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Napoli – Juventus a parti invertite

By 13 Febbraio 2021

Quattro mesi dopo il rinvio del match d’andata, Pirlo e Gattuso si rincontrano a ruoli e tendenze invertite in uno snodo cruciale per entrambi

 

Quando le disposizioni dell’ASL di Napoli non permisero al Napoli di partire alla volta di Torino il 3 ottobre scorso, il più adirato di tutti sull’autobus degli azzurri era Rino Gattuso. In seguito il tecnico calabrese avrebbe ribadito a più riprese la sua stizza per l’impossibilità di giocare contro la Juventus in seguito alle positività di Zielinski ed Elmas, che creavano scompiglio in seguito al match col Genoa, nel cui spogliatoio si era acceso un focolaio di una ventina di contagiati.

Ringhio sapeva che in quel momento i suoi uomini avevano un altro passo rispetto a quelli del suo amico Andrea Pirlo, e che fosse il momento propizio per tramortire la Vecchia Signora. Il weekend precedente gli azzurri avevano demolito il Genoa per 6-0 e i bianconeri avevano rabberciato un pareggio in extremis in casa della Roma, dove erano apparsi molli e senza idee. Da neanche due mesi Pirlo aveva preso in mano la squadra e i suoi dogmi tattici non arrivavano al cuore dei suoi giocatori, mentre Gattuso sembrava ormai in totale padronanza del suo gruppo e aveva vinto e convinto nelle prime due partite di campionato.

 

Incantesimo spezzato

 (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Quel rinvio ha in qualche modo rotto l’incantesimo di Gattuso. Complice la pausa per le nazionali, il Napoli è restato al palo per tre settimane, e nonostante il roboante trionfo per 4-1 sull’Atalanta, i primi rumori degli scricchiolii si iniziarono a sentire cinque giorni dopo, quando i suoi si fecero sorprendere in casa dall’AZ Alkmaar nella prima giornata di Europa League. Nello stesso periodo la Juve continuava a stentare, restando sotto gli azzurri fino alla quattordicesima giornata, quando i partenopei scivolavano incredibilmente pareggiando in casa contro il Torino ultimo in classifica. Un regalo inaspettato da parte dei rivali cittadini apriva più che uno squarcio enorme nello spogliatoio azzurro, il quale avrebbe iniziato a sentire nel periodo natalizio gli effetti della rottura dell’incantesimo d’inizio anno.

Troppe le sconfitte casalinghe per un Napoli lunatico come nessun altro, capace di vincere per goleada contro Fiorentina, Roma e Atalanta ma altresì capace di ottenere solo un punto su sei tra Torino e Spezia. E così, mentre Gattuso, il cui rinnovo tanto paventato proprio a ottobre non veniva sancito, iniziava a sentire il rumore dei nemici (Mourinho dixit) e la pressione di una piazza bollente e troppo esigente a livello di gioco, Pirlo riusciva pian piano a sistemare le cose, aiutato dai fenomeni della sua rosa e anche spinto emotivamente da una netta vittoria al Camp Nou contro un Barcellona disastrato. Per il tecnico azzurro, inoltre, i problemi si moltiplicavano dal punto di vista offensivo con l’infortunio di Osimhen ai primi di novembre e quello di Mertens a San Siro contro l’Inter. Quella partita è probabilmente la fotografia più nitida del Napoli di quest’anno: ben messo in campo e propositivo, andava sotto per un rigore di Lukaku in seguito al quale, in 10 vs 11 per l’espulsione del capitano Insigne, metteva alle corde la squadra di Conte senza però riuscire a strappare neanche un meritatissimo pareggio. Un vorrei ma non posso all’ennesima potenza.

 

Effettività

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images )

 

I quasi due mesi con Petagna come unico riferimento offensivo hanno evidenziato i tantissimi difetti del Napoli di Gattuso, il quale ha forse peccato nell’insistere sull’estremo palleggio partendo dalla porta, ma è stato tradito soprattutto dalla poca concretezza offensiva. Le sconfitte con Spezia, Genoa, Inter e Sassuolo hanno messo a nudo in maniera molto visibile questo enorme neo sulla pelle azzurra. Si tratta, infatti, di partite nelle quali, senza voler togliere responsabilità ai disastrosi svarioni difensivi, a mancare è stata soprattutto l’efficacia sotto porta. Qualcosa che invece ha aiutato la Juventus a sopperire a mancanze in altri aspetti. Verrebbe da dire che una cosa è contare con Petagna e adattare Lozano centravanti e l’altra è disporre di Cristiano Ronaldo e Morata, anche se la questione va al di là dei nomi.

Pirlo sembra essere finalmente lanciato, sei mesi dopo aver assunto l’incarico, proprio come lo era Gattuso l’anno scorso a giugno quando trionfò in Coppa Italia. I due ex compagni di squadra e amici di vecchia data hanno praticamente vissuto il più classico degli sliding doors. Nessuno saprà mai come sarebbe andata a finire Juventus – Napoli lo scorso 4 ottobre, eppure è evidente che si siano rovesciati gli equilibri. Da un lato Gattuso ha più esperienza ma deve gestire un ambiente complicato nel quale, oltre ai mugugni di una tifoseria con la quale si è dovuto spiegare, deve far fronte a un gruppo di troppi giocatori in cerca  della propria dimensione e alla mancanza di un vero leader caratteriale. Dall’altro Pirlo, il novizio, si è visto molto protetto da mamma Juve e  dalla stampa, oltre a essere ovviamente aiutato da un nucleo di calciatori esperti, talentuosi e forti soprattutto d’indole. Un contrappasso ironico, se vogliamo, vede la truppa di un tecnico vulcanico come il calabrese difettare di quella rabbia che egli stesso poteva regalare in campo, mentre il gruppo del bresciano, sempre pacato e timido, spicca proprio per la sua voglia di vincere a tutti i costi.

 

Spartiacque

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Lo scontro di oggi, insomma, è uno spartiacque. Anzi verrebbe da dire che per gli azzurri ha le sembianze di un profondo terrapieno da scavalcare più o meno indenni per poter dare una svolta mentale alla stagione. I napoletani sono sull’orlo del precipizio dopo l’eliminazione in Coppa Italia, mentre i bianconeri viaggiano sull’onda dell’entusiasmo per la conquista della finale della stessa competizione. La prestazione, se così la si può definire, dei partenopei a Bergamo, ha messo a nudo tutti i difetti di una squadra ormai senz’anima né mordente, nella quale solo lo scanzonato Lozano non molla mai e forse solamente Demme e Ospina ci mettono cuore e sostanza.

I bianconeri, dal canto loro, necessitano di una vittoria per inserirsi prepotentemente nella lotta Scudetto con le milanesi. Se Gattuso, che dovrà schierare per forza la difesa rabberciata con Maksimovic e Rahmani (un serbo e un kosovaro, mica due amici d’infanzia), dovrà vestirsi dal suo omonimo San Gennaro sperando in un miracolo, Pirlo dovrà confermare di aver trovato la continuità giusta cercando la quarta vittoria consecutiva in campionato.  Un Napoli alla berlina e con una serie di assenze importanti – Manolas, Koulibaly, Mertens e Demme su tutti – ospita una Juve che dalla quarta sta per passare alla quinta marcia. Di pioggia ne è caduta eccome dai primi di ottobre. E se la Juventus è adesso un solido veliero che ha superato la tempesta, il Napoli non è altro che una zattera in balia delle onde.

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