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Maddie e Rory Fallon, incroci del destino

By 14 Giugno 2020
Rory Fallon

Cosa c’entra la tragedia della piccola Madeleine McCann con la carriera di Rory Fallon? Come un modesto centrocampista è entrato nella storia calcistica della Nuova Zelanda passando per una folgorazione

La pupilla si fonde con l’iride. Un particolare più unico che raro, che rende la bambina distinguibile anche se avesse i capelli più corti o di diverso colore. La pupilla di Madeleine McCann è avvolta nel mistero almeno quanto la sua scomparsa. Aveva solo quattro anni quando venne inghiottita nel nulla la sera del 3 maggio 2007 a Praia Da Luz, località turistica portoghese dell’Algarve nella quale soggiornava con i genitori e i due fratellini più piccoli.

Apparentemente Maddie e Rory Fallon, 38enne ex attaccante neozelandese, sembrano collocati agli antipodi, privi di corrispondenze, ma le apparenze a volte ingannano, come sostiene il regista francese Francis Veber. La convergenza è racchiusa nella data, la simmetria nelle circostanze di una vicenda umana che ne innesca un’altra.

È lo stesso Fallon ad ammettere senza indugi che “se sono diventato un calciatore di buon livello, fino a indossare la maglia della nazionale, è tutto merito di Maddie. La sua storia mi ha fatto conoscere Dio, ritrovare la retta via, amare il prossimo e credere in me stesso”.

Rory Fallon

(Photo by Michael Steele/Getty Images)

Nei giorni in cui si consumava una delle vicende più cupe e controverse della cronaca nera recente, Rory Fallon e la sua compagna Carly si trovavano in vacanza a Santa Cruz de Tenerife. Vennero a conoscenza della storia da quel televisore che continuava a mandare in onda la foto del gracile angelo biondo scomparso in Portogallo, e qualcosa cambiò radicalmente nel suo animo. “Fino a quel momento ero ateo, ma improvvisamente ho sentito il bisogno di entrare in una chiesa e pregare per Maddie e per me. E’ stata una folgorazione”. Vibrazioni che hanno finito per scuotere anche una carriera priva di acuti in Inghilterra.

Il globetrotter neozelandese, scaricato senza troppi ripensamenti da Shrewsbury, Swindon, Yeovil e Swansea, è risorto nel Plymouth Argyle dell’ex cecchino Paulo Mariner (squadra che fu anche del monumentale Peter Shilton), fino a conquistare un posto nella nazionale degli All Whites, soprannome che fa il verso benevolo ai maori All Blacks del rugby.

La storia britannica menziona spesso Plymouth: da quel porto, nel sudovest dell’Inghilterra, salpò nel 1620 la Mayflower con a bordo i Padri Pellegrini, diretti verso il nuovo mondo a costituire il primo nucleo dei futuri Stati Uniti. Fallon invece è approdato a Plymouth per conoscere il nuovo mondo del calcio, percorrendo quasi ventimila chilometri dal suo paese d’origine. “Per poi scoprire – ci tiene a ricordare – che il più incredibile viaggio della mia vita si è materializzato nello spazio che dall’albergo di Santa Cruz portava alla chiesa di Nuestra Senora del Pilar”.

Rory Fallon

(Photo by Marty Melville/Getty Images)

Il primo gol con la Nuova Zelanda è arrivato alla terza partita ufficiale, non una gara qualsiasi, ma quella col Bahrain. Fallon ha deviato di testa un pallone in rete, regalando alla sua squadra la storica qualificazione alla Coppa del Mondo del 2010 in Sudafrica, dopo 28 anni di astinenza iridata. Una pennellata di felicità condivisa con suo padre Kevin, che nel 1982, ai tempi della prima apparizione neozelandese in Coppa del Mondo, era assistente dell’allora ct John Adshead.

A quei tempi Rory era in fasce, ma con un moto d’orgoglio ci tiene a legittimare il valore della squadra. “Wynton Rufer, una vita nel Werder Brema, resta il simbolo del soccer, ma c’erano giocatori che praticavano lo sport quasi da dilettanti e con tecnica tutt’altro che da buttar via. Penso a Steve Wooddin, un valido centravanti, e al playmaker Steve Sumner, una leggenda in Nuova Zelanda”.

Nella Coppa del Mondo del 1982 arrivarono tre sconfitte piuttosto severe in altrettante partite, ma va anche detto che era un girone tra i più complicati, con Brasile, Unione Sovietica e Scozia. Andò decisamente meglio alla sua generazione, che nel 2010 bloccò sul pareggio l’Italia campione del mondo in carica, ma anche Paraguay e Slovacchia.

Rory Fallon

Simone Pepe e Rory Fallon durante Italia-Nuova Zelanda del Gruppo F della Coppa del Mondo, il 20 giugno 2010 a Nelspruit, South Africa (Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

Nel frattempo sono trascorsi dieci anni. Rory ha giocato fino al 2017, vestendo tra l’altro le casacche di Aberdeen, Bristol Rovers e Dorchester, e il mistero di Maddie sembra arrivato purtroppo al tragico capolinea con le indagini che si sono indirizzate su un pedofilo rinchiuso per simili reati in un carcere tedesco.

“Nel 2016 ho conosciuto Kate e Gerry, i genitori di Maddie. Assieme ad alcuni compagni della trasferta sudafricana come Ryan Nelsen e Simon Elliott ho creato un fondo per sostenere un’associazione che si occupa del sostegno degli ex bambini soldato in Africa. Sentivo di dover fare qualcosa. Maddie ha tracciato la mia vita, proprio mentre qualcuno gliel’ha sottratta”.

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