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Mike Dean, uno showman in giacchetta nera

By 14 Gennaio 2020

Qualcuno l’ha definito un “pene calvo”, Wenger si è limitato a descriverlo come una “disgrazia”, i tifosi del West Ham lo hanno visto cantare il loro inno, quelli dell’Arsenal hanno lanciato una petizione per impedirgli di arbitrare mentre altri dicono di averlo visto esultare ai gol del Tottenham. Ecco chi è l’arbitro più odiato d’Inghilterra

Per qualcuno è un «pene calvo». Per qualche altro una «calamità». Per Arsene Wenger era «disastroso e disonesto, una disgrazia». Per Leonid Viktorovich Sluckij, tecnico del Rubin Kazan, «pensa di essere un Dio con 20 mila persone che vengono a vedere il suo gioco». Mauricio Pochettino si è imbestialito con lui, gli si è avvicinato a fine partita contro il Burnley lo scorso 24 febbraio e non gli ha sussurrato di certo parole dolci. Pep Guardiola, nel celebre «Thank you so much» durante Manchester City-Liverpool del novembre 2019, non lo ha risparmiato dalla sua furia.

Calvo, sì. Irriverente, pure. Una «disgrazia», e perché mai? I suoi gesti tecnici non contemplano il pallone. Le sue imprese atletiche coinvolgono arti superiori e bocca. Le sue armi sono cartellini e fischietto. Si chiama Mike Dean, ha 52 anni, e non è solo l’arbitro più longevo della Premier League, ma anche quello che ha celebrato, nel 2019, la centesima espulsione in carriera. L’unico ad andare in tre cifre. E quello più discusso.

(Photo by Clive Rose/Getty Images)

L’ultima perla in ordine di tempo è datata 1 gennaio 2020, quando Dean ha bellamente pronunciato «Who the fuck is he» dopo aver stretto la mano a uno sconosciuto al centro del campo prima del fischio di inizio di Southampton-Tottenham, giocata nel giorno di capodanno in Premier. La lista è lunga e lastricata di episodi. Dean da sempre si muove come una star nel campo, celebrato, odiato e amato dai media e dagli appassionati di calcio britannici.

In più di 500 match arbitrati in carriera vanta una media di un cartellino rosso estratto ogni 5 partite. E a guardar bene le statistiche c’è un’impennata nell’annata 2018-19, con un’espulsione ogni due sfide arbitrate. Lo scorso dicembre durante Brighton-Bournemouth decise di cacciare dal campo Lewis Dunk accompagnandolo con un simpatico «Off you pop» (“smamma” cit.) che non è sfuggito alle telecamere.

Dean è rimasto negli annali delle polemiche ed è protagonista di numerose teoriche complottistiche per le sue presunte esultanze ai gol del Tottenham. I supporter del West Ham se ne sono rimasti tranquilli vedendolo cantare prima del match, senza manco mascherarlo così tanto, Blowing bubbles (inno dei londinesi, uno dei più celebri insieme a You’ll Never Walk Alone). I tifosi dell’Arsenal, dal canto loro, hanno lanciato una petizione che ha superato le 100mila firme per evitare che Dean li arbitrasse in futuro, dopo partite, polemiche, presunti torti. I tifosi del Manchester City lo videro correre a perdifiato al gol che decise la Premier del 2012, quello di Aguero al 94’ contro il QPR, mentre tutti impazzivano sugli spalti. E pure in campo. Se dovessimo stilare l’11 dei suoi espulsi ci ritroveremmo con Courtois in porta, Gallas, Koscielny e Kompany in difesa, Matic, Mata, Ballack e Wilshere sulla mediana e Sterling, Torres e Andrew Cole in avanti. Mica male.

 (Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

La Football Association, dopo averlo originariamente nominato arbitro della finale della Coppa d’Inghilterra 2006 al Millennium Stadium il 13 maggio lo ha sostituito con Alan Wiley per presunti dubbi sulla sua imparzialità nei confronti del Liverpool, non lontana dalla città natale di Dean nella penisola di Wirral.

Il 5 aprile 2009 nel derby del Galles meridionale tra Cardiff City e Swansea City, Dean ha subito un taglio alla fronte derivante da quella che sembrava essere una moneta lanciata dagli spalti. Medicato, si è ripreso e ha assegnato al Cardiff un calcio di rigore, decisivo per i padroni di casa per raggiungere il pareggio. Il 24enne che ha lanciato la monetina è stato condannato ad una multa di 200 sterline e gli è stato vietato l’accesso per 3 anni allo stadio.

(Photo by Ian MacNicol/Getty Images)

Quello che rende realmente irresistibile Mike Dean sono i suoi comportamenti in campo, quando regala spettacolo anche nelle minime situazioni di gioco: mostrando un cartellino, assegnando un calcio d’angolo o una punizione, roteando gli occhi in risposta alle ripetute proteste dei calciatori verso di lui. Dean è eccentrico, mai scontato, a tratti sublime. Entra sul prato e mima di voler mangiare il pallone. Lo guarda, se lo coccola. Ne va matto. Tira fuori la lingua davanti ad un’azione spettacolare. Se la gusta. Corre subito dopo un gol decisivo, quasi volesse festeggiare pure lui. Celebrare il gioco del calcio.

Su Instagram e Twitter proliferano pagine a lui dedicate. Più che una star è uno showman. Più che un signor arbitro è un grande appassionato di pallone. Il suo idolo è George Courtney, il suo motto è riprendersi il prima possibile, perché «hai solo una settimana prima della tua prossima partita». In anni di onorata Premier si è messo alle spalle critiche, offese, fischi e mezze aggressioni. Affrontandole con la tipica nonchalance britannica. Forse, la posa che meglio lo descrive è quella del 17 febbario 2019, quando Mike Dean si presenta sul terreno di gioco per riscaldarsi prima di arbitrare Doncaster Rovers-Crystal Palace in FACup, e bambini e piccoli tifosi raccolti nell’angolo del Keepmoat Stadium gli chiedono foto e selfie. Lui sorride, acconsente, si concede. Per una volta lo spettacolo si è fatto arbitro.

Raffaele Nappi

About Raffaele Nappi

Classe 1990, scrive per «Il Fatto Quotidiano» e «Il Messaggero». Due libri. Sogna di lavorare in una redazione prima che scompaiano. Per il momento il suo ufficio dista solo un corridoio.

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