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Ora il Chelsea non può più nascondersi

By 14 Settembre 2020

Dopo una stagione di transizione, ora i Blues sono tornati a spendere cifre importanti sul mercato. Gli arrivi di Thiago Silva, Ziyech, Havertz, Werner e Chilwell hanno trasformato il Chelsea in una squadra che punta al titolo

«Negli ultimi 20 anni al Chelsea abbiamo visto giocare campioni come Hazard, Diego Costa, Cech, Terry, Drogba. Con loro si competeva ogni anno per la Premier League e si arrivava sempre almeno alle semifinali di Champions. Adesso sappiamo tutti che non è così, siamo work in progress, e non è la norma per noi». Le parole di Frank Lampard dopo l’eliminazione agli ottavi di Champions League per mano del Bayern Monaco lo scorso 8 agosto possono sembrare delle scuse a caldo dopo una serata deludente in cui la sua squadra è stata dominata ampiamente sul piano del gioco. E forse lo erano anche, almeno nelle intenzioni, se non fosse che il Chelsea di quest’anno meriterebbe un giudizio a parte.

Prima che iniziasse la stagione, il suo uomo migliore – Eden Hazard – si è trasferito al Real Madrid per 100 milioni di euro dopo sette stagioni a Londra disputate in crescendo. La violazione dell’articolo 19 del regolamento Fifa (quello che regola il trasferimento di calciatori minorenni) ha inoltre impedito ai Blues, colpiti da una sanzione della Commissione Disciplinare, di fare operazioni in entrata nel corso della finestra estiva di mercato. Se a questo si aggiunge la scarsa esperienza di Lampard, che prima di approdare a Londra nel ruolo di coach aveva allenato soltanto una stagione (la scorsa) al Derby County, appare evidente che le aspettative per il 2020 del Chelsea fossero alquanto basse.

Il blocco del mercato ha imposto al neo-tecnico di comporre una squadra basata principalmente sui giovani. Dopo un avvio non brillante, con due sole vittorie nelle prime sei partite, la scommessa sui vari Mount, Abraham, Tomori e Hudson-Odoi ha cominciato a pagare. Lampard è senza dubbio riuscito a far recepire la sua idea di calcio, verticale e votato all’attacco, che fa della risalita veloce del campo il suo punto di forza. Ma avere una squadra di giovani significa anche avere molti alti e bassi. Già a metà dicembre, momento della stagione in cui l’entusiasmo iniziale deve tradursi in costanza per arrivare in fondo al campionato con tutti gli obiettivi ancora alla portata, i Blues hanno iniziato a vacillare. “Stasera ho imparato molto”, dichiarò Lampard dopo una sconfitta a Stamford Bridge per 2-0 contro il Southampton. Incalzato dai giornalisti, non volle spiegare ulteriormente le sue esternazioni, ma si limitò a dire: “L’abbiamo persa sul piano della personalità”.

(Photo by Friedemann Vogel/Pool via Getty Images)

E proprio in questo senso si sta muovendo la sontuosa campagna acquisti del Chelsea di quest’anno. Lampard ha capito di aver gettato le giuste basi con i giovani e che la squadra ha soltanto bisogno di essere integrata con giocatori più pronti. Che ci fosse l’esigenza di spingere sull’acceleratore gli era chiaro forse già a febbraio, quando i Blues hanno opzionato l’acquisto di Ziyech dall’Ajax per 40 milioni. Un giocatore di certo non “anziano”, ma che con i suoi 27 anni e l’esperienza in Olanda soprattutto in Champions League potrebbe fungere da modello per i suoi compagni più giovani. Stesso discorso per Timo Werner, “prenotato” dallo scorso 18 giugno e costato 53 milioni. Tedesco, di anni ne ha 24 ma per costanza e personalità ne dimostra molti di più, complice il suo trascorso da uomo di riferimento al Lipsia nelle ultime stagioni. Sarà lui a guidare l’attacco in questa stagione, supportato dall’altro colpo di mercato, il più costoso dell’era Abramovich: Kai Havertz, centrocampista offensivo del Leverkusen arrivato per 90 milioni, che potrebbero diventare 115 con l’aggiunta di alcuni bonus.

