattaccabile, nonostante il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, lo stuzzichi e Adriano Galliani, amministratore delegato, dopo il 2-0 preso nei denti dal Real Madrid in Champions, sempre nel girone ma nella partita “d’andata”, dichiari candidamente di aver pensato “di perdere 5-0” vista la facilità dei Blancos nel disporre a piacimento dei rossoneri.
In tre mesi di stagione, comunque, Ronaldinho non ha ancora segnato. Ha fornito tre assist in campionato e uno in Champions, ma è poco, troppo poco per un calciatore che comunque in quel periodo è tornato nel giro della Nazionale, richiamato dal commissario tecnico Manu Meneizes, dopo un anno e mezzo di assenza.

Il 23 novembre del 2010, intanto, il Milan si gioca la qualificazione agli ottavi di Champions League allo stadio Abbé Deschamps di Auxerre: con un punto di vantaggio sull’Ajax, nel frattempo impegnato in casa contro il Real, può con una combinazione favorevole di risultati centrare l’obiettivo con una giornata d’anticipo. I francesi sono già caduti 2-0 all’andata con la doppietta nel finale di Ibrahimovic. Nel secondo gol notevole accelerazione e assist di Ronaldinho.

 

Il punto esclamativo

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

L’Auxerre di quel periodo è una squadra qualitativamente modesta. È in Champions League perché è arrivato terzo nella precedente Ligue 1 e dopo aver eliminato nel preliminare lo Zenit di San Pietroburgo. Non c’è più l’immenso Guy Roux in panchina, il tecnico rimasto per 43 stagioni non consecutive a dirigere i biancoblù, uno per cui la Federcalcio Francese ha dovuto riscrivere le regole consentendogli di lavorare oltre i 65 anni, età massima fin lì concessa per gli allenatori. Al suo posto c’è Jean Fernandez, un pied noir, un francese nato in Algeria quando questa era ancora una colonia transalpina, che in passato ha lanciato Zinedine Zidane e Franck Ribery. La stella della squadra è uno sloveno che di lì a tre anni finirà proprio al Milan: Valter Birsa. Dovesse vincere, peraltro, l’Auxerre tornerebbe prepotentemente in corsa per la qualificazione agli ottavi.

Allegri alla vigilia: “Ronaldinho? Sta lavorando per recuperare il posto in squadra. Io ho convinto tutta Europa che siamo più forti senza di lui? Io non ho convinto proprio nessuno, perché Dinho è sempre dentro il gruppo”. Però ancora una volta lo lascia in panchina. Il motivo? “A volte contro squadre molto aggressive bisogna sbagliare poco”. Quindi di nuovo con la formula dei tre mediani più l’immarcescibile stakanovista Ibrahimovic, affiancato da Robinho e supportato da Seedorf.

La partita non è tra le più indimenticabili nella storia del Milan, che in quella stagione di rado sarà spettacolare, ma senza dubbio molto concreto, fino alla vittoria del campionato. Le occasioni sono poche e la migliore capita sui piedi di Gattuso verso la fine del primo tempo, ma l’attuale allenatore del Napoli spedisce alto da buona posizione. L’Auxerre combina poco e quel poco viene neutralizzato dalla difesa rossonera, che ha in Nesta-Thiago Silva una coppia da leccarsi i baffi in Europa. Insomma, nella terra di uno dei vini bianchi più buoni e apprezzati del mondo, lo Chablis, c’è poco da brindare.

 PHOTO JEAN MARIE HERVIO / DPPI 

In compenso il Milan in quel periodo ha un Ibrahimovic che oltre a essere intoccabile e insostituibile tende a metterla dentro con continuità. È ciò che accade dopo venti minuti nel secondo tempo, quando scarica una palla vagante alle spalle del portiere francese Sorin: passaggio filtrante di Seedorf per Robinho, lo stopper Dudka in scivolata anticipa il brasiliano, ma regala un assist involontario allo svedese, che con un destro violentissimo dal limite dell’area segna il suo decimo gol stagionale e mette la partita in discesa per i rossoneri. 

Anche Ronaldinho, che è andato a scaldarsi insieme al resto della panchina, applaude il capolavoro di Ibrahimovic, già totem della squadra. Col suo berretto di lana e il sorriso aperto a mostrare i soliti dentoni, forse non se lo aspetta neanche di entrare, specie dopo che il primo cambio di Allegri è Boateng per Seedorf. Mancano cinque minuti al termine e la sostituzione la chiama, stravolto, proprio Ibra, e a quel punto, senza altri attaccanti in panchina, tocca al brasiliano, con una maglietta a maniche lunghe perfino troppo grande per la sua taglia.

