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Maurizio Sarri torna a casa

By 24 Gennaio 2020

Non potrebbe esistere momento migliore per tornare a Napoli: se la sua ex squadra è nel vortice di una crisi apparentemente senza sbocco, la sua squadra attuale ha cominciato a correre avvicinandosi sempre di più alla sua idea di calcio

Tornare a casa non è mai semplice. È un atto che comporta affrontare i propri sentimenti, abbandonarsi a un misto di gioia e malinconia, concedersi a una nostalgia che con grave dispendio di energie si soffoca ogni giorno, facendo leva sulla distanza.

Maurizio Sarri ha Napoli nel sangue. Lo dicono l’anagrafe, che ha registrato la sua nascita nel capoluogo campano, quell’inizio di vita a Bagnoli, dove il padre lavorava per l’Italsider, e una carriera che proprio a Napoli ha trovato lo sbocco definitivo per lanciarlo tra i grandi allenatori italiani ed europei.

Maurizio Sarri ha Napoli nel cuore, non fa che ripeterlo anche oggi che lavora per la Juventus. Per Napoli e il Napoli sembrava pronto a dare la vita, anche se poi le cose sono andate diversamente. E Napoli ha avuto nel cuore Maurizio Sarri, e forse, anche se non lo vuole ammettere, ce l’ha ancora.

Foto LaPresse/Massimo Paolone 

Da quando Sarri ha lasciato il San Paolo, al termine di una stagione da 91 punti passata a inseguire il sogno impossibile di uno scudetto mancato per questione di dettagli, il Napoli si è smarrito. Persino un allenatore esperto e blasonato come Carlo Ancelotti si è trovato a fare i conti col fantasma degli allenamenti passati, incapace di sovrascrivere la sua firma su quella di chi l’aveva preceduto.

I principi e il gioco di Sarri sono rimasti incisi nel profondo sotto la pelle del Napoli, come un tatuaggio di quelli che non vanno via. E provare a coprirli si è rivelato un tentativo vano, che ha generato confusione e dispersione di energie e competenze acquisite con fatica nel corso degli anni.

Giocatori come Insigne e Mertens si sono ritrovati sbalzati fuori da un contesto che li aveva esaltati forse persino al di là dei loro limiti oggettivi. Il Napoli ha smesso di essere una macchina perfetta e ora si ritrova ad annaspare nella parte destra della classifica, a 27 punti di distanza dalla Juventus.

Foto LaPresse/Jennifer Lorenzini

A Sarri manca Napoli: “Non è stata un’esperienza normale, è stata un’esperienza forte, sentitissima. Dal punto di vista umano è particolare”, ha detto a pochi giorni dalla sfida del San Paolo. E Sarri manca a Napoli. A tutti. Da morire.

E non potrebbe che essere altrimenti con un allenatore che in tre anni ha messo insieme 259 punti, una media di oltre 86 a stagione, che ha realmente riportato l’ambiente a livelli di entusiasmo mai più esplorati dopo l’addio di Maradona, che ha incantato Napoli, l’Italia e l’Europa con un gioco fatto di tocchi rapidi e rasoterra, sovrapposizioni sugli esterni, triangolazioni al limite dell’area e gol, tantissimi gol.

È opinione diffusa che la squadra sia rimasta suo ostaggio. Lui, su questo argomento, nel dicembre del 2019 ha detto a Sky Sport:”Non posso dirlo da 800 chilometri di distanza”. Poi ha ribadito il suo affetto – “sono legato all’ambiente e al gruppo di giocatori grazie al quale ho fatto un grande salto di qualità” – e ha lasciato un indizio sul perché le cose con lui andassero in maniera molto diversa – “piano piano ci siamo resi conto che con un gruppo con elementi come Insigne, Callejon, Mertens e Higuain era necessario cambiare impostazione”. Higuain, che portò a realizzare 36 gol in 35 presenze nell’anno di grazia 2015/16, e che prima di lui ha percorso la linea che collega Napoli a Torino, sponda bianconera, ottenendo il poco desiderabile marchio di traditore.

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Aurelio De Laurentiis, principale se non unico responsabile dello strappo di due anni fa, sembra ossessionato da lui. Ne ha parlato alla festa di Natale della squadra, della voglia di riportare il Sarriball, o qualcosa che gli assomigli  molto, al San Paolo. E quando ha presentato Gattuso, l’ha dipinto come un allievo di “Arrigo Sarri”, scivolando in un lapsus che più freudiano di così non si può.

