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Miguel Layun racconta la sua battaglia contro il cancro

By 9 Settembre 2019
Miguel Layun

Semplice, diretto, senza spazio per la retorica. Perché ogni giro di parole diventa inutile quando in gioco c’è la propria vita. Miguel Layun, esterno messicano che in Europa ha giocato con le maglie di Atalanta (2 presenze nel lontano 2009/2010), Watford, Porto, Siviglia e Villarreal, è tornato in patria per terminare la propria carriera al Monterrey. Eppure, a 31 anni, il difensore si è trovato ad affrontare una partita molto più importante. Quella contro il cancro che gli è stato diagnosticato qualche mese fa.

«È stato qualcosa di molto strano – ha detto il calciatore – perché non avevo alcun sintomo e dalle analisi del sangue non risultava niente. Era un controllo generale che avevo fatto con mia moglie, perché normalmente lei non è una che si sottopone a controlli medici. Visto che siamo esposti a molte malattie, le chiesi di fare qualche accertamento e lei accettò, anche se non era molto favorevole. Allora le dissi che l’avrei accompagnata. Alla fine, quello a cui hanno diagnosticato qualcosa sono io. Quando mi diedero la notizia – ha aggiunto – è stato come una doccia gelata. All’inizio mi dissero che era una cisti, poi dopo una settimana mi dissero che si trattava di un tumore».

Poco dopo Layun ha subito un intervento chirurgico per eliminare il carcinoma renale che era stato diagnosticato. «Il tumore era completamente incapsulato – ha spiegato – i medici l’hanno rimosso e hanno tolto del tessuto molle per verificare che non avesse contaminato nient’altro. Non c’era bisogno di chemioterapia e di radioterapia, perché era stato trovato in tempo. Sinceramente mi ha aperto gli occhi su molte cose e mi ha dato una prospettiva diversa».

(Photo by Hector Vivas/Getty Images)

Layun ha raccontato tutto subito alla moglie, mentre ha deciso di parlare con i famigliari della malattia solo poche ore prima dell’intervento, in modo da creare meno agitazione possibile. La notizia, però, si è sparsa in poco tempo e il laterale messicano ha ricevuto tantissimi messaggi di vicinanza. «Mi sono arrivati dalle persone vicine, ma anche dai tifosi di tutti i club in cui ho giocato – ha raccontato- dal Portogallo, da Siviglia, da Villarreal, dal Messico. Iker Casillas e Óliver Torres mi hanno scritto, ma ciò che mi ha sorpreso di più è che non solo le persone vicine si sono ritagliate del tempo per inviarmi un messaggio di incoraggiamento o di affetto, ma anche quelle che non hanno avuto la possibilità di conoscermi personalmente. L’ho apprezzato molto».

Miguel Layun ha deciso di raccontare la sua storia in modo da ricordare alle persone l’importanza di sottoporsi a controlli periodici. «Noi calciatori a volte siamo visti in un modo diversi e questo ricorda alle persone che siamo esseri umani, non importa la tua posizione o il tuo spazio – ha detto – è importante prenderci cura di noi stessi per prevenire queste cosa. A essere sincero mi ha dato una prospettiva diversa, mi ha aperto gli occhi su molte cose». Qualche esempio? «Commettiamo peccati nella vita, come il fatto di volare le cose che abbiamo, facciamo o realizziamo. Non apprezziamo mai il semplice fatto di essere qui, vivi, con i nostri cari, avere l’opportunità di lottare per i nostri sogni o lasciare qualcosa di positivo vicino a noi».

Per questo il messicano ha deciso di fare qualcosa anche per gli altri. «Ho parlato con i soci della marca di caffé che abbiamo fondato in Messico (Café 19) e abbiamo deciso di donare una percentuale dei ricavi ad alcune fondazioni, come quella che sostiene le donne con un cancro al seno».

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