Feed

Nove acquisti della Serie A che ci hanno fatto battere il cuore

By 21 Agosto 2019

Non saranno necessariamente i più forti, ma sono quelli che non vediamo l’ora di vedere all’opera

Non bisogna essere fantacalcisti incalliti né tifosi della squadra che lo sta acquistando per vibrare durante l’annuncio ufficiale di una trattativa andata a buon fine. Non solo perché nella nostra Serie A le operazioni di mercato sono diventate più lunghe e complesse di una partita di Risiko – Diego Armando Maradona al Napoli, nel 2019, sarebbe arrivato dopo sette mesi di Pec, videocall, incontri tra procuratori e direttori sportivi, annegando in almeno quattro “domani le visite mediche” e una dozzina di “mancano solo le firme” -, ma anche perché parte della bellezza del calcio è immaginare come una novità possa rivoluzionare un campionato, il gioco, le gerarchie. E sì, anche il fantacalcio, ovvio.

Ecco le nove scommesse che vogliamo vedere all’opera: forse non sono gli acquisti migliori, ma quelli più “sfiziosi”, che accendono la fantasia e che potrebbero sparigliare le carte di un campionato che si annuncia come finalmente equilibrato, soprattutto per le 19 squadre che arriveranno dietro la Juventus.

Franck Ribery alla Fiorentina

(Photo by Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images)

Franck Henry Pierre Ribery sembra un nobile, a leggerlo così, o un artista. Uno che alla corte di Lorenzo il Magnifico a Firenze, ci sarebbe stato bene. Anche per quel viso che parla di periferia e di sangue, di faide – a cui neanche nel calcio e negli spogliatoi si è mai sottratto, ultimamente contro Ancelotti che incontrerà sabato – e di coltelli, anche se le cicatrici sono figlie di un incidente con i suoi quando aveva due anni, una di quelle cose che ti segnano per la vita e ti fanno arrivare ovunque, ma allo stesso tempo rendono il tuo sguardo sempre perduto.

Ma questi sono pettegolezzi, la verità è che Franck è sempre stato meravigliosamente discontinuo, ma incredibilmente talentuoso. Uno che forse ai trionfi delle sue squadre non ha mai contribuito in maniera totalizzante ma che nel bene e nel male è sempre stato determinante. E soprattutto, vincere guardandolo nei suoi momenti migliori quanto è più divertente? Firenze sembra fatta per lui, campione svincolato e dimenticato nonostante sia più giovane di Chiellini e abbia solo un anno più di Dzeko. Sembra fatta per lui perché è emotiva, tignosa, (in)dolente e meravigliosamente discontinua e umorale come lui, ma anche perché chiesa può essere il suo robben e vlahovic un giovane Lewandowski.

Commisso, che sembrava solo un tycoon folkloristico, si è rivelato uno che sa regalare sogni. Quello di Federico Chiesa che rimane, quello di un top player, pur se stagionato, che arriva. Che sia il viale del tramonto o una nuova alba, per la Viola e per Scarface (così lo chiamano dai tempi del Galatasaray), lo sapremo entro poco. Noi pensiamo di sapere che Franck dimenticherà presto che l’Italia è quel paese che gli ha tolto la possibilità di diventare campione del mondo, perché gli consegnerà nei prossimi mesi ben altri ricordi.

 

Mario Balotelli al Brescia

Foto Stefano Nicoli/LaPresse

SuperMario torna a casa. Non all’Inter, ma dove è cresciuto (ovvero a 300 metri dal Rigamonti). Dopo aver provato senza successo ad avvicinarsi alla figlia corteggiando il Napoli ed essersi fatto accarezzare da una svolta derossiana pensando al Flamengo, ha deciso di ripercorrere le orme di Baggio, Hagi, Di Biagio e Guardiola: il rilancio (a volte riuscito, altre meno) nella Leonessa d’Italia.

