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L’unicità di Luca Gotti

By 15 Dicembre 2019

Prima ancora che per la sua filosofia di gioco, l’allenatore ad interim dell’Udinese si sta segnalando per il suo essere controcorrente. In un mondo dove si lotta per una panchina, lui è l’unico a voler tornare a vestire i panni del vice

Chissà quanto starà mancando papà Dino in queste settimane a Luca Gotti, l’allenatore ad interim dell’Udinese, che non ne vuole sapere di diventare in pianta stabile tecnico titolare in Serie A: «Non ci ho preso gusto, assolutamente – ha spiegato a Sky Sport dopo il recentissimo pareggio dei friulani con il Napoli – anzi, spero di togliermelo presto, questo gusto». Dino, allenatore di lungo corso in Veneto, scomparso nel 2015 a 70 anni, sarebbe stato un prezioso consigliere per il 52enne figlio Luca, che è stato catapultato alla guida dell’Udinese dopo l’esonero di Igor Tudor, ritrovandosi in un contesto sovraesposto rispetto a quello di vice-allenatore che aveva scelto negli ultimi dieci anni. Oggi c’è da affrontare la Juventus dell’amico Sarri (con cui ha lavorato nel Chelsea), poi c’è il Cagliari in casa prima della sosta di Natale che servirà a Gotti per decidere cosa vuol fare da grande: tornare nel “comfort zone” dell’allenatore in seconda o giocarsi la grande occasione sull’ottovolante della Serie A?

«Gotti è soprattutto un educatore e un insegnante, la sua scelta è quella di essere un “normal one”» ci spiega Sergio Sottovia, esperto di calcio veneto, conoscitore di tante piccole-grandi storie del pallone e curatore del sito Polesinesport.it. Nato nel 1967 ad Adria, proprio nel Polesine, nel sud del Veneto, Luca Gotti da calciatore è un difensore centrale affidabile: gioca soprattutto stopper, il marcatore per eccellenza, e talvolta libero. È il classico giocatore “di categoria”, titolare per molte stagioni, tra il 1986 e il 1998, nel Contarina (in cui viene allenato anche dal padre Dino), nel San Donà e nel Caerano, tutte formazioni venete che militano prevalentemente nell’Interregionale e nel Campionato Nazionale Dilettanti, l’attuale Serie D. Conosce il calcio professionistico per una sola stagione, a 27 anni nel San Donà, che nel 1994-95 sfiora la promozione arrivando secondo nel girone B di Serie C2, fermandosi alla semifinale play-off, persa contro il Fano: Gotti disputa 30 partite su 36, perno difensivo di quella squadra, guidata in panchina dall’“ultraoffensivo” Ezio Glerean.

Luca Gotti

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Nel 1998, appena 31enne, Gotti appende gli scarpini al chiodo, per cogliere l’occasione di allenare i Giovanissimi del Milan, grazie a una dritta di papà Dino, che all’epoca è osservatore del club rossonero, ruolo che ricoprirà anche all’Inter e al Bologna. L’esperienza nel settore giovanile del Milan dura una sola stagione, ma gli permette di farsi apprezzare da Demetrio Albertini e Roberto Donadoni, che si ricorderanno di lui in seguito. Nel 1999 Gotti torna nella sua terra, per farsi le ossa sulle panchine di Montebelluna (giovanili), Pievigina in Serie D (qui allena Riccardo Bigon, oggi direttore sportivo del Bologna) e poi Bassano Virtus, ancora in Serie D.

Nel 2004 è chiamato dalla Reggina (che ha Bigon come team manager) per guidare la squadra Primavera, poi, nel post Calciopoli del 2006, il vicecommissario Figc Demetrio Albertino si ricorda di lui e lo fa nominare ct della nazionale under 17. Con gli azzurrini manca due volte la qualificazione agli Europei di categoria: tra i suoi ragazzi ci sono Politano, Destro, Bertolacci, Borini, Paloschi, Caldirola e Santon. Il biennio in azzurro gli apre nuovi orizzonti e gli permette di conoscere il calcio internazionale, confrontandosi con altri metodi di lavoro: «Da ct ho capito che il mio compito non era più fare l’allenatore sul campo, ma andare a vedere un milione di partite e tanti giocatori – racconta in un meeting a Rovigo nel 2007 – ho girato l’Europa per vedere tanto calcio giovanile, in Francia, Inghilterra, Spagna e Olanda, tutte nazioni di prima fascia».

