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L’ultimo sorriso della DDR in Europa

By 26 Novembre 2020

Trent’anni fa Torsten Gutschow, delatore assoldato dalla Stasi, segnava un gol a suo modo storico in Malmoe-Dynamo Dresda di Coppa Campioni: nessun’altra squadra della Germania Est, un’entità già scomparsa nel frattempo, ne avrebbe avuto più l’occasione

 

Essere campioni della Germania Est nel novembre del 1990 ormai non significa quasi nulla. Vincere la Oberliga, il campionato della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca, ha il sapore amaro dell’inutilità. Già, perché la Germania Est di fatto non esiste già più. Un anno prima, il 9 novembre del 1989, la caduta del Muro di Berlino ha chiuso un’epoca, una ferita nel cuore dell’Europa, che andava avanti dal 1945 con la divisione della città in due zone e dal 1961 con la costruzione, appunto, del Mauer.

Due mondi vicinissimi e opposti, destinati a ricongiungersi di lì a qualche mese con il collasso della DDR, cancellata dalla storia ma non dalla memoria, il 3 ottobre del 1990: Germania riunita, addio alle Trabant, le auto-simbolo dell’Est, addio alle due nazionali di calcio, la Ovest campione del mondo e la Est, che si arrabattava in qualche modo senza mai riuscire a qualificarsi per un Mondiale o un Europeo pur avendo giocatori di spessore, che torneranno utile quando di Mannschaft ce ne sarà una sola.

Essere campioni della Germania Est nel novembre 1990 è un “onore” che spetta alla Dynamo Dresda, per l’ottava volta vincitrice della Oberliga (due in meno della Dynamo Berlino, la squadra di regime per eccellenza, anzi della Stasi, il servizio segreto della Germania Est) e quindi di diritto partecipante alla Coppa Campioni.

Si sa già che quella sarà l’ultima volta per una squadra della DDR. È quindi un reperto archeologico preventivo, la Dynamo Dresda, in quella competizione. Eppure finché si è in corsa, si dicono, mai dire mai.

 

Mercoledì di coppa

(Photo by Bongarts/Getty Images)

Tutte le partite lo stesso giorno per tre manifestazioni: Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Questo è lo stato dell’arte il 7 novembre del 1990. Uno scenario tipico del calcio a livello continentale in cui si cominciava nel primo pomeriggio per finire a tarda serata. Ci sono anche le squadre italiane coinvolte quel giorno: in Coppa delle Coppe la Sampdoria deve difendere contro l’Olympiakos l’1-0 ottenuto ad Atene, mentre in Coppa Uefa sono impegnate l’Atalanta, la Roma, il Bologna e l’Inter rispettivamente contro Fenerbahce, Valencia, Hearts of Midlothian e Aston Villa. Passeranno tutte e cinque non senza miracoli o imprese, come quelle del Bologna che rimonta l’1-3 in Scozia col 3-0 del Dall’Ara e dell’Inter che ribalta lo 0-2 del Villa Park con un 3-0 leggendario. L’Europa parla italiano, almeno in Coppa Uefa, visto che la finale sarà proprio tra l’Inter e la Roma, con i nerazzurri a trionfare.

E poi c’è la Coppa Campioni in cui il Milan, bi-campione uscente, deve andare a Bruges a strappare la qualificazione ai quarti di finale dopo il moscio 0-0 dell’andata. Ci riuscirà grazie a un capolavoro di Angelo Carbone, uno dei gregari di quella squadra piena di fenomeni. Una corsa, quella dei rossoneri, destinata a interrompersi al turno successivo contro l’Olympique Marsiglia di Papin e la “coppa dei lampioni”.

Oltre al Milan, però, gioca anche il Napoli a Mosca contro lo Spartak: nessun gol in 210 minuti tra tempi regolamentari e supplementari, e ai rigori prevarrà la squadra (ancora) sovietica dopo l’errore dal dischetto di Marco Baroni. È anche l’ultima partita che Diego Armando Maradona giocherà in Coppa dei Campioni.
Mentre Carbone tira fuori dai problemi in Milan e il Napoli cade a Mosca, a Malmoe si gioca la partita di ritorno di un altro ottavo di finale tra i campioni di Svezia e quelli della DDR, la Dynamo Dresda. All’andata è finita 1-1.

