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Mario Götze vuole uscire dal buio

By 18 Novembre 2020

Dopo un lungo periodo di crisi il tedesco, che ha ancora solo 28 anni, ha firmato con il Psv Eindhoven, dove sta tentando di tornare ai vecchi fasti e ha già segnato tre gol tra campionato ed Europa League

Almeno è ancora un giocatore di calcio. Si può ancora considerarlo così, Mario Götze, l’uomo che vinse il Mondiale per la Germania nel 2014, l’ex ragazzo prodigio avviluppatosi in una crisi senza via d’uscita, apparentemente. Fino all’inizio di ottobre, uno dei tanti svincolati di lusso in cerca di un’occupazione. E dietro il suo nome voci, pettegolezzi, lo vuole quella squadra, no l’altra, coinvolti persino club italiani come Lazio e Milan. Poi nulla, almeno per ciò che riguarda la Serie A: ma Götze non è rimasto a guardare, il contratto l’ha trovato e dopo una vita in Bundesliga, tra Borussia Dortmund (in due atti) e Bayern Monaco è finito al Psv Eindhoven. Dove sta provando piano piano a tornare quello di una volta. 

Un gol “maledetto”

Curiosa la storia di quel gol, forse il più importante per la Germania dal 2000 in avanti e che ha cambiato la vita dei due protagonisti dell’azione risolutiva. Ricordiamolo, quello della finale mondiale contro l’Argentina, una partita in cui fin lì le due squadre si erano equivalse, con occasioni enormi da ambo i lati: palo di Howedes di testa da due passi alla fine del primo tempo, mentre per i sudamericani una rete annullata per fuorigioco a Higuain più opportunità per Palacio e Messi.

(Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

Già, a proposito di Messi: “Vai e dimostra di essere meglio di lui”, pare proprio sia stata questa la frase sussurrata dal commissario tecnico della Mannschaft, Joachim Loew, all’orecchio Götze, al momento dell’ingresso in campo al minuto 88 al posto di Miroslav Klose, il giocatore che ha segnato più gol (16) nella storia del Mondiale.

Vai dentro e spacca la partita, e Mario a dimostrarlo nel migliore dei modi. Stop di petto a seguire in area e, con uno spicchio di porta ridottissimo, infila Romero: mancano otto minuti, ma è il gol risolutivo, l’Argentina non ha più la forza di uscire. Per la prima volta in un Mondiale un subentrante realizza una rete decisiva in una finale. Insomma, Götze è nella storia con merito.
Il pianeta è ai suoi piedi, anche perché gioca nel Bayern Monaco per il miglior allenatore su piazza, Pep Guardiola: al Borussia Dortmund non avevano preso bene quel trasferimento, ma pazienza, visto che in cassa erano entrati 37 milioni di euro. In Baviera viene utilizzato anche come “falso centravanti”, un ruolo abbastanza lontano dalle sue abitudini, ma è lì che Guardiola lo vede, non solo come esterno o fantasista.

L’assist per il gol all’Argentina gliel’ha fornito un altro ragazzo destinato sulla carta a grandi cose, anch’egli subentrato a partita in corso: André Schürrle. Gran palla la sua, da sinistra, sulla corsa del compagno. Già, Schürrle: giovane nel 2014, ritiratosi quest’anno a nemmeno trent’anni dopo un lungo periodo buio, compresa una malattia molto antipatica per uno sportivo come la salmonella ai tempi del Chelsea. “Non avevo più bisogno di applausi”, ha scritto André nella sua lettera di addio al calcio dopo stagioni in cui era stato sballottato da un prestito all’altro, da un’esperienza fallimentare all’altra compresa quella al Borussia Dortmund assieme al compagno di nazionale Götze.

 (Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

Mario non è mai stato vicino all’addio al calcio, non ha mai ventilato ipotesi di ritiro. Più che altro l’hanno pensato in molti, tifosi e addetti ai lavori e per due motivi: il primo è che era letteralmente scomparso nelle gerarchie del Borussia Dortmund, dove era tornato dopo tre anni non entusiasmanti al Bayern, e che l’ha lasciato andare a paramtro zero, e poi perché insomma, la Germania ci ha abituato a giocatori, giovani e meno giovani, non in grado di reggere certi stress (Schürrle, ok, ma come dimenticare Sebastian Deisler, frenato dai suoi fantasmi interiori e poi ritiratosi per depressione, o il povero Robert Enke, morto suicida?).  

Metabolismo

Götze in questi anni è stato anche massacrato dagli infortuni. Il menu ne ha sfornati diversi, di guai fisici, muscolari soprattutto, ma uno più di altri ha probabilmente influito sulla psiche di Mario. È il febbraio del 2017 quando Michael Zorc, il direttore sportivo del Borussia Dortmund, suo club di allora, annuncia pubblicamente: “Il ragazzo si ferma a tempo indeterminato per un problema di metabolismo, ma siamo sicuri che tornerà più forte di prima”. Götze era appena tornato “a casa” dal Bayern Monaco e sembrava come imballato, nel corpo e nella mente. Gli esami poi l’avrebbero confermato: disturbo del metabolismo energetico che riguardava la creatin-chinasi, un enzima che si incarica di liberare nel corpo di una persona l’energia chimica. Götze non riusciva a bruciare i grassi, prendeva peso e in più i suoi muscoli si affaticavano con maggior facilità. Uno scompenso raro, che colpisce meno del 2% della popolazione europea, e che l’aveva reso una sorta di Sansone senza capelli, o un Superman davanti alla Kryptonite: meno veloce e meno reattivo in campo, meno efficiente e in più spesso infortunato, Mario si era ritrovato ad essere quasi inservibile, poco tempo dopo aver toccato il cielo con un dito.