Non c’è più Corioni, da quelle parti, a tirar fuori campioni dal cilindro, ma un altro che in quanto a intuizioni spiazzanti non è da meno, Cellino. Scommessa vera, per una volta, per Balotelli, all’ultima occasione per dimostrare di non essere solo il più grande mancato campione della sua generazione. Mezzi tecnici e atletici clamorosi, un carattere disastroso e sempre vittima del (pre)giudizio altrui, ha sempre fallito le prove decisive, se si esclude l’europeo prandelliano in cui mostrò muscoli e cazzimma.

A 29 anni appena compiuti arriva in una squadra molto interessante – con il sottovalutato Corini in panchina, il gioiello Tonali in regia, giovani di valore come Morosini e Dimitri Bisoli e Donnarumma finalmente alle prese con la serie A – e che nel precampionato ha convinto battendo Besiktas e Valladolid. Salvare la sua squadra potrebbe rilanciarlo anche in Nazionale. E alla fine, come sempre, noi siamo in perenne attesa del figliol prodigo, soprattutto nel calcio. Figliol prodigo che per una volta non pensa al denaro: lascia un milione di euro all’anno sul tavolo, per un triennale da 2,5 netti. Niente male, per un assistito di Mino Raiola.

 

Luis Muriel all’Atalanta

(Foto Mauro Locatelli/LaPresse)

Se la sorpresa negli orobici sarà, senza dubbio, Malinovskyi, fenomeno su cui scommettono tutti, la curiosità maggiore si riversa su un’(altra) eterna promessa, il colombiano Luis Fernando Muriel Fruto. Ha deliziato tutti ai tempi del Lecce, in tandem con Cuadrado, è stato intermittente a Udine (Guidolin lo accusava di essere troppo grasso, in più sono arrivati troppi infortuni), bene con Sampdoria e Fiorentina, meno col Siviglia.

Negli anni sarebbe dovuto andare all’Inter, al Milan, all’Atletico Madrid, persino al Barcellona: trattative sempre sfumate. I suoi difetti li ha sempre confessati lui stesso: pigrizia (“a Granada potevo dormire dal venerdì al lunedì”), golosità (“sono allergico alla cioccolata, ma mi piace tutto il resto, a Genova la mia maledizione erano le trofie al pesto: ma quando Guidolin mi accusò ero solo uno o due chili sopra il mio peso forma, quando ne pesavo 83 a Lecce andavo come un treno”) e fragilità emotiva (“quando non gioco mi deprimo”). I

suoi inserimenti però sono irresistibili, una sorta di Weah light, le sue invenzioni palla al piede poesia, la sua imprevedibilità può ribaltare le partite. E con Ilicic, Zapata e il Papu Gomez parla la stessa lingua. Anche lui è all’ultima chiamata.

Per la serie “vecchi leoni all’ultimo ruggito”, molta curiosità, a Bergamo, l’abbiamo anche per Skrtel.

 

Romelu Lukaku all’Inter

(Martin Rickett/PA Wire).

Beppe Marotta ha tirato fuori l’artiglieria, sua e di Zhang, per cominciare la sua vendetta contro la Vecchia Signora che lo ha buttato via per incoronare il suo delfino divenuto ora nemesi, Fabio Paratici. Tra i capolavori di un calciomercato bipolare (acquisti eccellenti come Godin, Lazaro, Sensi, Barella e il bomber dello United, tagli autolesionisti come Icardi, Nainggolan e Perisic) non si può non segnalare l’acquisto di Romelu Lukaku, soffiato beffardamente ai bianconeri.

A dispetto dell’investimento (base da 65 milioni di euro, ma se i bonus vengono raggiunti tutti, si supereranno gli 80), però, la curiosità è tanta. La Gazzetta ne sta celebrando le doti per il poker che ha spezzato le reni alla Virtus Bergamo e per la dieta ferrea come l’impegno in allenamento, ma si sa che la rosea per le milanesi si entusiasma un po’ troppo. Detto questo Lukaku è un punto interrogativo: top player o solo buon centravanti?

La Rete è piena dei suoi errori clamorosi e dei suoi fondamentali non proprio perfetti, ma anche di gol meravigliosi, soprattutto per le qualità atletiche e acrobatiche. Numeri eccellenti, ma sparisce nei momenti topici (turni a eliminazione di Champions, anche se la scorsa primavera a Parigi ha mostrato di poter cambiare le partite; mondiali ed europei con il Belgio). Ne vedremo delle belle.

