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Icardi, Vieri e la rimozione collettiva dei bomber

By 30 Luglio 2019
Mauro Icardi

Il giorno dopo il derby d’andata dello scorso anno, vinto dall’Inter per 1-0 con un gol di Icardi al 92’, girava in rete un video con i movimenti del centravanti perfetto. La telecamera provava a seguire a anticipare le intuizioni dell’attaccante argentino, capace nel breve volgere di qualche secondo di inventarsi uno spazio che non c’era, seminare il suo marcatore diretto, far scivolare con una finta di corpo Musacchio che provava a chiudergli lo spazio, risucchiare Donnarumma in una voragine e indirizzare in rete un cross apparentemente fuori misura di Vecino.

A quel gol seguirono abbracci, molti, e un bacio di quelli appassionati e sinceri alla moglie Wanda. La foto perfetta, per il giocatore simbolo dell’Inter. Sembra impossibile riavvolgere il nastro. È come se, dal nostro archivio di tifosi e appassionati, immagini come quelle siano state rimosse. Così come la tripletta, sempre in un derby, di un anno prima. O le reti al Tottenham, un tiro al volo che si vede raramente persino in Champions League, e al Barcellona, un gol di rapina tanto per far capire che Icardi a quei livelli ci può stare eccome.

Ma dall’archivio storico sono spariti i nastri, persino quelli di pochi mesi fa. Si possono trovare piuttosto autobiografie non passate al vaglio di un correttore di bozze, tatuaggi vistosi, certificati medici poco attendibili, post di Instagram raffazzonati e la lettera di un avvocato. Ma ancora per poco, pare. L’operazione di rimozione collettiva di Icardi dall’ecosistema Inter è appena cominciata e non ci sarà spazio, non c’è già spazio, di fatto, né per il bene né per il male.

Come se non si potesse tracciare un bilancio obiettivo dei suoi anni in nerazzurro. Anni in cui ha dovuto trasformare in gol, tanti gol, passaggi di piedi ruvidi come Gargano, Taider e Medel, giusto per non dimenticare. Preso a pallonate da esterni con i piedi di Nagatomo e Santon, Icardi ha segnato una caterva di gol. Intelligenti come quello contro il Milan, inventati come quello contro il Tottenham, crudeli come il rigore contro la Lazio che ha spianato all’Inter la strada verso la Champions.

Assistito, è bene ricordarlo da partner d’attacco come Palacio, un vecchio e meraviglioso mestierante o da generosi corridori come Eder. O ancora da nevrotiche rockstar come Osvaldo che rischia di ritrovare un posto nella hall of fame interista come il primo ad averlo mandato seriamente a quel paese in diretta mondiale durante una partita contro la Juventus. Icardi ha fatto tutto da solo, prima sul campo portandoci a pensare che non solo non esisteva un partner di Maurito, ma non poteva esserci nemmeno un vice-Icardi; poi nella vista privata. Divenuta ben presto una soap opera tra ospitate e lacrime televisive, post strappalacrime su Instagram e frasi sibilline tipo “Poder decir Adios es crescer”. L’inizio della fine.

Si è sempre parlato poco del professionista e del padre di famiglia. Quello che risulta è che in entrambi i casi l’aggettivo giusto sia impeccabile. Il riferimento va ovviamente al comportamento in allenamento e a quello in famiglia, e su questo non c’è social che tenga. Sulla vita sentimental-familiare di Icardi qualche tempo fa è uscito un bel pezzo di Michele Dalai in cui l’autore, a proposito di un’accusa di Maradona all’ex capitano dell’Inter, dice:

Fatto: Mauro Icardi si è innamorato della donna di un amico. Fatto: senza nascondersi troppo a lungo, Icardi e la donna dell’amico hanno reso pubblica la loro relazione. Fatto: Icardi ha sposato quella donna. Fatto: la nuova coppia ha avuto due bimbe, che si aggiungono ai tre figli di Wanda Nara e Maxi Lopez (l’amico), per formare una famiglia numerosa di cui Icardi è felice e che nonostante la giovane età amministra da ottimo padre di famiglia. Dov’è il torbido, fatta eccezione per il necessario dolore iniziale e la frattura insanabile del rapporto di amicizia? Non sarebbe stato peggio fosse stata solo una scappatella? Ma soprattutto: ci riguarda? No.

Mauro Icardi

Una visione molto diversa da quella raccontata dalla maggior parte dei media e dal tribunale dei social, per il quale parole come traditore e puttana sono molto più immediate di centravanti, moglie, madre e procuratore. Scelta discutibile, quest’ultima, ma solo per una questione di conflitto di interessi senza entrare nel merito delle competenze o peggio ancora delle illazioni.

