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Nico Patschinski, il denaro al posto della vita

By 16 Novembre 2020

Storia di una delle leggende del St. Pauli, un attaccante che ha trasformato gli eccessi in pane quotidiano e che dopo aver sperperato una fortuna si è ritrovato prima a guidare carri funebri e poi a fare l’autista dei tifosi dell’Amburgo

Nico viene accerchiato da tre uomini, lo tengono stretto, coltello alla gola, è terrorizzato, rischia la morte, gli rubano soldi e vari oggetti per centinaia di euro dalla borsa da lavoro, quella da postino, quella che ogni giorno l’accompagna tra strade, palazzi e porte sotto il cielo tedesco rigido come lo zinco e gelido come la Germania; forse pochi ricordano che Attila József, grande poeta ungherese, del lavoro di Nico ne ha fatto canto universale.

Il dolore è un postino grigio, muto,
col viso scarno, gli occhi azzurro chiari,
gli pende giù dalle fragili spalle
la borsa, scuro e logoro ha il vestito.
Dentro il suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timido egli sguscia
di strada in strada, si stringe alle mura
delle case, sparisce in un portone.
Poi bussa. Ed ha una lettera per te.

 (Photo by Vladimir Rys/Bongarts/Getty Images)

Solo che Nico non bussa più a nessuna porta, dopo l’aggressione si è licenziato rinunciando a uno stipendio di 1200 euro mensili, qualcun altro sparirà al posto suo  muto, con gli occhi chiari, dietro i portoni; allora è diventato autista dei morti, dei carri funebri, accompagnato dalle note ubriache e malinconiche di “Drinking songs” di Matt Elliott il cui suono è un requiem; il suo ex compagno di squadra del St Pauli, Thomas Meggle, ha detto:

“Spero di vivere a lungo, ma se così non fosse sarei felice di fare l’ultimo viaggio in macchina con lui”

Nico Patschinski consegnava lettere, poi morti, ex attaccante dell’Union Berlin, dove è nato e cresciuto, ha speso tutto nei casinò, rimasto senza un centesimo, ridotto alla fame per vizio, ha cercato lavoro per sopravvivere perché ha messo il danaro al posto della vita; diventare becchino, dunque, con il carro funebre che si muove non a benzina ma per il sangue che gli ha messo dentro come nel film cèco di Juraj Herz, “Ferat vampire”, in cui si racconta di una Skoda che per funzionare ha bisogno di sangue umano e lo prende da un’infermiera che ne resta posseduta.

 (Photo by Martin Rose/Bongarts/Getty Images)

D’altra parte nel 2004, a causa di una gravissima crisi finanziaria, i tifosi della squadra berlinese, per evitare la fine del loro club, versarono il proprio sangue nei centri medici, in Germania infatti si viene pagati per le donazioni. Nei casinò Nico, per i troppi debiti, non ci può più entrare, anche se sei stato l’autore del gol dell’unica vittoria del minuscolo St Pauli contro il Bayern Monaco. Era il 2002 – calcio d’angolo, spigolata di testa di un compagno di squadra nell’area di rigore, il pallone cade sul suo piede che da sotto porta batte Oliver Kahn, finale di partita a favore del quartiere di Amburgo: 2- 1 (il primo gol lo siglò l’aspirante salma Meggle).

Lo stadio del St Pauli è nei pressi di Reeperbahn, quartiere a luci rosse della città, tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila la squadra è tosta, rispettata, gagliarda, i tifosi si identificano in Jolly Roger, il teschio con le ossa incrociate dei pirati; sono rumorosi, aggressivi, irriducibili. La società nega l’ingresso ai neonazisti forse perché ad Amburgo, nel campo di concentramento di Neuengamme, vennero sottoposti a esperimenti e poi uccisi decine di bambini, tra cui il napoletano Sergio De Simone di otto anni; ci furono migliaia di abbonamenti e il St Pauli diventò una piccola forza. Solo che lui, Nico, camminava in direzione opposta alla sua carriera e anche alla squadra di Amburgo le cose cominciarono ad andare male, tanto da retrocedere.

Così m’avvio. Di fronte alla distruzione
un uomo procede in silenzio.
Non possiede niente oltre la sua ombra.
Solo un bastone. E un vestito da carcerato.

(Photo by Sandra Behne/Bongarts/Getty Images)

Jànos Pilinszky quasi tiene per mano la vita di Patschinski e la racconta nei suoi versi anche se la scritta che lo accompagna da allora è quella fatta stampare dalla società amburghese, con abile mossa pubblicitaria, sulle magliette messe in vendita con il grido “Vincitori della Coppa intercontinentale”, slogan euforico e ironico per dire di aver battuto i campioni della coppa vinta due mesi prima contro il Boca Juniors. La carriera di Nico è passata, tra le altre, con  l’Eintracht Trier e il Borussia Neunkircken e per alcuni mesi di lui si interessò la nazionale polacca, vista la chiara origine, alla fine non andò lo stesso ai mondiali del 2006.

Lui resta l’idolo del St Pauli per quel gol, icona di inizio millennio per il piccolo club, infanzia felice che con il passare del tempo resta nella memoria come un sogno; non è certo stato un calciatore di primo piano e in certi posti si è sentito estraneo. Da giovanissimo, nel Babelsberg 03, squadra di Potsdam, era a disagio, i tifosi erano contrari a quelli nati a Berlino est forse per i gravi ricordi del comunismo, della repressione, della dittatura; d’altra parte dopo la costruzione del muro il cemento è diventato destino proprio dei berlinesi, a dimostrarlo ancora una volta i tifosi dell’Union Berlin. La società, promossa in Zweite Liga nel 2009, per iscriversi al campionato aveva bisogno di uno stadio a norma, centinaia di tifosi collaborarono con ditte specializzate alla ristrutturazione dell’impianto.

(Photo by Sandra Behne/Bongarts/Getty Images)

Nico andò via più volte da dove arrivava, prima a Dresda e poi a Fürth, questa era una città piccola, quasi campagna, e a lui mancava la potenza di Berlino, la sua rumorosa presenza, meglio spostarsi nella più affollata Amburgo. Finisce la carriera nella BFC Dinamo, squadra di Berlino che vinse lo scudetto della Germania dell’est dal 1979 al 1988. Adesso Nico nemmeno più guida il carro funebre e Melge, in caso di decesso, dovrà rivolgersi altrove perché il bomber berlinese è stato assunto come autista di autobus dei tifosi dell’Amburgo, è passato dunque dai morti ai vivi e lui, come un’ombra, sa che il bene cade su entrambi i lati.

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