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Ma il vecchio centravanti non doveva sparire?

By 3 Settembre 2020

Coppe europee e calciomercato hanno mostrato come molti allenatori hanno deciso di affidarsi a un centravanti che sia prima di tutto corpo e non presenza-assenza in uno spazio da far occupare continuamente da calciatori differenti

Ma non dovevi scomparire tu e il tuo portato eroico ma stantio? Lo abbiamo scritto ovunque, anche sui muri delle città, accanto ai tre metri sopra il cielo. Il messaggio era chiaro, una sorta di payoff del calcio di oggi, scelto con accuratezza markettara: “Il centravanti è lo spazio”. Un dogma più che una proposta, sia per la sua indefinitezza misteriosa, sia per il babelismo interpretativo che supponeva e animava. Invece l’ignaro spettatore che ha goduto delle coppe europee estive si è accorto delle eresie più varie.

Vedi che l’Inter, finalista di Europa League, poggia tatticamente sul suo numero 9, Lukaku. Te lo spieghi con il solito conservatorismo italiano. Siamo democristiani in ogni stilla di sangue. Vedi il Siviglia, finalista e vincitrice dell’Europa League e ti capita di assistere al fatto che il suo centravanti, Luuk de Jong, decide la finale e te lo spieghi con l’attimo di genio di Lopetegui, abile nel confondere l’altro per sorprenderlo. Vedi il Bayern Monaco e capisci perché Lewandowski sia il miglior calciatore al mondo, al netto di chi riempie altri di Palloni d’oro. Vedi il Paris Saint Germain di Tuchel, il quale invece di inserire un centravanti alla Icardi, cioè proprio Icardi in realtà, negli ultimi 20 minuti fa giocare Choupo-Moting, che riesce solo a non sapersi muovere in quella posizione di campo e per quei determinati compiti e di conseguenza a fallire il pareggio per ben due volte.

 (Photo by Manu Fernandez/Pool via Getty Images)

In realtà il centravanti non è mai sparito e forse ci ha creduto per un attimo solo il Guardiola del 2011. Si è solo trasformato diventando tante ma davvero tante altre cose rispetto a quello a cui eravamo abituati. Come d’altronde tutti gli altri ruoli in campo. In un mondo liquido, un calcio liquido richiede ruoli liquidi, non si scopre mica l’acqua calda.

I numeri

 

C’è un puntata molto bella del podcast “Lobanovski” intitolata “Suárez, Kane, Firmino e Tadic: quattro modi diversi di fare il centravanti”. Oggi l’interpretazione contestuale e funzionale del ruolo fa tutto e i numeri lo dicono.

Per come è costruito il Bayern Monaco di Flick serve un centravanti finalizzatore (Lewa in stagione 34 gol), un terminale della manovra offensiva (4,5 tiri a partita. Firmino, con compiti diversi, è a 2,6), un riferimento su cui la squadra si può appoggiare in determinati momenti delle partite (i falli subiti certificano anche questa skill, 1,4 a partita), e poi deve pressare ad inizio azione avversaria, con furia (quinto della squadra per falli fatti).

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Firmino al Liverpool è un intelaiatore di gioco offensivo, anche se questa sua stagione non è stata esaltante. I suoi numeri più interessanti sono gli 8 assist in stagione, più di lui i due laterali di difesa, la vera anima della rivoluzione kloppiana; 1,4 passaggi chiave a partita, anche se nelle altre annate è andato meglio (Lewa anche in questo serve molto, con 1,2), per la zona di campo dove gioca fa un numero limitato di passaggi (30,6), ma la precisione non manca (79,6%).

