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Moise Kean è il centravanti del presente per la Nazionale

By 12 Aprile 2019

L’attaccante della Juventus ha bisogno di essere responsabilizzato in azzurro. Per completare la sua crescita ed evitare l’errore commesso con Balotelli

Nel 1836 Alexandre Dumas padre scrive “Kean, ou Désorde et Génie”, un libro su Edmund Kean, grande attore shakespeariano dell’800 che, come suggerisce il titolo, era genio e sregolatezza, fra bevute, donne e grandi prove d’attore. In relazione a questo libro va sottolineato il meraviglioso film muto diretto da Alexander Volkoff, famoso per aver collaborato con Abel Gance per il suo Napolèon, la riduzione teatrale di Jean Paul Sartre e l’ennesima grande prova attoriale di Vittorio Gassman in un film del 1956, diretto da lui stesso insieme a Francesco Rosi.

Molto più prosaicamente, il titolo dell’opera crea un link perfetto per quello di cui si sta discutendo a partire dai due gol segnati da Moise Kean contro Finlandia e Liechtenstein con la maglia della Nazionale italiana. Giusto o no dare fin da subito responsabilità a un classe 2000, affidandogli la maglia numero 9 della Nazionale senza che si inneschi un turpe turbine di genio e sregolatezza che possa risucchiare il ragazzo e farci trovare ancora una volta con il cerino in mano? (ecco, connessione creata).

Da alcuni anni è evidente che abbiamo un problema nel trovare un finalizzatore, tanto che Mancini dalle partite finali della Nations League in poi ha intrapreso una strada alternativa, schierando Insigne, Chiesa e Bernardeschi, per avere tre uomini d’attacco con caratteristiche differenti, capaci di muoversi in continuazione per non dare punti di riferimento.

I nostri papabili centravanti sono per diverse motivazioni poco importanti, se vogliamo usare un termine di cui oggi abusiamo e che in questo caso specifico vuole dire tante cose. Ciro Immobile è un attaccante moderno, perfetto nel giocare sui tagli in verticale, ma difetta in personalità. Questo deficit è emerso tante volte, a partire dalle due brutte esperienze estere con Borussia Dortmund e Siviglia, fino ad arrivare alle partite decisive dell’era Ventura. Si sforza anche di essere un protagonista, Mancini lo ha sostenuto in maniera plateale anche ad Udine contro la Finlandia, ma ha limiti evidenti quando il salto di qualità è necessario per superare l’ostacolo.

Andrea Belotti è ancora mediamente giovane, avendo 25 anni, ma sembra aver già mostrato quello che può dare al suo massimo. Ha forza fisica, tanta stamina utilizzabile in diverse occasioni, bravo nell’amalgamarsi in contesti differenti. Ma anche lui ha dimostrato di non essere uno stoccatore, ha la garra di un Graziani, ma dell’ex gemello del gol non ha la lucidità sotto porta. È un ottimo backup di sacrificio, uno che pressa anche l’aria, ma non è affidabile per momenti medio-lunghi quando c’è da essere letali.

Il terzo numero 9 potenziale per questa Nazionale è Leonardo Pavoletti, che nella sua carriera è maturato tardi e soprattutto sembra essere troppo monodimensionale per avere su di sé l’intero attacco dell’Italia.

Moise Kean
In un contesto del genere, mi sembra quasi naturale che Moise Kean possa essere il numero 9 del presente e non solo del futuro del calcio italiano. Dopo i due gol alla Finlandia e al Liechtenstein si è andati verso due direzioni opposte: la prima è quella di dare tutto in mano a Kean, che lui ci aiuti. La seconda è che può essere anche solo un caso che un diciannovenne faccia due gol alla seconda e terza partita in azzurro.

Solo per innesco della carriera si potrebbe parlare di Balotelli, il resto sembra molto diverso. A 19 anni Balotelli era più o meno dov’è adesso Kean, in una squadra piena di campioni, che vinceva sempre in Italia. Da quel momento in poi con lui si è attivata una fase di “attesa continua”, che Balotelli è stato capace di trascinarsi dietro per anni. In ogni stagione, se non in ogni partita, ci si attendeva da SuperMario il salto di qualità che gli avrebbe permesso di prendersi responsabilità vere con i club e la Nazionale.

Storia dello scorso anno, Balotelli a 28 anni torna contro l’Arabia Saudita nella prima Italia di Mancini e il mood del pre-partita è ancora una volta «attendiamo che dimostri di essere un campione».

Moise KeanCon Moise Kean sarebbe preferibile evitare questa fase di attesa costante e dargli subito responsabilità chiare e comprensibili anche per un bambino: tu sei il 9 dell’Italia e devi finalizzare il nostro gioco. Più chiaro di così. Inserirlo nel loop del padre che fa dichiarazioni senza senso, del procuratore (lo stesso di Balotelli) che dice che non è in una squadra dove può realmente emergere e della tanto sperata attesa dell’orizzonte, creerebbe un altro scoppio alla fine dei conti floscio e stonato come il nostro Balo.

Dare subito il 9 azzurro a Kean non è assurdo né ovvio. È semplicemente una scelta rispetto a cosa offre il nostro calcio e il potenziale intravisto nel giocatore. Non si farebbe niente di straordinario e nemmeno qualcosa di grottesco. È solo il vecchio, caro calcio con le sue regole.

Foto: Getty Images.

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