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Aboutrika, il simbolo del calcio egiziano in attesa di giudizio

By 9 Maggio 2019
Mohamed Aboutrika

Il prossimo 4 luglio il calciatore più forte della storia egiziana conoscerà la sentenza che metterà fine a un processo politico che va avanti da due anni

 

Mohamed Aboutrika aspetta il 4 luglio senza la sacralità di un qualsiasi giorno d’indipendenza da celebrare. Anzi, l’icona del calcio egiziano rischia in quella data di perdere la propria libertà, nonostante i trascorsi sportivi di straordinaria bellezza e una condotta di vita votata nel sostenere la causa delle classi meno abbienti del suo Paese. In un Egitto che dopo re Farouk ha scelto, spesso con ingerenze, di lasciarsi abbracciare e ammaliare dai militari (Nasser, Sadat, Mubarak e Al Sisi), Aboutrika è il contraltare.

Sono rimasti in due a reggere il gioco: lui e Palazzo Yacoubian, il libro di Ala Al Aswani. Il romanzo è teatro di storie considerate tabù per il mondo arabo come il sesso fuori dal matrimonio, la prostituzione, l’omosessualità e i brogli elettorali. Una lettura nata quasi in clandestinità, perché all’ombra di Mubarak come del “delfino” Al Sisi, nuovo padre padrone dell’Egitto, la libertà di espressione e di stampa sono un chimerico inganno.

Palazzo Yacoubian è il libro preferito di Aboutrika. Il Pallone d’Oro del mondo arabo che quando scendeva in campo sembrava una mistura tra Rooney e Zidane. Bravissimo in fase realizzativa come il velenoso centravanti britannico, superlativo quando palla al piede ipnotizzava le difese avversarie, come Zizou. Per Aboutrika Palazzo Yacoubian è una sorta di Corano laico, perché denuncia i costumi inquinati della politica egiziana. È una voce fuori dal coro, proprio come la sua, che non cura le apparenze e che, soprattutto, non scende mai a compromessi coi poteri forti.

Un poster del Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (LaPresse).

Aboutrika è la coerenza incarnata in un corpo. Il suo modo di pensare appare fin troppo coriaceo, soprattutto per uno che si è laureato in filosofia e che, come sosteneva Pindaro, non dovrebbe vivere da scultore di statue che stanno ritte e immobili su di un piedistallo. Nel suo caso però l’inflessibilità gli ha permesso di diventare l’idolo degli amanti del calcio e l’eroe di una nazione che ha accolto Mubarak e Al Sisi come un temporale durante un matrimonio, e che si identifica sempre più in questo singolare Robin Hood delle Piramidi.

Sympathize with Gaza recitava la maglietta che Mohamed esibiva dopo ogni gol nei giorni di uno dei tanti scempi israeliani nella Striscia di Gaza. Negli stessi giorni in cui l’esercito con la Stella di Davide martellava la Palestina, lo sceicco Abdulrahman bin Musaid, proprietario dell’Al Hilal, ricchissimo club saudita, proponeva al fuoriclasse egiziano un contratto da 400 mila dollari l’anno. Difficile, se non impossibile, rispedire al mittente l’offerta economica che ti cambia la vita. Gravoso per chiunque, non per Aboutrika, che rispose con la solita e invidiabile serenità: «Non me la sento di arricchirmi e di vivere come un principe mentre i miei fratelli palestinesi vengono barbaramente trucidati».

Una frase senza troppi fronzoli e che soprattutto non ammette repliche. In occidente la ricusazione di Aboutrika ha destato scalpore. Agli inizi della sua carriera nel Tersana, la squadra di Giza, disapprovò l’aumento di stipendio propostogli dalla società. «Valgo tutti quei soldi in più perché di domenica indosso maglietta, pantaloncini, scarpette bullonate e faccio qualche gol? E allora mi chiedo, quanto deve valere un’infermiera che vaccina i bambini in Africa». Nei negozi di Khan El Khalili, suk e cuore pulsante del Cairo, la sua effige faceva bella mostra tra spezie, tappeti, ceramiche e sigarette di contrabbando, soppiantando quella forzatamente patriottica e ingombrante dei generali. Tutto questo accadeva fino a due anni fa, quando Aboutrika, oggi 40enne, venne accusato di finanziare la Fratellanza Musulmana, considerata fuorilegge dal governo di Heliopolis fin dai tempi dei caldi mesi della Primavera Araba.

Mohamed Aboutrika

Aboutrika attende la sentenza, espropriato di passaporto e del diritto di voto. Ricordando, e questo nessuna prigione potrà mai cancellarlo, gli anni degli uomini che fecero l’impresa: quando i faraoni, guidati dal “ribelle”, portarono a casa due Coppe d’Africa consecutive nel 2006 e nel 2008. La sua casa è l’Al Ahly, letteralmente “la nazionale”, una delle due squadre storiche della capitale egiziana. Quella che incarna lo spirito operaio e proletario dei sostenitori che furono i primi a riempire all’inverosimile piazza Tahrir nei giorni della cacciata di Mubarak. L’altra squadra storica egiziana è lo Zamalek, club del quartiere più ricco ed esclusivo del Cairo. Ovviamente, anche in questo caso Aboutrika ha scelto di stare dalla parte dei meno abbienti. I suoi lampi di classe, quelle giocate che lasciavano a bocca aperta un intero stadio, passano però oggi in secondo piano. Eclissati dalla sua condotta, dal contegno sincero di un uomo che era diventato poco alla volta la coscienza di una nazione e che oggi l’establishment politico vuole occultare in una cella.

Foto: Getty Images.

Luigi Guelpa

About Luigi Guelpa

Luigi Guelpa è nato nel 1971. Giornalista professionista, da 30 anni racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane.

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