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L’uomo che ha reinventato lo Slavia Praga

By 27 Novembre 2019
Slavia Praga

Tecnico mai banale e votato al trasformismo tattico, Jindrich Trpisovsky ha riportato il club ceco a dominare il campionato nazionale e ad affermarsi in Europa (come sanno bene Inter e Barcellona). Ritratto di un ex cameriere che vive il calcio come uno spettacolo

«Sono una persona emotiva e me ne vanto perché le emozioni appartengono allo sport: il calcio è spettacolo». Musica e parole di Jindrich Trpisovsky, 43 anni compiuti lo scorso 27 febbraio e principale artefice dei successi dello Slavia Praga. Alla guida del club ceco, l’allenatore – riconosciuto universalmente per il suo outfit sportivo con tuta e l’immancabile berretto – è riuscito a costruire nel giro di un anno e mezzo un progetto solido, portando la squadra biancorossa a dominare in lungo e in largo il campionato nazionale – interrompendo l’egemonia del Viktoria Plzen – e nel contempo ad affermarsi (e confermarsi) in Europa.

Dopo una stagione da record con il double campionato più coppa nazionale conquistato a 77 anni di distanza dall’ultima e il cammino in Europa League fino a quarti di finale, con l’uscita di scena contro il Chelsea di Maurizio Sarri che si laureerà campione qualche settimana più tardi dopo aver eliminato Genk e Siviglia, quest’anno lo Slavia Praga sta confermando di poter competere con i top club – come dimostrano i pareggi a San Siro contro l’Inter e al Camp Nou con il Barcellona – attraverso un’organizzazione di gioco capace di imbrigliare l’avversario senza rinunciare alla fase offensiva.

«Per oltre dieci anni ho lavorato come cameriere per mantenermi. Conosco la fatica del lavoro e capisco quanto sia bello guadagnarsi da vivere e farlo allenando». Passo dopo passo Trpisovsky si è costruito un sogno – il suo – di allenare ad altissimi livelli e ora sta raccogliendo i frutti del lungo lavoro tra giovanili e serie minori. All’alba del nuovo millennio, il 24enne Jindrich si divideva tra il lavoro in un ristorante e l’Sc Xaverov, società praghese nella quale allenava le giovanili ed era il vice della prima squadra in seconda divisione. «Alle otto del mattino aprivo il locale, poi di corsa alle dieci all’allenamento della prima squadra. Tornavo a lavoro fino alle cinque, quando c’erano i ragazzi; infine nuovamente a lavoro la sera – ha raccontato il classe 1976 –. La sveglia risuonava alle quattro per chiudere la sala giochi del ristorante: io ero l’unico ad avere le chiavi».

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(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

E pensare che pochi anni fa la carriera di Trpisovsky poteva concludersi. Sliding doors e una storia che oggi sta raccontando il suo lieto fine. Jindrich ci ha sempre creduto, ma non sono mancati i momenti di sconforto. La mancata carriera da calciatore e la stanchezza del lavoro hanno fatto vacillare il sogno del tecnico: «Nel 2010 allenavo ancora le giovanili, due anni dopo ero all’Horni Měcholupy e giocavamo nella Divize (la serie dilettantistica ceca, ndr). La massima divisione era un sogno. Poi, durante l’esperienza al Viktoria Zizkov (seconda divisione, ndr) ero esausto mentalmente ho provato per la prima volta la sensazione di smettere di avere passione per il calcio» ha raccontato in un’intervista a Idnes.

Proprio alla guida del Viktoria Zizkov, Trpisovsky compie le prime grandi imprese: nell’estate 2013 prende il posto del tecnico italiano Giancarlo Favarin e riesce a portare la squadra nella stagione successiva al quarto posto nonostante i problemi economici in cui riversava il club del distretto numero 3 di Praga, dove oggi è ancora ricordato con grande affetto dai tifosi biancorossi. Il suo modo di fare e la semplicità lo hanno sempre contraddistinto, e continuano a farlo nonostante il successo.

Slavia Praga

(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Tecnico mai banale, proprio allo Zizkov si inventò un particolare schema su fallo laterale con la sponda di un calciatore girato di spalle alla palla per favorire il controllo di un compagno; nello stesso periodo fece allenare i suoi in uno dei parchi non lontani dal Viktoria Stadion. Il berretto ma non solo: l’accostamento a Jurgen Klopp inorgoglisce Trpisovsky, che da sempre ha studiato le teorie del tedesco, alle quali – come ha dichiarato lui stesso – si è ispirato nel corso della carriera: «Siamo molto simili nel modo di vedere il calcio».