C’è da dire però che la fase offensiva del primo Chelsea targato Lampard è stata più che soddisfacente: con 69 gol fatti è al terzo posto dietro Manchester City (102) e Liverpool (85). I problemi in realtà sono in difesa, la peggiore tra le prime dieci classificate, con 54 reti subite, le stesse del Brighton salvo per soli 7 punti. La sensazione è che i centrali – in particolare Zouma e Rudiger – abbiano avuto più difficoltà del previsto a leggere i pericoli in area di rigore e reagire con prontezza, soprattutto sulle palle alte. In Premier League soltanto il Norwich e l’Aston Villa hanno concesso più reti del Chelsea su cross da calcio piazzato.

Ben Chilwell (Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Non sorprende quindi che il settore in cui la dirigenza ha stravolto maggiormente la squadra sia quello arretrato. Sulla fascia sinistra è arrivato Chilwell dal Leicester, mentre al centro sono stati comprati Sarr dal Nizza (21 anni, arrivato a zero, andrà una stagione in prestito “per avere l’opportunità di fare esperienza ed essere pronto ad unirsi alla squadra dal prossimo anno”, come dichiarato dal club in un comunicato ufficiale) e, soprattutto, Thiago Silva. Il brasiliano è un vero e proprio evergreen e, anche a 35 anni, il suo nome è sinonimo di sicurezza e pulizia in un reparto che quest’anno è costato troppi punti per colpa di errori individuali. Errori dai quali non è esente neanche il portiere, Kepa. Esasperato dalle sue innumerevoli gaffe, sul finale di stagione Lampard ha iniziato a preferirgli Caballero, anche se al momento il prossimo investimento forte sul mercato dovrebbe essere fatto proprio tra i pali: i nomi che circolano in questi giorni sono quelli di Oblak e Ter Stegen. Una fase di transizione delicata, quella del Chelsea, che ha visto anche alcuni addii importanti. Giocatori iconici per la storia recente del club sono stati messi alla porta, come Pedro (destinazione Roma) e Willian (lui resterà a Londra, sponda Arsenal). Batshuayi, Bakayoko e Emerson Palmieri sono invece sul mercato.

Sebbene i pesanti investimenti possano far intendere che la squadra non abbia girato come si deve, la stagione è stata giudicata positivamente dal presidente del club, Bruce Buck. “Nonostante tutto, abbiamo avuto un’annata di successo”, ha dichiarato dopo la finale di FA Cup persa con l’Arsenal. “Certo, avremmo tutti voluto alzare almeno un trofeo – ha aggiunto – ma sono sicuro che i giocatori e l’allenatore siano dispiaciuti quanto me. Lampard è un fattore positivo per il Chelsea. Lui è il Chelsea, ed è credibile come manager”. Un endorsement importante per il neo-tecnico, coccolato anche dalla stampa per il suo stile British, in netto contrasto con quello del bistrattato Sarri.

(Photo by Steve Bardens/Getty Images)

Sente la fiducia, Lampard, e adesso non può più nascondersi. Circa 250 milioni spesi sul mercato (per adesso) sono l’investitura più importante che potesse ricevere dal club e in particolare dal suo proprietario, Roman Abramovich. Insieme a Petr Cech, ora consigliere tecnico, e Marina Granovskaia, che gestisce i flussi di denaro per conto del patron, si è creata una sinergia da subito incanalata nel mercato per mettere a segno colpi mirati e richiesti espressamente dall’allenatore. Il progetto di integrazione di una rosa giovane con giocatori esperti ha convinto tutti, e i nuovi arrivati vedono in Lampard una figura particolarmente carismatica.

Sia Werner che Ziyech hanno dichiarato di aver scelto il Chelsea spinti dalla sua presenza alla guida tecnica, e i vertici societari si augurano che l’influenza dell’ex stella del centrocampo Blues possa attrarre altri giocatori in futuro. “Sono ossessionato dai miei obiettivi e da come intendo lavorare per raggiungerli”, ha dichiarato prima dell’amichevole contro il Brighton riferendosi alla prossima stagione. “Il mio desiderio – ha aggiunto – è iniziare a vincere titoli. Ho imparato un milione di cose qui ma adesso ciò che conta è il successo”. Lo ha capito, Lampard: i bonus sono finiti e l’anno prossimo le aspettative saranno diverse. Il mercato è (quasi) fatto, i giocatori finalmente ci sono. Adesso tocca a lui uscire dal work in progress e diventare grande.

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