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La genesi di un re

By 21 Giugno 2019
Michel Platini

Oggi Michel Platini compie 64 anni. Ecco come un ragazzino che si allenava con il cane Fufi è diventato uno dei numeri 10 più famosi della storia

Una vita dedicata al calcio. In campo, in panchina, dietro una scrivania, nell’ambito delle relazioni politiche e nell’esercizio del potere. Sarà la magistratura a esprimersi. Tuttavia non c’è dubbio che l’ex numero 10 francese abbia dato il meglio proprio sul rettangolo verde. E pensare che da piccolo non sembrava avere “le physique” del calciatore, a dispetto di piedi buoni ancora da affinare.

Michel François Platini nasce a Joeuf il 21 giugno del 1955. Joeuf è un paese di quella parte della Francia che guarda al Lussemburgo e alla parte vallona del Belgio senza bisogno del cannocchiale e che è sempre stata oggetto di controversia territoriale con la Germania. Il ragazzino ha origini italiane, la famiglia è di Agrate Conturbia, provincia di Novara. Nonno Francesco era stato il gestore del Café des Sports del paese, mentre papà Aldo è di mattina professore di matematica e il pomeriggio allenatore di calcio. Siede anche sulla panchina del Nancy, che a cavallo fra gli anni 50 e i 60 si trova in Division 3. A dimostrazione della completa italianità del futuro fuoriclasse, sua madre si chiamava Anna Piccinelli. Ma il francese è quella lingua che trasforma quasi sempre una parola da piana a tronca. Platìni diventa Platinì.

A 7 anni Michel ha le idee chiare: gli riesce bene giocare a pallone, dunque vuol diventare calciatore. Ha due grandi alleati dalla sua parte, il padre e il cane Fufi. Il ragazzino si allena tirando contro la saracinesca di un garage e mette in porta il cane. Per fare gol a Fufi e far risuonare il metallo di quella porta improvvisata, bisogna metterla “a giro”. L’idolo dichiarato è Pelé e in quegli anni quando si firma, si firma spesso “Peleatini”, dimostrando uno spirito e un’ironia che non si comprano né si vendono. A 11 anni Michel Platini comincia a giocare nella squadra di Joeuf, la Jovicienne. L’allenatore è monsieur Aldo.

Michel Platini

Platini con la maglia del Sant Etienne (Getty Images).

“Verrez, je serai un grand joueur” (Vedrete, sarò un grande giocatore). Non lo dice per spacconeria o perché si sente protetto, il figlio dell’entraîneur, ma perché ne è davvero convinto, se lo sente. Tuttavia i fatti non gli danno subito ragione. Nel 1969 a 14 anni, viene scartato al termine di un concorso parigino per giovani calciatori. Troppo gracile, troppo piccolo di statura e per giunta quel giorno sembra uno che litiga con la palla. Ma chi sa giocare può sbagliare una volta, non due.

Nel 1971 il Metz si accorge di lui e la dirigenza vorrebbe fargli firmare un contratto, ma ci sono problemi costitutivi: bassa capacità polmonare e insufficienza cardiaca. Malgrado ciò (viene scartato anche stavolta) il tam-tam sulle qualità del ragazzo ha fatto il giro. Lo vogliono il Sedan, il Sochaux e i belgi dello Charleroi. Michel Platini, che evidentemente può anche scegliere, preferisce il Nancy. Il 2 maggio del 1973 è un giorno importante. La maglia è la numero 11 e il ragazzo, non ancora 18enne, esordisce in prima squadra nella partita contro il Nîmes. Finisce 3-1 per il Nancy. L’ultimo arrivato non segna ma quella è la prima delle 5 presenze stagionali (con 2 reti all’attivo). Il primo gol ufficiale arriva contro il Sedan, il secondo si materializza durante una vittoria in casa del Lione.

Michel Platini

L’annata successiva è sfortunata sia per Platini (che è ormai diventato titolare fisso e sta cominciando a interessare i club maggiori), sia per il Nancy. La formazione lorena retrocede all’ultima giornata del campionato 1973/74. Ci vuole una stagione di purgatorio (e 17 reti in 32 partite da parte di Platini) per “riveder le stelle”. Il Nancy e il suo numero 10 tornano nella Division 1 e lo fanno in grande stile: 22 realizzazioni nel 1976, 25 l’anno successivo e – soprattutto – si aprono le porte della Nazionale.

È il 27 marzo del 1976 quando Michel Platini, che nel frattempo ha risolto i problemi di battiti cardiaci e di capacità polmonare, fa l’esordio con la maglia dei Galletti. È un’amichevole contro la Cecoslovacchia. Finisce 2-2 e lui va subito in gol. Nel 1977, oltre a portare il Nancy a un insperato quarto posto finale, Platini è terzo nella classifica per il Pallone d’Oro, dietro ai più quotati Allan Simonsen (il danese del Borussia Mönchengladbach) e l’inglese Kevin Keegan del Liverpool. Anche i tifosi italiani cominciano ad apprezzarne il talento.