Nel 2008 si lascia però tentare dalla grande occasione, sulla panchina del Treviso in Serie B: l’inizio è all’insegna del caos perché la sua assunzione avviene il 19 luglio, nel giorno del raduno della squadra, quando è ufficializzato l’esonero di Bepi Pillon. Gotti non fa neanche in tempo a raggiungere la sua nuova squadra, che apprende in quel momento il cambio tecnico. Al raduno si presenta solo il suo vice Daniele Pasa: «Luca Gotti? L’abbiamo saputo anche noi stamattina – spiega quel giorno il veterano Gigi Beghetto, un po’ sorpreso, ai giornalisti – così come ci siamo trovati davanti Pasa. Ci sono state tante incertezze sino a questa notte».

Luca Gotti

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

A fine gennaio, con il Treviso ultimo in classifica tra mille problemi societari, il presidente Ettore Setten esonera Gotti, ma, caso più unico che raro, il gruppo dei calciatori si oppone fermamente costringendo il patron a tornare sui suoi passi. Un mese più tardi però l’esonero è irrevocabile: Setten ingaggia Abel Balbo che resiste tre settimane prima di restituire la panchina a Gotti: «I risultati non c’entrano – spiega l’ex attaccante argentino al momento del commiato – è la mancanza di organizzazione a farmi desistere. I giocatori formano un ottimo gruppo e sono pieni di buona volontà, ma mi sembra di essere il tecnico di una società dilettantistica». Gotti porta a termine la stagione senza evitare la retrocessione per poi vedere il Treviso fallire poche settimane più tardi. Chiamato a giugno 2009 dalla Triestina, nuovamente in Serie B, Gotti vive la sua ultima esperienza da allenatore capo prima dell’attuale “precettazione” da parte dell’Udinese: «Non adatterò i giocatori a me stesso, ma sarò io ad adattarmi alle loro caratteristiche» spiega al momento della presentazione sulla panchina alabardata.

La sua carriera, pur atipica, parla chiaro: non ha un modulo di riferimento ed è stato capace di giocare con la difesa a quattro o a tre, come ora nell’Udinese. A ottobre di quel 2009 viene esonerato, con la Triestina in caduta verticale, e sostituito da Mario Somma. È il momento più difficile della carriera di Gotti: «Credo che il vero spartiacque del mio percorso sia stato il periodo alla Triestina, il momento più duro – racconterà nel luglio 2018 – non nascondo che dopo Trieste il cattivo pensiero, quello di dire basta, mi è passato per la testa. Poi, come è venuto se ne è andato, e ho trovato la forza, lo slancio, la voglia di ripartire, tra l’altro in un ruolo che mi gratifica tantissimo, un ruolo che non trovo riduttivo e mi permette di continuare a imparare».

Così Luca Gotti, uomo calmo ed equilibrato, trova la sua dimensione perfetta da allenatore in seconda: lavora con Donadoni nel Cagliari, nel Parma e nel Bologna, poi, probabilmente grazie a Gianfranco Zola, finisce nello staff di Maurizio Sarri al Chelsea: anche un uomo mite come lui non resiste all’entusiasmo per la vittoria in Europa League del 29 maggio a Baku e, raggiante, si fa fotografare con la coppa tra le mani. L’estate scorsa, infine, il passaggio come vice di Tudor nell’Udinese, in una terra, il Friuli, affine al suo Veneto.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Parallelamente fa valere la sua doppia laurea in Scienze Motorie e in Pedagogia, diventando professore all’Università Cattolica di Milano e partecipando a incontri con tanti giovani. Nel tempo libero si rilassa a Montebelluna con la moglie Giorgia, insegnante appassionata di golf, i due figli e la mamma. Alla fine il segreto di Gotti, forse, c’è lo rivela proprio l’esperto Sergio Sottovia: «Ha la grande capacità di coinvolgere i giocatori della sua squadra puntando sui valori, da bravo educatore, con una partecipazione empatica e molto emotiva. In questo modo i suoi calciatori danno l’anima quando vanno in campo al di là dei moduli. Questa è la sua vera qualità». Allo stesso tempo risuonano forti le sue parole pronunciate a Sky dopo l’esordio vincente in Serie A, il 3 novembre contro il Genoa: «Non voglio fare il primo allenatore, non mi interessa la fama e i soldi non sono una mia priorità». Difficile pensare che la pausa di Natale, tra un pranzo in famiglia a Montebelluna e il ricordo dei sani valori di papà Dino, porterà Luca Gotti a cambiare idea.

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