 

Matthijs de Ligt alla Juventus

Senza nulla togliere a Rabiot (con Sarri farà cose straordinarie, segnatevelo) e Ramsey, De Ligt è il grande colpo bianconero di quest’estate. Per i 75 milioni investiti, perché fa quasi tenerezza la tradizione per cui a Vinovo comprano coloro che segnano i gol che contribuiscono a eliminarli dalla Champions League, perché da quello che ha mostrato potrebbe essere il prossimo difensore a vincere un Pallone d’Oro.

Ma alle prime uscite con Sarri non ha convinto del tutto e rimane un 20enne (compie gli anni nello stesso giorno di Balotelli, il 12 agosto) che pur arrivando con i gradi di capitano dell’Ajax, ha fatto solo un anno da top player e 77 partite tra i lancieri, palestra straordinaria ma anche ambiente “protetto”. Come si troverà con Chiellini? Avendo il capitano bianconero 35 anni come convivrà con Bonucci, a lui troppo simile?

E Paratici gli sta vendendo il compagno di reparto più adatto seppur più acerbo, Rugani. Tante responsabilità, ma le spalle, lo ha dimostrato in Europa, l’olandese ce l’ha belle larghe. E a giudicare da come Sarri ha migliorato prestazioni, testa, tecnica e tempi di Kalidou Koulibaly, rendendolo uno dei migliori difensori del mondo, ci sarà da divertirsi.

 

Manuel Lazzari alla Lazio

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

C’è uno strano fenomeno che si verifica nel calciomercato. Il “tutti lo vogliono, tutti lo cercano e a un certo punto se lo dimenticano”. A volte va molto male a chi ne viene colpito, pensate al povero D’Agostino che sfiorò Torino e Madrid – come Scuffet d’altronde, ma sponda Atletico – per poi perdersi nelle pretese troppo alte dei Pozzo, “bottega cara” come dice sempre uno dei suoi maggiori avventori, Aurelio De Laurentiis.

Il risultato è stato una carriera di rimpianti. In altri casi, invece, se procuratori e calciatore sono realisti, ci metti una pezza. Ecco che Manuel Lazzari, a nostro parere il miglior laterale destro italiano (terzino fluidificante, per parlare come mangiamo) del nostro campionato, a causa del suo giocare nella Spal in un centrocampo a 5, ha perso il treno delle grandi (il Napoli lo ha corteggiato a lungo, poi preferendogli Di Lorenzo, che costava la metà) ma ha trovato la Lazio.

Affarone per tutti: lui trova una squadra che gioca con uno schema perfetto per lui e che potrebbe essere il trampolino giusto per farlo diventare un top, la Lazio lo ha pagato poco (10 milioni di euro più Murgia), la Spal ha usato quei suoi soldi per prendere Di Francesco jr (un altro che moriamo dalla voglia di vedere in campo allenato da Semplici) e si è messo in rosa il matchwinner dell’ultima supercoppa biancoceleste, un talento che sicuramente sboccierà. Come al solito Tare fa gli affari migliori e vedrete che Lotito si ritroverà per le mani l’ennesima superplusvalenza.

 

Hirving Lozano al Napoli

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Il colpo di mercato più costoso della storia del Napoli. Ha conquistato Ancelotti ai mondiali 2018, segnando il gol della vittoria contro la Germania nella partita inaugurale mentre Carletto faceva da seconda voce in telecronaca: il Chucky è veloce di testa e di falcata, ha dribbling e nella nutrita schiera di attaccanti dei partenopei (un solo centravanti vero, ma tanti 9 e mezzo o 7 e tre quarti, sempre per usare vecchi numeri di maglia) può ricordare Lavezzi. Più lucido e preciso, meno reattivo ed esplosivo.

Gli azzurri lo cercano da gennaio, la trattativa è stata lunga, potrebbe dover far dimenticare i mancati arrivi di James Rodriguez e Maurito Icardi, con cui i tifosi si sono baloccati per settimane. Tanta pressione, ma lui sembra uno con testa a posto e attributi. Certo, per la prima volta arriva in una squadra in cui non ha il posto assicurato e in un campionato che, a differenza di quelli messicano e olandese, ha difensori tignosi e che lasciano pochi spazi.