Infine Lukaku, al quale Conte chiede di essere prima di tutto una presenza fisica alterante e disordinante per le difese avversarie. C’è un doppio dato che salta agli occhi. Tira in porta con costanza (2,8 a partita, secondo dietro Lautaro con 3,6), ma mentre l’argentino è primo in squadra per falli subiti (2,1 a partita), lui è ventesimo con un irridente (per gli avversari) 0,6. Questo vuol dire che è pericoloso come Lautaro ma ha il compito di reggere i contatti e superare i contrasti, per portare quello scompiglio necessario che Conte gli chiede.
Stesso ruolo, stessa posizione, funzioni e compiti diversi. Questo è il nuovo centravanti.

Il mercato

 (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Il rinnovato pensiero sul centravanti questa estate è stimolato non solo dai tornei europei che li hanno messi in vetrina, ma anche dalle voci di calciomercato. Erano anni che il mercato internazionale non era in maniera così netta un mercato di centravanti. Valore, utilità, efficacia e peso in una squadra sono una cosa e lo capiamo benissimo se si guarda ai Kimmich o agli Alexander-Arnold del caso, altro è invece quando la chiamata alle armi giornalistica o la chiacchiera da bar si focalizza su centrali difensivi o laterali.

Questo strano cambiamento è accaduto in questo periodo, a cui si è associata anche una valutazione record dei calciatori che non ricoprivano il ruolo di punta o mezzapunta. Nei discorsi, termine con il quale considero la proiezione dell’immaginario collettivo, degli ultimi anni il 9 restava lì dov’era, non suscitava grandi clamori, cercando di non dare impicci, o magari andare da un’altra parte senza tutto il rumore di una volta. Questa estate non è così.

Ibrahimovic, Timo Werner, Higuain che va e un altro che deve entrare fra Suárez, Dzeko e Milik, con relativo domino per le squadre coinvolte, Zapata, Osimhen, Rodrigo, Schick sono i nomi che girano sui giornali e sulle bocche di chi vuole sperare, non dico sognare, ma almeno sperare in una squadra migliore. Sono tornati ad essere in un certo senso anche il fulcro popolare del discorso calcistico sul 99% di nulla, che è poi il calciomercato.

Dal centravanti-buco nero al centravanti-pianeta

. (Photo by Manu Fernandez/Pool via Getty Images)

C’è un motivo per cui l’occhio di bue si è spostato di nuovo sul centravanti. È un motivo vecchio e fa un po’ pena tirarlo di nuovo in ballo nel calcio della decomposizione e ricomposizione tattica con giocatori che devono imparare più a fluttuare che muoversi. E quel motivo è il loro corpo, sembra una follia ma è proprio così.

Molti allenatori hanno di nuovo voluto un centravanti che sia prima di tutto corpo e non presenza-assenza in uno spazio da far occupare continuamente da calciatori differenti. Sulla presenza corporea del centravanti squadre come l’Inter, il Bayern Monaco, il Real Madrid, il Liverpool, il Tottenham e l’Inghilterra, la Lazio, l’Atletico Madrid e tante altre hanno dimensionato il loro gioco con e senza palla, valutando le caratteristiche corporee e di presenza fisica del proprio centravanti, per poterle sfruttare al meglio contro ogni tipo di avversario.

Il nuovissimo centravanti è un corpo di atleta che sa fare, come abbiamo visto, tante cose, anche molto diverse fra di loro, ma che deve riacquistare quella centralità scenica e fisica nella propria squadra. Il corpo del centravanti deve tornare ad essere non un buco nero, da cui può emergere l’imponderabile per le difese avversarie, ma un pianeta che abbia stabilità e una sua traiettoria orbitale. Questo crea una situazione con un numero minore di variabili di cui tener conto, ma quel corpo-pianeta ha comunque una sua fortissima forza di gravità, che attira a sé difensori e centrocampisti avversari, riuscendo allo stesso modo a disordinarli e di conseguenza a spalancare spazi di gioco per tutti i satelliti che girano intorno. Nel calcio fantasmatico di oggi, il centravanti sta riconquistando pezzi di carne che hanno un valore fondamentale. Chi è il prossimo? Mi butto: il numero 10.

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