L’ottimo lavoro attira l’attenzione dello Slovan Liberec, che decide di affidargli la panchina. Qui conosce Jan Nezmar, una carriera da attaccante ma terminata nel ruolo di centrale difensivo e direttore sportivo del club boemo. La cooperazione tra i due diventa un meccanismo perfetto nello scovare e formare giovani di talento, con Trpisovsky che raggiunge un altro grande obiettivo con la qualificazione in Europa League. Il tecnico riceverà nel gennaio 2018 la chiamata di Tvrdik per prendere il posto di Silhavy (oggi ct della Repubblica Ceca che ha conquistato il pass per Euro 2020) e dà il via a un progetto insieme a Nezmar, anche lui arrivato sulle rive della Moldava con l’obiettivo di costruire un grande Slavia.

Il marchio di fabbrica di Trpisovsky resta il 4-2-3-1 ma la vera peculiarità del suo sistema di gioco è la capacità di trasformarsi costantemente, sia da un match all’altro che nel corso dei 90 minuti. Non a caso, l’allenatore ceco è solito schierare una punta come finalizzatore in campionato, mentre in Europa opta per un centrocampista offensivo nel ruolo di falso nueve. Approccio propositivo, pressing alto e aggressività fanno dei biancorossi una squadra difficile di affrontare per la sua capacità di mutare in maniera camaleontica e adattarsi all’avversario. Lo Slavia Praga ha sviluppato degli automatismi in grado di passare in pochi attimi dal modulo base al 4-5-1 o al 3-6-1 in fase di non possesso, puntando su una maggiore densità con le linee strette, salvo poi cambiare completamente nella costruzione offensiva con uno dei due mediani pronto a inserirsi da dietro e creare pericoli, senza offrire riferimenti agli avversari.

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(Photo by Sebastian Widmann/Getty Images)

Queste caratteristiche hanno fatto dei biancorossi una squadra capace di ruotare costantemente gli uomini e non risentire della partenza di alcune delle pedine fondamentali della passata stagione. L’ottima annata tra Repubblica Ceca ed Europa League ha infatti messo in vetrina i talenti biancorossi: i vari Deli, Ngadeu-Ngadjui, Stoch, Kral e Zmhral hanno lasciato Praga, con quest’ultimo che è sbarcato in Italia e oggi veste la maglia del Brescia. Un tesoretto importante che il club ha deciso di investire sul ritorno in Repubblica Ceca, dopo appena sei mesi dall’addio ai rivali dello Sparta Praga, di Nicolae Stanciu, 26enne trequartista rumeno che ha deciso di sposare la causa biancorossa nonostante il recente passato dall’altra parte della Moldava.

Lo Slavia ha puntato poi sulle conferme di Vladimir Coufal, nel mirino del Friburgo e con Trpisovsky già dai tempi dello Slovan Liberec, e Tomas Soucek, capitano e leader tecnico dello Slavia, allenato dal 43enne al Viktoria Zizkov quando fu mandato in prestito per maturare. Corteggiato a lungo due estati fa dalla Fiorentina e poi a un passo dall’Atalanta, nello scorso mercato il presidente Tvrdik ha dovuto fare uno sforzo economico per assicurarsi la permanenza del centrocampista classe 1995. Soucek ha rinnovato il suo contratto fino al 2023 con un ingaggio di due milioni di euro a stagione – una cifra astronomica per gli standard cechi – e una clausola rescissoria di 15 milioni di euro. Con buona pace dei club russi, che hanno provato a strappare il gioiello ceco a suon di milioni ma senza riuscirci.

Slavia Praga

(Foto LaPresse/Marco Alpozzi)

L’ingresso nel 2015 del colosso energetico cinese Cefc ha ridato stabilità economica allo Slavia Praga dopo anni bui, nei quali il club ha rischiato a più riprese di fallire. Un’operazione gestita dal presidente Jaroslav Tvrdik, ex ministro della Difesa e uno dei politici più influenti del panorama politico ceco. L’arrivo del gruppo asiatico ha garantito un crescita sia in termini sportivi che economici della società, passata in pochi anni da lottare per non retrocedere a un dominio totale in Repubblica Ceca e all’exploit nelle coppe europee.

L’estro in campo politico di Tvrdik ha permesso allo Slavia di far fronte ai problemi economici della Cefc, che ha bloccato gli investimenti nelle 22 società controllate, e alla direttiva del governo cinese di limitare gli investimenti in ambito sportivo fuori dall’Asia: lo scorso novembre, infatti, il gruppo cinese Sinobo, leader nel settore immobiliare e proprietario del club di Chinese Super League Beijing Gouan, ha acquistato il 49% del pacchetto azionario rilanciando ancora una volta le ambizioni di un club che non vuole fermarsi e continuare a crescere affermandosi a livello nazionale e internazionale.

Alessandro De Felice

About Alessandro De Felice

Le lingue, il calcio e la Repubblica Ceca sono il suo biglietto da visita. Dottore in Mediazione Linguistica, si occupa da anni del fotbal di Boemia e Moravia. Ha vissuto a Praga e ama la birra ceca. Ha lavorato nella redazione di Calciomercato.com e oggi collabora con diverse testate tra carta stampata e web.

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