Ventiquattro anni appena compiuti, è probabilmente in rosa l’unico insieme a Martens a poter coprire tutti i ruoli del reparto avanzato nel 4-2-3-1 che Ancelotti vuole usare in questa stagione.

 

Radja Nainggolan al Cagliari

Acquisti Serie A

(Foto LaPresse / Tocco Alessandro) 

Con la moglie Claudia malata, il Ninja che è uomo di sentimenti forti, torna a casa. Non a Roma, ma a Cagliari, perché se quella terra ti accoglie, diventi più sardo degli indigeni. A Milano non hanno apprezzato il suo stile di vita sopra le righe – non ha mai fatto mistero di uscire 3-4 sere a settimana e complice un video di capodanno, tutti hanno scoperto che beve, fuma e bestemmia in maniera abbondante – e non hanno mostrato gratitudine per quel suo ottimo finale di campionato (con tanto di gol decisivo contro l’Empoli) che ha permesso all’Inter di non subire la beffa della perdita di una Champions League già conquistata e quasi persa all’ultima giornata.

Giulini per il centenario ha fatto un centrocampo da urlo (Nandez, Rog e Nainggolan è un reparto da top, nonostante il doloroso addio di Barella) e lui potrebbe essere il capitano – con fascia o meno – di un’impresa. Motivato, come dimostrò a Roma, può diventare tra i migliori del mondo nel suo ruolo. E magari riconquistare Antonio Conte e diventare il suo Vidal, visto che è solo in prestito ai rossoblu. Di sicuro ha tutto per fare bene: un attacco robusto e con qualche piede buono che ne può favorire gli inserimenti, compagni accanto di gamba e di tecnica, una difesa non male.

Conterà molto la testa: non è un periodo facile per lui, ma di solito nelle difficoltà si esalta.

Lasse Schøne al Genoa

Acquisti Serie A

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Di solito, dall’Ajax se ne vanno quando son giovani e belli. Lasse Schøne no, saluta i Lancieri a 33 anni. E per il Genoa, una maglia leggendaria ma reduce da campionati pieni di sofferenza. Chi sia ce lo ha già mostrato contro l’Imolese, nel quarto turno di Coppa Italia: una punizione di destro da 25 metri, forse pure qualcosa in più, e un gol da standing ovation, una punizione tirata a spiazzare, come fosse un rigore.

É il simbolo della miglior campagna acquisti di Preziosi dai tempi di Thiago Motta e Milito. Mosse intelligenti e mirate, oltre che di un tempismo clamoroso, per un allenatore straordinario e sottovalutato. Niente plusvalenze, se non il Romero che è servito a bilanciare l’affaire Sturaro e che comunque rimarrà in rosa. Squadra fatta in poche settimane, il Genoa potrebbe essere la sorpresa di questa stagione, proprio grazie a questo calciatore dalle eccellenti qualità.

Ex trequartista e poi mediano davanti alla difesa, Lasse a Genova sarà regista puro: capirete che avendo le due fasi e confidenza con il gol (due volte in doppia cifra in Eredivisie, quasi sempre sopra i 5 gol), potrebbe essere la chiave di volta per sogni impossibili. Lui, un sogno impossibile realizzato già lo è: l’ultima rete su punizione che abbiamo visto in tv del danese è quella del Bernabeu, nella goleada con cui l’Ajax eliminò, in rimonta, il Real. Un top player a Marassi, insomma.

Delle nostre 9 scelte, lo confessiamo, è quella che ci piace di più.

Certo, fino al 2 settembre sono tante le scommesse che potrebbero intrigarci: Icardi e/o James Rodriguez al Napoli, Simone Verdi al Torino, Nkoulou alla Roma, Milik all’Inter, Higuain alla Juventus (eh sì, tecnicamente viene da un’altra squadra). Ma per ora è solo fantacalcio, fantasie da spiaggia. Al prossimo capitolo, forse.

 

Leave a Reply