Ed è proprio questo sentimento di mancanza, questo sconforto dettato dal trauma di un abbandono di cui Sarri non è certo colpevole, ad alimentare il fuoco dell’astio dei napoletani nei confronti di Maurizio. Proprio come se ci trovassimo dentro un carme di Catullo, è l’amore a generare l’odio che con ogni probabilità accoglierà l’allenatore toscano al suo primo ingresso in campo da ex al San Paolo.

Sarri sarà accolto dai fischi, è facile aspettarselo. Non ci saranno fiori per lui, né cori o striscioni di gratitudine. Lo sgarbo fatto col passaggio alla Juve non è stato perdonato a Higuain e a maggior ragione sarà addebitato anche a lui. Eppure, se sarà capace di mettere da parte i sentimenti e il dolore che porta con sé ogni storia d’amore finita male, sotto sotto avrà di che sorridere.

Foto LaPresse – Gerardo Cafaro

Non potrebbe esistere momento migliore, infatti, per tornare a Napoli. Se la sua ex squadra è nel vortice di una crisi apparentemente senza sbocco, la sua squadra attuale ha cominciato a correre avvicinandosi sempre di più alla sua idea di calcio. In maniera, forse, ancora troppo discontinua per provare a essere protagonisti fino in fondo in Champions League, ma di quello se ne potrà parlare più avanti. Per ora, per la Serie A, basta e avanza questa Juve che va a strappi, che a momenti incanta persino, e che finalmente, dopo un anno e mezzo ha trovato la versione migliore di Cristiano Ronaldo.

Se c’erano dubbi sull’esito del trapianto del Sarriball a Vinovo, i risultati finora li hanno scacciati via. Da quando la Serie A ha abbracciato la formula del girone unico, ormai 90 anni fa, solo due allenatori sono stati in grado di vincere 14 delle prime 15 gare interne sulla panchina della Juventus. Uno di loro campeggia a tutt’oggi sulla copertina dell’album delle figurine Panini, l’altro è proprio Sarri.

I bianconeri hanno perso due sole partita in stagione (entrambe contro la Lazio, tra campionato e Supercoppa), hanno chiuso il girone di Champions League con 16 punti su 18 a disposizione, vengono da sette vittorie di fila e nelle ultime due giornate hanno piazzato l’allungo del +4 sull’Inter. Nell’ultimo straordinario periodo della Juve c’è il marchio di Sarri ma anche quello di Cristiano Ronaldo, che ha segnato 13 gol nelle ultime 10 partite, restando a secco solo con la Lazio in Supercoppa.

LaPresse.

“Questa squadra può fare i due moduli che sono a me più cari”, ha detto un Sarri decisamente soddisfatto dopo il successo per 3-1 sulla Roma nei quarti di finale di Coppa Italia. Ed è proprio così che sta costruendo la sua Juve, tra il 4-3-1-2 e il 4-3-3, i moduli che ha usato rispettivamente a Empoli e a Napoli.

L’idea è quella di arrivare alla sua creatura definitiva, una squadra che coniughi il bel gioco con l’esigenza di continuare a vincere. Una pressione nuova, che non aveva mai sentito a Napoli e che aveva iniziato ad avvertire al Chelsea. Una formula vecchia, la stessa che si è portato in valigia dalla Toscana alla Campania, dalla Campania all’Inghilterra, dall’Inghilterra al Piemonte. Quella stessa formula che il Napoli ha smarrito e sogna di ritrovare. E rivedere Sarri non farà che gettare ulteriore sale su una ferita che nessuno sa come chiudere.

Gabriele Lippi

About Gabriele Lippi

Gabriele Lippi nasce a Cagliari nel 1984. Ama lo sport più del calcio, il cinema, i gatti, la birra, l'Africa e la gente che è capace di sorridere senza doversi sforzare e piangere senza vergognarsene. Curioso per natura, ha scelto di farne una professione. Ha scritto e scrive – tra gli altri – per Esquire.it, Wired, GQ.com, Vanity Fair, Rivista 11, Lettera43 e Letteradonna.

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