Fascetta sulla fronte, capelli raccolti in una coda, scaldacollo in lana, la prima cosa che fa in campo è stoppare di spalla con nonchalance un calcio di punizione proveniente dalla difesa: un gesto che più alla Ronaldinho non si può, tanto che la tv ne ripropone il replay anche se la giocata è stata inutile perché l’arbitro aveva fermato l’azione per ammonire Nesta che stava perdendo tempo.
La seconda giocata che fa è un colpo di tacco per nessuno, che regala palla all’Auxerre. In compenso i francesi sono stanchi e non ne hanno più, il ritmo si abbassa ancora e il Milan gestisce, con Dinho che tiene il pallone senza che nessuno glielo tolga: anzi, subisce anche un fallo a centrocampo dopo essere sgusciato via a un paio di avversari.

 (Photo by Getty Images)

Quando la partita sta per imboccare i tre minuti di recupero Robinho si inventa un auto-assist di tacco dalla linea laterale destra, liberandosi di ben due difensori francesi, e serve al limite dell’area il connazionale con la maglia numero 80. Nessuno dell’Auxerre contrasta Ronaldinho mentre col pallone tra i piedi caracolla verso il centro, è una situazione di assoluto controllo della situazione, il brasiliano potrebbe fare ciò che vuole, forse fintare e tentare un destro, e forse è ciò che pensa, ciò che battezza, il portiere Sorin, che rimane a coprire di più il palo alla sua sinistra. Dice tra sé e sé che magari adesso Coulibaly, l’altro centrale difensivo, andrà in contrasto, chiudendogli la conclusione con il piede mancino.

Infatti Dinho punta Coulibaly, piantato dentro l’area, e gli balla attorno, attendendo che compia un passo falso o un movimento scomposto, ma l’altro non ha intenzione di lasciarsi distrarre. Qui il brasiliano capisce che deve fare da solo: non può aspettare il sostegno di nessun compagno, è a 12-13 metri dalla porta avversaria, ha un difensore di fronte e uno pronto a intervenire alla sua destra e non c’è più tempo per cincischiare.

© Federico Tardito / LaPresse

Con il piede destro allora si sposta il pallone sul sinistro quel tanto che basta a guadagnare una decina di centimetri; adesso ha il mirino libero, vede che ha spazio per tentare il colpo da biliardo all’angolino, in diagonale, alla destra del portiere Sorin, ancora un po’ troppo sbilanciato dall’altra parte e che sta venendo avanti per coprire ulteriormente lo specchio.

Non c’è nemmeno bisogno della potenza, la parabola del tiro è leggermente arcuata ma precisissima, imprendibile per chiunque. È il 2-0 del Milan, che chiude la partita e regala la prima gioia personale della stagione al fuoriclasse brasiliano. L’ennesimo gol inventato dal nulla, un po’ da spiaggia o da calcetto, come quello celebre di punta al Chelsea quattro anni prima, una rete con una traiettoria vista solo da lui in uno spazio visto anche questo solo da lui.

Allora, però, era al top del rendimento, adesso in quel 23 novembre 2010 solo una riserva a caccia di una bella prestazione per ringalluzzire il morale. Un gran gol che però non basta a ridargli una maglia da titolare, visto che in gennaio per 3 milioni tornerà in Brasile, al Flamengo. Troverà il tempo di vincere anche la Copa Libertadores (diventando uno dei soli dieci giocatori ad aver centrato l’accoppiata con la Champions League) con l’Atletico Mineiro nel 2013, dimostrando di non essere proprio un giocatore finito.

 (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Certo, quel gol all’Auxerre è l’ultimo di Ronaldinho in Europa, il continente dov’è diventato grandissimo tra Paris Saint-Germain, Barcellona e, anche se un po’ appannato, Milan. Ci tornerà, in Europa, con la maglia del Brasile, ma senza segnare mai. Senza di lui i rossoneri usciranno agli ottavi di finale contro il Tottenham: 0-1 a San Siro, 0-0 a Londra. Chissà che non potesse tornare ancora utile Ronaldinho in quel doppio confronto.

One Comment

  • aleimpe ha detto:

    Ronaldinho fu celebrato come il colpo di mercato del Milan del 2008, a chi giovò ? al Barcellona che liberatosi di lui, con forse la squadra più forte che si mai vista in questo secolo vincerà tutto quello che c’era da vincere nella stagione 2008-2009!!!

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