 

Quando finisce un regime

 (Photo by Steve Eason/Hulton Archive/Getty Images)

Riassumere la Germania Est in una parola è semplice, e quella parola è “delazione”. Detto più terra-terra, fare la spia, denunciare alle autorità i presunti nemici del regime comunista. E l’autorità di riferimento della DDR è la Stasi, abbreviazione di Ministero della Sicurezza di Stato. Tutti possono essere spie o spiati, nella Germania Est: tra questi delatori, incredibile ma vero, ci sono anche degli sportivi professionisti. Ad esempio, l’abbiamo appena incontrato, Torsten Gutschow, centravanti della Dynamo Dresda e capocannoniere dell’Oberliga dal 1989 al 1991 con 55 reti complessive in tre stagioni.

La sua storia come persona prima ancora che come calciatore è abbastanza da brividi. Pare che il patto con la Stasi fosse stato abbastanza semplice: spiare 60 persone, compresi dirigenti e compagni di squadra, per avere in cambio la possibilità di continuare a giocare per la Dynamo senza fare il servizio militare e sotto la minaccia di rivelare presunti “rapporti con l’Ovest” dei genitori della fidanzata.

Siamo nei primi anni Ottanta e Gutschow da Gorlitz, cittadina al confine con la Polonia (la stessa in cui è nato Michael Ballack), è appena arrivato a Dresda, dove diventerà il miglior realizzatore di sempre del club con 190 reti in tutte le categorie. Comprese le due segnate alla Roma in Coppa Uefa nell’edizione 1988-89, agli ottavi di finale, tra andata e ritorno. Una competizione di cui Torsten sarà capocannoniere con 7 gol.

Naturalmente il suo essere stato delatore per la Stasi per otto anni, seppur in maniera informale, verrà fuori tempo dopo, nel 1992, quando la situazione si sarà un po’ tranquillizzata rispetto agli ultimi rantoli di vita sia della DDR che della Oberliga. Un’ammissione che costerà all’attaccante raffiche di insulti dagli spalti e che lo spingerà forse anche per questo motivo a un periodo al Galatasaray.

LaPresse.

Un campionato, quello della Germania Est, che dopo il crollo del Muro di Berlino ha avuto un altro tipo di crollo rispetto a quello del potere politico, e cioè di attenzione da parte degli appassionati (media-spettatori inferiore alle 5mila presenze). In compenso sono aumentati gli scontri e gli atti vandalici in occasione di alcune partite, come in Sachsen Lipsia-Dynamo Berlino del 3 novembre 1990, in cui la polizia spara ad altezza uomo sui tifosi uccidendo il 18enne Mike Polley. Una situazione abbastanza fuori controllo, insomma, con molti giocatori delle squadre dell’Est che hanno approfittato subito dell’occasione per trasferirsi in Bundesliga, dove il livello e gli stipendi sono nettamente più alti e dove gli stadi non sono vetusti e abbandonati a loro stessi.

A farne le spese è stata proprio la Dynamo Dresda, che nell’estate del 1990 ha perso due dei suoi pilastri: uno è Matthias Sammer, che lascia l’Est per andare allo Stoccarda, passerà brevemente dall’Inter e troverà gloria al Borussia Dortmund, oltre che con la Nazionale tedesca riunificata fino alla conquista del Pallone d’Oro nel 1996. Una delle circa 60 informative di Gutschow alla Stasi era stata proprio su Sammer.

L’altro è Ulf Kirsten, compagno di reparto di Torsten, che passa al Bayer Leverkusen dove rimarrà per oltre un decennio tra gioie e dolori. “Era una squadra enorme”, ammetterà tempo dopo Gutschow ricordando i suoi ex compagni. Saccheggiata per pochi marchi dai club dell’ormai ex Ovest, pronti a catapultarsi su quei 10-11 ottimi giocatori di livello superiore, tipo Andreas Thom della Dynamo Berlino, anche lui comprato dal Bayer Leverkusen dopo essere stato “approcciato” da un dipendente dell’azienda farmaceutica spacciatosi per fotografo.

Torsten comunque resiste alle sirene del Borussia Dortmund e rimane alla Dynamo Dresda nonostante la squadra si sia indebolita non poco e ne diventa l’uomo-simbolo. Non smette di segnare neanche in Coppa Campioni: due gol all’Union Luxemburg al primo turno e un altro nella partita di andata degli ottavi contro il Malmoe.

