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Memphis Depay, il Re Lione

By 7 Agosto 2020

Dopo la parentesi negativa al Manchester United, Depay è riuscito a rilanciarsi con il Lione nonostante un infortunio ai legamenti che lo ha tenuto fermo ai box per parecchio tempo. Stasera contro la Juventus cerca la consacrazione definitiva in attesa di decidere il suo futuro

 

La Cape Coast School for Blind and Deaf è, come si evince dalla ragione sociale, una scuola ghanese per bambini audiolesi e non vedenti. Per qualche giorno all’anno, Memphis Depay si trova lì, impegnato in un progetto filantropico – chiamato Genesis – da lui stesso creato. Spesso la pubblicizzazione di iniziative solidali da parte di personaggi famosi non risulta particolarmente simpatica: le cose si fanno, punto. Nel caso di Depay, però, può aiutare a inquadrare meglio questo personaggio larger than life, che tra abiti firmati, Roll Royce, tatuaggi, gioielli, catene d’oro e musica rap (scritta, eseguita e prodotta) ha perpetrato lo stereotipo del figlio del ghetto arricchitosi grazie al proprio talento calcistico.

Un percorso iniziato male (fu cacciato dalle giovanili dello Sparta Rotterdam), pieno di cadute e incidenti di percorso, a volte provocati in maniera autolesionistica dal diretto interessato, altre assolutamente casuali. Non si può scindere il Memphis Depay calciatore dal Memphis Depay personaggio. Una volta però accettato questo assunto, è possibile valutarne carriera e prospettive in maniera maggiormente oggettiva.

Contro la Juventus, Depay scenderà in campo per la seconda volta in tutto il 2020. Lo scorso weekend, nella finale di Coppa di Lega francese persa ai rigori dal Lione contro il Paris St. Germain, l’olandese aveva effettuato il primo tagliando dopo la rottura di legamenti crociati sofferta lo scorso dicembre in una partita di campionato contro il Rennes. Un doppio lungo addio: sicuro alla Champions, molto probabile all’Europeo 2020. Un duro colpo per un giocatore reduce dal miglior anno della sua carriera, il 2019, che lo aveva visto protagonista tanto con il Lione quanto con l’Olanda. Poi il calcio si è fermato, l’Europeo è slittato di un anno e la Champions è ancora in corso.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images,)

Memphis Depay rebooted: il senso della sua avventura francese era quello. Rimettersi in pista dopo il fiasco nel Manchester United, tornare a quel livello top solo assaggiato e che, secondo molti, non gli si addice. The Heart of a Lion (titolo della sua autobiografia uscita lo scorso anno) con il fu Re Lione: ha funzionato, nonostante gli alti e bassi quasi fisiologici per un giocatore tecnico e umorale come il nazionale oranje. Da quando è sbarcato in Francia nel gennaio 2017, Depay è cresciuto tantissimo, trovando progressivamente il giusto equilibrio tra continuità di rendimento e statistiche da giocatore importante. La stagione 2017/18 è stata quella delle fiammate, come la tripletta al Nizza all’ultima giornata di Ligue 1 che ha permesso al Lione di qualificarsi alla Champions. Nella successiva, per contro, meno cifre per gli almanacchi ma più costanza, con la più alta media (3.1) di passaggi chiave per partita di tutto il campionato, davanti a Dimitri Payet e Teji Savamier (entrambi 2.7).

Il 2019, come detto, è stato il grande anno di Depay. A Lione, nonostante le turbolenze che hanno caratterizzato la guida tecnica, passata da Sylvinho a Rudi Garcia, è diventato capitano della squadra e in cinque mesi ha segnato più reti complessive che in tutta la stagione precedente. Cinque di queste sono arrivate in altrettanti incontri di Champions, incluso quello all’ultimo turno che ha visto il Lione pareggiare in rimonta contro il RB Lipsia, e ottenere il punto necessario alla qualificazione, proprio grazie a un gol dell’olandese a 8 minuti dallo scadere.

