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Nella stagione di Immobile non c’è niente di straordinario

By 3 Febbraio 2020 Febbraio 4th, 2020

Ma è la diretta conseguenza della capacità della Lazio di giocare in verticale e sfruttare al massimo le caratteristiche uniche del suo centravanti

La palla verticale di Lazzari arriva col contagiri. Ciro Immobile la tocca con l’esterno destro, spedendola in mezzo alle gambe di Bonifazi. A tu per tu con Berisha prova a dribblarlo, ma la finta non è delle migliori e il portiere resta in piedi, accompagnando attaccante e pallone verso l’esterno. L’azione sembra compromessa, la palla è a pochi metri dalla linea di fondo, Immobile torna indietro sui suoi passi e Berisha lo insegue.

È una danza di coppia, più che un’azione calcistica. Avanti e indietro, dietro e sinistro, sterzata e contro-sterzata, i due rimangano attaccati. Non c’è spazio per andare via, ma la porta è vuota. Ciro Immobile la sente, più che vederla, riesce a girarsi un’ultima volta e dal lato corto dell’area di rigore fa partire una specie di tiro-cross, un pallonetto che si alza il tanto giusto per scavalcare anche l’ultimo disperato tentativo di salvataggio sulla linea di porta.

Ciro Immobile

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Niente ha senso nel terzo dei cinque gol che la Lazio segna alla Spal. Tutto è fuori scala, esattamente come la stagione che sta vivendo Ciro Immobile. Venticinque gol in 21 partite, uno ogni 70 minuti, la Scarpa d’Oro nel mirino. E quella sensazione che quest’anno, comunque vada, alla fine entri.

Merito anche della tenacia e caparbietà, della continuità e della perseveranza, con cui Ciro Immobile ci prova. Sessantasette tiri verso lo specchio, 53 occasioni da gol create. Da solo. Soltanto Cristiano Ronaldo tira più di lui in tutto il campionato, con 74 conclusioni, nell’affannosa rincorsa che conduce per provare a prenderlo in classifica marcatori.

Eppure il portoghese conta un’occasione e sei gol in meno, segnale evidente della straordinaria efficacia sotto porta di Immobile, ma anche conseguenza logica della bravura dei suoi compagni di metterlo nelle condizioni migliori per esaltare le sue qualità.

Ciro Immobile

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Ciro Immobile è il giocatore più verticale d’Italia nella squadra più verticale d’Italia. Lui e Lazio di Inzaghi si sono trovati ed è bene per entrambi che non si lascino più. Difficile pensare un contesto tattico migliore per un giocatore che ha già mostrato tutti i suoi limiti quando si tratta di costruire la manovra offensiva coi compagni. A Dortmund e a Siviglia, persino con la Nazionale, Immobile si è dimostrato pressoché nullo nel gioco spalle alla porta, ha la generosità giusta ma non la tecnica necessaria per i movimenti ad accorciare sul centrocampo e aprire spazi per gli inserimenti dei compagni.

Piuttosto è letale quando può giocare guardando l’area avversaria, partendo da dietro o in linea con i difensori, sfruttando la sua progressione. Persino il tocco di palla sembra migliorare quando non è costretto a un controllo continuato e complicato dalla pressione avversaria. Meno tocchi fa, più qualità riesce a imprimere alla sua giocata.

Ciro Immobile

© Marco Rosi / Fotonotizia

La Lazio è una squadra che tende e ricerca la verticalità. È quella che tiene meno la palla tra le prime cinque della classifica. Eppure riesce a essere straordinariamente pericolosa. È seconda per gol segnati, seconda per assist, seconda per tiri nello specchio della porta. Davanti, casualmente, ha sempre l’Atalanta, una squadra che rappresenta una filosofia diametralmente opposta, facendo poco possesso in più ma lo fa per la maggior parte nella metà campo avversaria.

Se i bergamaschi costruiscono le loro occasioni col pressing alto, la Lazio lo fa col recupero basso e le ripartenze. Tiene il baricentro volutamente arretrato per creare spazi da attaccare sulla corsa, sfruttando al meglio la propensione alla verticalizzazione di Luis Alberto e la progressione di Immobile. Quasi tutte le giocate laziali nascono da traccianti che si infilano tra i difensori e premiano gli scatti di Immobile o i tagli degli esterni (Lazzari in primis).

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

È un contesto senza dubbio peculiare per una prima punta, che in questo modo è di fatto libera da tutta una serie di abilità e competenze che dovrebbero rientrare nel suo curriculum. Persino il gran numero di calci di rigore tirati dai biancocelesti (13, 10 dei quali segnati, 9 da Immobile e uno da Luis Alberto) sono il frutto di questa capacità di creare superiorità numerica nell’area avversaria.

Immobile sta traducendo in numeri straordinari ciò che gli viene più naturale. Andando avanti di questo passo cancellerà il record di realizzazioni in un solo campionato realizzato da Higuain nella stagione 2015/16 (36) e potrebbe diventare il primo nella storia della Serie A a mettere insieme un numero di gol superiore a quello delle giornate di campionato.

Foto Fabrizio Corradetti / LaPresse

Restano i dubbi sulla ripetibilità di una stagione del genere da parte di Immobile. Ancora più permangono quelli sulla possibilità di trasportare questa straordinaria efficacia fuori dal contesto Lazio. Se ci dovessimo basare solo sui numeri, sarebbe folle pensare di discutere la titolarità di Immobile in Nazionale, eppure le perplessità su chi dovrà ricoprire il ruolo di prima punta a Euro 2020 permangono.

Mancini ha scelto un calcio diverso, fatto di possesso palla e affidato a un centrocampo di palleggiatori. Questo porta inevitabilmente le squadre avversarie ad abbassarsi, riducendo gli spazi alle spalle della linea difensiva. Per questo Immobile appare meno adatto alla Nazionale di quanto non lo sia alla Lazio, per questo, l’estate prossima, potremmo vedere un giocatore fresco di Scarpa d’Oro e con oltre 30 gol in Serie A sedersi in panchina all’Europeo. E anche in quel caso non ci sarebbe nulla di strano.

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