In campo Icardi è stato un buon capitano fino alla seconda parte dell’ultima stagione, e questo è un fatto. C’è da chiedersi, però,  se il colpevole è davvero Mauro, se il clan croato o se il delitto è da attribuire a Spalletti. Di certo c’è che ad un certo punto la società è cambiata, e la rottura ha coinciso con l’arrivo di Marotta che non ha mai cercato di evitare il muro contro muro contro quello che era stato, fino a quel momento, il giocatore simbolo. Hanno tutto torti o hanno tutti ragione, a bilancio annoteremo che l’Inter perderà il giocatore migliore della sua rosa e un investimento di anni in nome della disciplina. Fin qui tutto legittimo, soprattutto se le scelte di Marotta sono condivise con Zhang e con quello che attualmente è top player dell’Inter: Antonio Conte.

Molto più complesso decifrare e accettare l’operazione di rimozione collettiva di questi giorni. Come se Icardi non fosse mai esistito. Come se non avesse segnato più di 100 gol, 124 per la precisione, con la maglia dell’Inter.

Mauro Icardi

Non è la prima volta in realtà. Era già capitato con un altro grande attaccante. Se Mauro Icardi è il settimo bomber assoluto della storia nerazzurra, Bobo Vieri è il numero otto. Un solo gol in meno. Di fatto tra i primi 10 attaccanti della storia del club ci sono due giocatori di cui, per volere di due Società (Moratti prima, Suning poi), non ci sarà memoria. Niente targhe, niente stelle, niente inviti ai galà come già successo in questi anni con l’uomo che stava per consegnare a Cuper lo scudetto prima che Gresko rovinasse tutto.

Eppure anche Meazza – primo marcatore di sempre – andò al Milan. E il secondo, Altobelli, chiuse la carriera alla Juventus nell’anno dello scudetto dei record. Quando Bobo Vieri giocava non c’erano i social. Bastavano i giornali di gossip a fotografarlo in dolce compagnia durante le feste estive in Sardegna. Ma anche in quel caso del suo impegno in campo e in allenamento, per non parlare dei gol, si poteva dire poco. Anche Vieri ha dovuto reggere il peso dell’attacco da solo, a parte quella illusione di mezza estate di poter duettare con Ronaldo durata soltanto poche partite. Tanto che non sapremo mai se i due fossero davvero compatibili.

Se ci fosse stato Instagram, forse, Moratti non avrebbe avuto bisogno di pedinare uno come Bobo, che pure non poteva essere di certo accusato di scarso impegno. Giova ricordare che in primo grado l’ex attaccante aveva visto riconosciuto un risarcimento di un milione di euro, ma la Corte d’Appello aveva ridimensionato la somma a 80 mila euro (per Telecom) e a 40 mila (per l’Inter). Quando Vieri ha presentato richiesta di revocazione della sentenza, la seconda sezione civile della Corte d’Appello di Milano l’ha rigettata dichiarandola “inammissibile” e costringendo Vieri a rifondere entrambe le società con 33 mila euro. Fosse successo oggi non ci sarebbe stato bisogno delle intercettazioni: Bobo si sarebbe pedinato da solo con le stories e probabilmente sarebbe ricordato come uno dei più grandi attaccanti della storia dell’Inter.

Va da sé che non aver vinto nulla e non aver alzato nessun trofeo non ha aiutato nessuno dei due.

Eppure su entrambi i pareri dei tifosi, custodi dei ricordi più della società, non sempre sono allineati con le scelte del club. C’è chi continua a considerare Icardi e Vieri due dei più grandi bomber di sempre, al pari del Fenomeno, perdonato per il suo doppio tradimento – Real Madrid e Milan – per motivi meritevoli di ulteriori discussioni. Su di lui l’operazione di rimozione collettiva non ha funzionato. Non sembra ci sia spazio per ripensamenti, la strada è tracciata.

L’Inter spiegherà di aver avuto due grandissimi bomber, che hanno segnato 247 gol in due, ma che sono passati da lì per caso. Qualcuno farà persino finta di aver scordato i loro nomi, i numeri (il 9 e il 32) i gesti di esultanza, come la mano all’orecchio di Mauro e la scoperta dei primi tatuaggi di Bobo quando si sfilava la maglia dopo un gol di ginocchio. I loro gol saranno dimenticati e dimenticabili perché non hanno portato ad alcun trionfo, la loro professionalità, fino a quando c’è stata, qualcosa di dovuto. Ma se oggi dovessimo scegliere due attaccanti da schierare nella top ten di sempre, credo faremmo fatica a lasciarli in panchina. Insieme al Ronaldo del 1998, al Milito della stagione del Triplete e ad Eto’o che metteremo anche noi sulla fascia per farlo coesistere con attaccanti così. Perché i tifosi possono non perdonare, ma non rimuovere.

Foto: Getty Images.

 

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