Talmente inservibile che il Borussia a scadenza di contratto non l’ha confermato, lasciandolo libero a parametro zero. Nell’ultima stagione in giallonero Götze ha giocato solo una partita intera, e parliamo di ottobre 2019, quindi di oltre un anno fa. Per il resto spezzoni di gara, panchina o tribuna. Come una candela spentasi piano piano: 514 minuti in 15 presenze in Bundesliga con 3 gol, l’ultimo il 20 dicembre nella sconfitta contro l’Hoffenheim.

(Photo by Christof Koepsel/Bongarts/Getty Images)

Durante il lockdown, in compenso, qualcosa è cambiato nella vita di Mario: intanto è diventato papà, poi ha cominciato un durissimo lavoro con un personal trainer sudcoreano per perdere peso, a botte di due sessioni al giorno, sei giorni su sette. In più ha scoperto lo yoga, all’insegna della pace interiore. Rigenerato, ma ancora senza squadra: fino a ottobre, almeno, quando è comparso, appunto il Psv Eindhoven, con cui ha firmato un contratto biennale da (pare) due milioni a stagione, cinque volte meno di quello che prendeva al Borussia. 

Chi si rivede

In un mese in Olanda, a confermare uno stato di forma nettamente migliore, Götze ha giocato quasi gli stessi minuti della scorsa stagione in Bundesliga. Di più, ha già segnato tre gol, di cui uno in Europa League contro il Granada, bellissimo, ma inutile: non andava a bersaglio in competizioni continentali da ben quattro anni.

Al Psv si alterna, come posizione sul campo, tra l’esterno destro e il centro dell’attacco, in quella posizione di “falso centravanti” che gli aveva cucito su misura, o quantomeno ci aveva tentato, Pep Guardiola ai tempi del Bayern Monaco. Però lo si può vedere arretrare, attirare il difensore avversario per superarlo in dribbling, creare la superiorità numerica e servire i compagni. Il tutto con una reattività che sembrava perduta e invece pare tornata. La statistica dei dribbling riusciti è addirittura clamorosa: ne compie 3,3 a partita, cifre che non toccava dalla stagione 2013-14, la prima al Bayern, quella che sarebbe terminata con il trionfo al Mondiale, gol decisivo in finale compreso.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

“Non vedevo l’ora di ricominciare – ha affermato il tedesco – Ha influito sulla mia decisione anche il fatto che conoscessi l’allenatore del Psv, Roger Schmidt, dai tempi della Bundesliga (era stato per tre anni il tecnico del Bayer Leverkusen ed è arrivato ad Eindhoven nel marzo 2020, ndr), prima che lui andasse in Cina. Ci siamo scambiati messaggi e ci siamo sentiti a lungo in questi mesi, quando non avevo ancora firmato il contratto. Questo è un grande club, con dei tifosi fantastici e molta ambizione e questo aspetto ha, oltre al resto, influito sulla mia scelta”.

Certo, fin qua con il Psv ha giocato solo tre partite in Eredivisie (ha già collezionato il suo primo infortunio con la nuova squadra, un guaio muscolare non troppo grave, comunque) e altrettante in Europa League, ma le sensazioni sono buone. Più la paternità, naturalmente, che senz’altro è servita a Mario per trovare ulteriore equilibrio. “Quando ho tempo libero lo passo sempre con mio figlio”, ci tiene a far sapere sui social network, mostrando immagini di tenerezza assieme al piccolo Rome.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Le buone notizie non sono finite perché pare addirittura che la Nazionale tedesca sia tornata a farsi sentire. Non in maniera ufficiale (ossia con una convocazione), ma insomma c’è stata qualche apertura. E sarebbe un ritorno clamoroso a distanza di tre anni esatti dall’ultima partita, un’amichevole contro la Francia finita 2-2. “Löw non è un grande fan delle minestre riscaldate in quanto a convocazioni, ma non c’è dubbio che Mario in questo periodo stia mostrando una forma eccellente, quindi in futuro chissà”, ha ammesso Oliver Bierhoff, direttore tecnico della Mannschaft. Mentre lo stesso commissario tecnico ha sottolineato come Mario abbia ritrovato “freschezza e gioia di giocare”.

In fondo, è giusto ricordarlo, Götze ha appena 28 anni, dopo essere diventato grande, forse troppo grande per reggere alle pressioni, quando ancora era un ragazzino, a un’età in cui si è ancora eleggibili per l’Under 21, per dire. Questa tappa olandese potrebbe essere davvero una maniera di tornare ai livelli che più gli competono. Vederlo perso, tra fantasmi interiori e problemi fisici, non rende merito al suo enorme talento. La concorrenza in quel ruolo è più che mai spietata, la Germania produce giovani campioni potenziali a ritmo incessante (Gnabry, Sané, Havertz, Brandt: giusto per segnalare i migliori delle ultime nidiate); ma Götze, il miglior Götze, se mai dovesse tornare non farebbe fatica a diventare di nuovo protagonista. 

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