L’8 febbraio 1978 l’arte del numero 10 terrorizza lo Stadio San Paolo di Napoli. Italia e Francia si affrontano in amichevole. Tra le due squadre il concetto di “amichevole” è sempre abbastanza relativo. Azzurri e transalpini sono stati sorteggiati nello stesso girone per i Mondiali d’Argentina che si svolgeranno di lì a pochi mesi. Secondo molti sarebbe dunque il caso di annullare l’amichevole, la partita si fa comunque. A metà ripresa l’Italia sta conducendo per 2-1. Già da qualche tempo la stampa di casa nostra parla delle magistrali punizioni del 10 francese ma nessuno lo ha ancora visto davvero all’opera.

Michel Platini

Al minuto 22 della ripresa c’è un calcio piazzato per la Francia: 20 metri scarsi dalla porta, con palla leggermente defilata a sinistra. S’incarica del tiro proprio Platini. È un capolavoro di potenza e precisione sotto l’incrocio, sul quale Zoff può solo fare da spettatore, ma l’arbitro annulla perché la barriera non è ben sistemata. La ripetizione non dà esito, tuttavia le capacità balistiche del giocatore hanno lasciato il segno.

A 9 minuti dalla fine si ripresenta l’occasione, quasi sul limite dell’area. Platini va sul pallone con l’aria di chi quasi deve battere un rigore. Si percepisce tra gli uomini in barriera una palpabile tensione. Altro angolo e diversa modalità di tiro. Rasoterra a giro che sfiora il palo alla sinistra di Zoff e si infila di nuovo in rete. L’arbitro stavolta non ha nulla da ridire e il San Paolo ammutolisce. Tutti zitti di fronte a un simile capolavoro balistico.

In Italia le frontiere sono ancora chiuse ai giocatori stranieri, ma in prospettiva futura e in attesa del futuro c’è chi vorrebbe tesserare subito quella sorta di extraterrestre capace di unire classe, potenza nel tiro, visione di gioco e astuzia. L’Inter dell’allora presidente Fraizzoli strappa un precontratto nell’attesa del ritorno degli stranieri nel nostro campionato. Nel frattempo Michel Platini si è trasferito al St. Etienne. Il palmarès è ancora magro (solo una Coppa di Francia vinta nel 1978 con il Nancy) ma i “verdi” di St. Etienne sono i migliori di Francia.

“Les Verts” acquistano il leader della Nazionale con un fine molto chiaro: divenire una realtà di livello continentale, anche se con lui in campo il St. Etienne non andrà mai oltre i quarti di finale in una competizione europea. Però lo scudetto arriva e per Platini quella è la prima grande gioia che conta.

È l’ultima giornata del campionato 1980-81 e la volata con il Nantes è vinta. L’anno successivo il St. Etienne arriva secondo e dopo la fine della stagione monsieur Platini si appresta a lasciare la Francia. Dal 1980 in Italia si sono riaperte le frontiere. Ogni squadra della serie A può tesserare un giocatore proveniente dall’estero. L’Inter ha ancora quel precontratto che in qualche modo vincolerebbe il calciatore francese, ma decide di fare scelte diverse. La società milanese acquista il centrocampista austriaco Herbert Prohaska e dalla stagione 1982/83 (a partire da quel campionato gli stranieri tesserabili diventano due) punta sul tedesco Hansi Muller e sul brasiliano Juary.

Michel Platini sembra fuori portata economica per le squadre italiane, ma non per la Juventus. È una trattativa lunga, complessa, sotterranea quella che nella primavera del 1982, poco prima del Mundial spagnolo, porta l’asso francese in bianconero. La Juventus si è già garantita l’attaccante polacco Boniek e con l’altro straniero a disposizione, l’irlandese Liam Brady, ha già a disposizione una rosa molto valida. Ma l’ambizione dell’Avvocato Agnelli è quella di arrivare a vincere la Coppa dei Campioni e la forza del desiderio spinge sempre a guardare oltre.

La stampa non ne parla, se non in chiave romanzata. Al punto che Brady neppure immagina di dover fare le valigie di lì a poco (tre stranieri nella stessa squadra non sono ancora consentiti, dunque il sacrificato di turno sarà lui). Il 30 aprile 1982 la trattativa è conclusa. Per 250 milioni di vecchie lire e un ingaggio di 400 milioni annui al giocatore, Michel Platini è ufficialmente un calciatore della Juventus. Finisce quel giorno la storia francese di uno dei più grandi interpreti del calcio di sempre e inizia l’avventura in Serie A di un fuoriclasse tra i pochi in grado di dire in modo legittimo agli italiani “Ho alzato il livello del calcio di casa vostra”.

Foto: LaPresse.

Diego Mariottini

About Diego Mariottini

Roma, 1966, giornalista. Autore di romanzi e saggi a carattere sportivo. Ha collaborato con Gazzetta dello Sport. Si occupa di comunicazione e mobilità sostenibile, anche a livello radiofonico

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