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Ole Qvist, un pompiere sulla riga di porta

By 6 Dicembre 2019

Incontro con l’ex portiere Ole Qvist, protagonista con la Danimarca che agli Europei ’84 mostrò la forza d’urto della Danish Dinamite. Oggi, vigile del Fuoco a Copenhagen, guarda al passato senza rimpianti

COPENAGHEN – Dal 1° gennaio Ole potrà godersi la meritata pensione. Gli è stata recapitata una lettera che attendeva da tempo, vergata dal ministero del lavoro e sottoscritta dal comando cittadino dei vigili del fuoco di Copenaghen. Dopo quarant’anni di onorata carriera, Ole potrà dedicare più tempo alla famiglia, ai nipoti, coltivare l’hobby della pesca, leggere libri, e seguire dalle tribune del Telia Parken le gesta dell’Fc Copenaghen, la squadra del cuore.

È probabile che Ole si offenderebbe ad essere etichettato un nonnetto arzillo, del resto ha solo 69 anni e possiede la fortuna di vivere in una città tra le più belle al mondo, dove tutto funziona con armonia e dove a sostituire il pallido e basso sole ci pensa il calore genuino dei suoi abitanti.

Nella capitale danese l’immagine idilliaca delle casette di legno rosse rimane intatta. A queste latitudini si parla ancora di design, di musica, di Volvo, dei mattoncini del Lego, di matrimoni reali, di pippi calzelunghe e di libertà sessuale. Ole sa perfettamente che lo sviluppo di Copenaghen è dipeso e dipende dalla materialità stessa della città e dalla sintassi della sua memoria.

Ole Qvist

A Ole il pompiere è necessario aggiungere un cognome, Qvist, e un’esistenza parallela, portiere di calcio. Non una porta qualsiasi, ma il fortino della nazionale scandinava, difeso in 39 circostanze. Con i danesi ha disputato gli Europei del 1984 in Francia, quelli che mostrarono al mondo del pallone la forza d’urto della Danish Dinamite, una miscela esplosiva di talento e di vigoria atletica. Era la Danimarca di Elkjaer, Miki Laudrup, Bergreen, Lerby, Morten e Jesper Olsen, di Arnesen, dell’elettricista Ivan Nielsen e del Pallone d’Oro Sorensen.

All’euro-francese i danesi frantumarono Jugoslavia e Belgio, per poi cadere ai rigori in semifinale di fronte alla Spagna. Due anni dopo, ai mondiali messicani, furono fuochi pirotecnici contro Scozia, Uruguay e Germania. Poi la cicala cedette il passo alla formica-killer Butragueno in un inverosimile pomeriggio a Queretaro. «Una grande Danimarca – ricorda Qvist – ma con il problema del portiere. E non ho alcun fastidio nel fare autocritica».

Ole, vigile del fuoco della caserma di Rosenborg Barracks, e titolare della maglia del defunto Kjobenhavns Boldklub, venne scelto da Piontek perché considerato, parole dell’ex ct, «il meno peggio di quella generazione». Ole non si è mai risentito, rallegrandosi semmai di aver giocato gli Europei. Avrebbe dovuto essere il numero uno anche due anni dopo in Messico, «ma soffrivo di emicrania a grappolo, una patologia che ha condizionato la mia carriera sportiva. Riuscii ugualmente a partire per la trasferta in Messico, superando la concorrenza di un giovanissimo ma agguerrito Peter Schmeichel, all’epoca in forza al Hvidovre».

Ole Qvist

Campionati europei, 24 giugno 1984, Lione, semifinale Danimarca-Spagna (Photo by GettyImages)

Per la cronaca tra i pali ci finì Troels Rasmussen, oggi impiegato al porto di Aarhus. Dopo la gara d’esordio contro la Scozia, Rasmussen, debilitato dalla dissenteria che ai mondiali messicani non guardò in faccia a nessuno (quasi uccise Passarella), fu costretto a cedere il testimone non a Qvist, nuovamente alle prese con l’emicrania, ma a Lars Hoegh, la prova vivente di quanto il terzo incomodo possa godere del privilegio di una diatriba tra i due litiganti.

Ole Qvist non giocò più in nazionale e l’anno successivo, con 37 primavere sulle spalle, si ritirò anche dall’agonismo. «Schmeichel padre e figlio hanno messo tutti d’accordo – commenta – e se dovessi spendere due parole per il futuro vi garantisco che sta per nascere una stella. Si chiama Andreas Sondergaard, ha 18 anni e gioca in Inghilterra nel Wolverhampton. Molto presto il mondo si accorgerà di lui».

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