Numeri che crescono ulteriormente se si amplia il discorso alla nazionale oranje, con la quale nel 2019 ha disputato 8 partite, segnando 6 reti e fornendo 9 assist. Dal 2000 a oggi nessun tulipano aveva mai prodotto così tanto in un anno solare, visto che sia Patrick Kluivert nel 2000, sia Robin van Persie nel 2013, si erano fermati a quota 13 (tutti gol, nessun assist). Van Persie è il miglior marcatore di tutti i tempi dell’Olanda con 50 gol. A 26 anni era a quota 19 in 52 partite; Depay, a 25 anni, vanta una statistica identica.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

A prima vista, l’allenatore più importante nella carriera di Depay è stato Louis van Gaal, abile costruttore dell’Olanda smontata e rimontata per il Mondiale brasiliano del 2014, capace di inserire le potenzialità elevate ma ancora grezze dell’allora ala del Psv Eindhoven in un contesto tattico funzionale ad alto livello. Depay segnò due gol in Brasile, il primo dei quali gli permise – all’età di 20 anni e 4 mesi – di soffiare a Boudewijn Zenden il primato di più giovane marcatore olandese di sempre in un Mondiale, ottenendo il primo sprazzo di fama globale. Ma è stato Ronald Koeman il tecnico che ha strutturato e consolidato lo status di Depay a stella di prima grandezza del calcio arancione. Un lavoro doppiamente faticoso, perché c’era da ricostruire tutto: una nazionale a pezzi, un ambiente allo sbando, un talento bocciato dall’Old Trafford. Koeman ha consegnato a Depay le chiavi del reparto avanzato olandese: credito illimitato, e l’invito a giocare dove voleva e come meglio sapeva fare.

L’ala che nel 2014-15 vinceva la Eredivisie con il Psv segnando 22 gol ma facendo registrare una media voto sotto la sufficienza (i giornali olandesi sono poco inclini a regalare voti) si è evoluta in un all-rounder che può giocare da prima punta (così nell’Olanda, spesso anche nel Lione) oppure da numero 10 alle spalle dell’attaccante (nel Lione con Moussa Dembele), forte di un bagaglio tecnico mai in discussione ma anche di una fisicità, e una maturità, cresciute nel corso degli anni. Un giocatore anche meno lunatico di quanto possa pensare chi lo ha seguito distrattamente negli ultimi anni, magari distratto da tutto l’hype che lo circonda e dal quale il diretto interessato non fa nulla per prendere le distanze. Il pacchetto è tutto incluso, prendere o lasciare. Sotto questo profilo, il mese di agosto e la sfida con la Juventus saranno cruciali per il destino di un Depay pronto a tentare nuovamente di trovare il proprio spazio a un livello top.

Proprio il bianco e nero potrebbero essere i suoi prossimi colori sociali. Depay possiede tecnica e struttura fisica adatte per poter giocare nel ruolo di numero nove, spalle alla porta, abile tanto nel finalizzare quanto nel dialogare con i compagni di reparto. Alla Juventus potrebbe essere un credibile sostituito di Higuain, oppure l’opzione che permette a Ronaldo di tirare un po’ il fiato (l’evoluzione del suo ruolo nel corso della carriera è la medesima di quella di CR7, non a caso più volte citato dall’olandese come primaria fonte di ispirazione), oppure ancora – con un tecnico dall’approccio molto offensivo – dar vita a un tridente Dybala-Depay-Ronaldo.

 

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Le potenzialità di interpretare il ruolo di prima punta alla Benzema rendono attiva anche la pista Real Madrid, con Zinedine Zidane che dopo il flop Luka Jovic si ritrova una rosa piena di esterni e ali (Hazard, Vinicius Junior, Asensio, Rodrygo) ma priva di una reale alternativa all’attaccante francese. Anche l’Arsenal di Arteta, fresco di una vittoria in FA Cup che ha scongiurato la prima stagione dei Gunners senza Europa dal 1995, ha individuato Depay come soluzione all’eventuale partenza di Aubameyang, recentemente visto all’opera più defilato sulla sinistra nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1. Il fatto che Depay sia in concorrenza con il connazionale di Weghorst, il suo opposto sotto ogni punto di vista, insinuano però il dubbio che le strategie dei londinesi siano ancora poco definite.

Francia, infine, con la permanenza un altro anno a Lione, previo robusto ritocco contrattuale, oppure il passaggio nell’unico club del territorio che rappresenterebbe un salto in avanti, ovvero il Paris Saint Germain. Società che lo aveva già individuato quale elemento utile a completare un tridente con Ibrahimovic e Cavani, ma Depay optò per la Premier League. Oggi al Parco dei Principi non serve più un partner per Cavani ma un suo sostituto, anche se nell’immediato con Neymar, Mbappè e Icardi il rischio è una stagione più in panchina che in campo. Però i contratti dei primi due scadono nel 2022, e dopo il Mondiale in Qatar Mbappè non sarà più incedibile per la proprietà. Ma, da qualunque parti la si guardi, la permanenza in Ligue 1 sembra l’opzione meno appetibile per il Depay rebooted uscito da Lione.

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