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Otto mesi accanto a Gianni Mura

By 22 Marzo 2020

Negli ultimi mesi Luigi Guelpa ha lavorato insieme a Gianni Mura alla stesura di un progetto. Ecco il suo ricordo di uno dei giganti del giornalismo italiano (e non solo)

 

“Sai dov’è racchiusa la bellezza di un giornalista in pensione? Puoi scegliere di scrivere solo ciò che ti piace”. È una frase che si ripete come un mantra nella mia mente dopo la morte di Gianni Mura. Non ho intenzione di raccontare uno dei grandi del giornalismo sportivo (e non solo) di tutti i tempi in maniera didascalica, non ce n’è bisogno. Ho avuto la fortuna di essere stato accanto a Mura negli ultimi otto mesi e forse ho imparato più cose in questo periodo di quante ne abbia apprese in 31 anni di carriera. Con Gianni abbiamo lavorato a un libro dedicato al calcio africano. Il manoscritto è pronto da gennaio, prima che si ricoverasse in ospedale per alcuni accertamenti. “Devo fare un tagliando, nulla di preoccupante”, mi confidò in redazione pochi giorni prima del ricovero. Il “tagliando” andò bene, tant’è che decise di trascorrere un periodo di convalescenza a Ischia, prima di spostarsi a Senigallia. “A Milano non torno, con questo virus in giro meglio la mia casa al mare”, mi raccontò tre settimane fa. Ci siamo sentiti al telefono lunedì pomeriggio: stava bene, ed era anche di buon umore. La morte l’ha colto all’improvviso, ironia della sorte, mentre stava per saltare l’unico appuntamento sportivo che avrebbe seguito dal vivo, il Tour de France.

Gianni Mura era un uomo dal cuore grande, un personaggio dispari nel mondo sempre più cinico del giornalismo. Ci eravamo conosciuti chiacchierando di calcio africano (lui fissato con lo Zambia che ridicolizzò gli azzurri alle Olimpiadi di Seul, io innamorato del Togo di Adebayor), poi ad agosto, in un ristorante di Milano, mi lanciò un’idea che mi spiazzò, riempiendomi d’orgoglio. “Perché non scriviamo un libro sul calcio africano?”. Sapevo (e so) che non sarei mai stato alla sua altezza, ma accettai con entusiasmo. Da quel momento iniziammo a vederci con una certa frequenza, scambiandoci i capitoli preparati a casa, decidendo quali temi trattare, dividendo il manoscritto in tre sezioni: i grandi del calcio del continente nero, quelli che avevano brillato per una sola notte, e le storie. Mi sottoponeva le sue pagine (e mi sentivo in totale imbarazzo) e io le mie (che immancabilmente finivano per diventare un cimitero di frasi cancellate dall’inchiostro nero della sua penna). “Devi essere più asciutto ed essenziale. Alleggerire, alleggerire”. Adesso quel manoscritto appartiene a entrambi, è il regalo speciale e unico che ho avuto da Gianni Mura. Diventerà un libro soltanto se sua moglie Paola vorrà.

Gianni amava più il ciclismo del calcio, e recentemente mi raccontò di un recente amore per le bocce. “E’ una disciplina che ha una sua sacralità”. Durante i nostri incontri anticipò l’esonero di Giampaolo (a fine agosto disse che non sarebbe arrivato a ottobre) e si dimostrò scettico con la scelta della Juventus di affidare la panchina a Sarri. Che cosa mi mancherà di lui? Tutto, ma in particolar modo, i nostri gelati Magnun a merenda.

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