 

Squalificati


Ecco dunque la partita di ritorno in Svezia. Minuto 19 ed episodio da moviola: Ralph Hauptmann, centrocampista della Dynamo, prova a entrare in area e viene falciato dallo stopper Vonderburg. Siamo al limite, è questione di centimetri, perché il fallo forse è sulla linea dell’area, se non fuori. Tuttavia l’arbitro scozzese Waddell non ha dubbi e fischia il rigore. Dal dischetto Gutschow opta per la rasoiata alla destra del portiere Fedel, che intuisce il tiro, tocca il pallone, ma non gli è sufficiente.

Anche il Malmoe (che nel frattempo ha gettato nella mischia un giovane attaccante di colore ma svedesissimo che si chiama Martin Dahlin e che giocherà tempo dopo alla Roma) ha bisogno di un rigore per pareggiare: questo ben dentro l’area di rigore, con Ratke ad affossare Engqvist mentre sta per calciare a rete da pochi passi. Dagli undici metri il terzino sinistro Persson, col suo piede preferito, riporta la situazione sull’1-1, risultato che resisterà fino alla fine dei supplementari.

Dopodiché, è lotteria. Chi è il primo a tirare, e a sbagliare? Persson. Sembra la ripetizione del rigore del pareggio, ma stavolta il portiere della Dynamo, Ronny Teuber, è più reattivo e devia il tiro fuori. Da lì in avanti non sbaglia più nessuno. Il penalty decisivo è ancora di Gutschow, con piccolo fuori programma: intanto questo lo tira di sinistro, ma se lo fa parare dal portiere Fedel. Esultanza strozzata sul nascere, perché l’arbitro Waddell ordina di ripetere tutto. Il motivo? L’estremo difensore si è allontanato troppo dalla linea di porta. Allora Gutschow, di nuovo di destro, può calciare di nuovo e spiazzare Fedel, regalando i quarti di finale alla Dynamo.

Nel turno successivo per i gialloneri di Dresda l’avversario si chiama Stella Rossa. Al Marakana di Belgrado non c’è partita, è un 3-0 con le reti di Prosinecki, Binic e Savicevic, una più bella dell’altra. Al ritorno, e qui torniamo alle tensioni negli stadi dell’ex DDR, la partita non finisce: viene infatti sospesa sul 2-1 per la Stella Rossa (tanto per cambiare per la Dynamo ha segnato Gutschow) con il pubblico che comincia a tirare oggetti in campo, cercando di colpire Prosinecki in procinto calciare un angolo. L’Uefa dà partita persa a tavolino ai tedeschi per 3-0, quindi è come se la gara non si fosse mai giocata. La Stella Rossa poi vincerà la Coppa Campioni battendo l’Olympique Marsiglia ai rigori nella finale del San Nicola di Bari.

Fine ingloriosa sul campo, quindi, per la Dynamo Dresda in una stagione che anche per le altre squadre della Germania Est in Europa non è andata bene. Fuori subito lo Schwerin in Coppa delle Coppe contro l’Austria Vienna, Chemnitzer out al primo turno di Coppa Uefa con il Borussia Dortmund e Magdeburgo eliminato al secondo turno dal Bordeaux senza segnare nemmeno un gol, lo stesso giorno della partita tra la Dynamo e il Malmoe. Alla fine l’ultima squadra della Germania Est a passare un turno in una coppa europea sarà proprio la Dynamo Dresda grazie a quella rete di Gutschow in Svezia.

Fine della stagione, fine dell’Oberliga e del calcio nella peraltro già defunta Germania Est. I verdetti dell’ultimo campionato e dell’ultima Coppa nazionale porteranno l’Hansa Rostock in Coppa Campioni, Stahl Eisenhüttenstadt in Coppa delle Coppe, Erfurt e Hallescher in Coppa Uefa. Tutte squadre che nell’estate del 1991 verranno inglobate dalla federazione tedesca riunificata, con Hansa e Dynamo Dresda in Bundesliga in quanto prime due classificate dell’ultima Oberliga. Gli anseatici retrocederanno dopo un grande inizio, mentre la Dynamo si salverà nel campionato vinto dallo Stoccarda di Sammer e dell’allenatore Christoph Daum, un altro nato nella DDR.

Quindi allora sì, l’ultimo sorriso della Germania Est in Europa, una Germania Est fantoccio sulle carte geografiche e in politica ma ancora esistente nel calcio, è stato quello di Gutschow contro il Malmoe. Anche questa è Ostalgie.

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