Silent Check

Maurizio, ora sei più solo di prima

By 28 Gennaio 2020

Domenica non è stata una buona giornata per Maurizio Sarri, inutile girarci intorno. Accolto al San Paolo di Napoli da bordate di fischi e manifesti affissi in giro per la città. Sbaglia formazione puntando su Dybala, Ronaldo e Higuain che non ne indovinano una, perde contro la sua ex squadra, rilascia ai media dichiarazioni sulla sconfitta dicendosi meno dispiaciuto perché contro il suo Napoli, e poi aggiunge che gli fischiano troppi rigori contro perché la maglia è cambiata, non è più a strisce, e quindi sarebbe meglio tornare alle origini. Ci mancava solo che trovasse il tabaccaio chiuso e dimenticasse il codice fiscale per il distributore, poi sarebbe stato il suo personalissimo venerdì 17.

Eh sì, Maurizio: anche i fuoriclasse sbagliano. Anche gli uomini probi, onesti, schietti, quando fanno una battuta nella sede sbagliata, risultano antipatici. E questo è il tuo problema, adesso. Non fai più sorridere, né fai simpatia. Ma mica per colpa tua. Per il ruolo che ricopri. Essere l’allenatore della Juventus non fa seguito tra le masse, non ti rende il messia di un movimento, calcistico e umano, al quale si aggregano anche i tifosi neutrali, i passanti e i curiosi; tu Forrest Gump e i fedeli a correre insieme a te nel deserto.

Sei solo con i tifosi bianconeri, che sì, sono tanti, ma poi nessuno più. Essere il generale in pectore dell’esercito più numeroso, ma con meno alleati, ti ha reso più solo dell’outsider, perdente e borbottante, ma vitale e spalleggiato, che eri prima. Questione di scelte, di professionismo e di carriera. La panchina bianconera è più comoda, di sicuro, forse anche più stimolante (dipende sempre dal punto di vista). Però, Maurizio, da lì di panorama non ne vedi. Non sei più il professore, quello più amato e alla mano della scuola, ma il dirigente scolastico. Istituzionale, indaffarato e che sta sulle scatole a tutto il corpo docenti. Te ne sei già accorto?

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