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Ozil e Gundogan, uniti dallo Schalke e separati dal derby della Ruhr

By 16 Maggio 2020

Schalke contro Borussia ha come spettatori interessati  due alfieri della tradizione del calcio di strada tedesco dalle origini comuni ma dalla carriera molto diversa

 

In piena guerra fredda, quando la crisi missilistica di Cuba nel 1962 fece tremare il mondo, l’occhio lungo degli Stati Uniti in fatto di geopolitica provocò una delle migrazioni pilotate più importanti del continente europeo. Dalla prima metà degli anni ‘60, infatti, centinaia di famiglie originarie della Turchia, l’avamposto della NATO più ad Oriente, emigrarono in Germania Ovest per volere degli USA, che intendevano incrementare la manodopera a basso costo in uno dei loro principali alleati oltreoceano per aiutare così la sua industria, ancora lacerata dagli strascichi della seconda guerra mondiale, a ripartire una volta per tutte.

E quale miglior destinazione per questa nuova forza lavoro che il bacino della Ruhr, il cuore pulsante dell’industria operaia dell’allora Repubblica Federale governata da Konrad Adenauer? Nella prima ondata migratoria partirono i nonni di Mesut Ozil, mentre nella seconda si imbarcarono i genitori di Ilkay Gundogan. Parliamo di due tra i più grandi prodotti del calcio tedesco in tempi recenti. Entrambi nati a Gelsenkirchen. Entrambi tifosi dello Schalke 04. Entrambi cresciuti nella passione del derby della Ruhr, ma divisi poi dalle loro strade professionistiche.

 

Bivio

Nati a distanza di due anni, rispettivamente nell’ottobre del 1988 e del 1990, il fantasista dell’Arsenal e il centrocampista del Manchester City hanno in comune non solamente le origini turche ma anche l’approccio alla vita dettato fin da subito alla passione per il calcio. Sebbene nelle case di entrambi le tradizioni culturali ed alimentari fossero prevalentemente turche, indice di una già forte presenza della comunità ottomana in Germania, il loro amore calcistico fin da subito è sempre stato lo Schalke.

(Photo by Alexandra Beier/Bongarts/Getty Images)

Da pulcini i due si sono divisi in una serie di squadrette locali ma senza mai incrociarsi nella loro squadra del cuore, i cui colori sono stati vestiti prima da Gundogan, nelle giovanili, e poi da Ozil, il quale sarebbe approdato ai Knappen solamente nel 2005, quando il suo connazionale aveva invece già fatto le valigie per Bochum. Questo perché, mentre il giovane Mesut aveva fin da subito dato l’impressione di essere un predestinato dal talento purissimo, Ilkay aveva dovuto sudare molto, soprattutto visto che nella sua famiglia il calcio non era visto come una grande scappatoia sociale.

Ozil, già baciato da un istinto brillante e da una velocità innata, era stato notato fin dall’età di 6 anni in un quartiere ad Est di Gelsenkirchen noto come “la gabbia”, per la sua conformazione urbana. In questa gabbia il piccolo uccello dal sinistro fatato aveva iniziato a districarsi tra labirinti di gambe di ragazzi più grandi di lui, con i quali si giocava nella migliore delle ipotesi sui terreni di cemento del quartiere. Essendo quello un distretto a prevalenza turca, in palio per la squadra vincente c’era sempre il doner kebab del negozio all’angolo, e il piccolo Mesut, il cui papà elargiva una paghetta corrispondente a non più di 10 euro mensili, faceva leva sulla sua ‘ingordigia’ per prevalere sui suoi avversari.

A sette anni Ozil fu opzionato da un club di Essen, ma il giorno dell’allenamento non si presentò e decise di restare nel suo quartiere, iniziando a bazzicare per varie squadre della città fino a decidere, nel 2000, di fare il salto di qualità e accettare l’offerta del Rot-Weiss Essen. Nel frattempo, Gundogan faceva carte false pur di essere ammesso allo Schalke, squadra che lo tenne in prova per una stagione all’età di nove anni ma non fu convinta di ingaggiarlo, motivo per il quale l’attuale centrocampista del Manchester City decise di accettare l’offerta del Bochum a 15 anni dopo aver militato in club minori della zona ed essere stato respinto ben tre volte da quella che è sempre stata la sua squadra.

 

Ritrovo in nazionale

(Photo by Lars Baron/Bongarts/Getty Images)

E così, mentre Ozil era protagonista nelle giovanili dello Schalke insieme a un certo Manuel Neuer, Gundogan covava la sua rivincita a metà strada tra la sua natale Gelsenkirchen  e Dortmund, l’altra capitale della Ruhr. Nell’anno 2008, mentre il fantasista mancino lasciava definitivamente la sua terra natia per accettare un ruolo da titolare assoluto al Werder Brema, il centrocampista sceglieva Norimberga per esordire in Bundesliga e segnare dopo pochi mesi al potentissimo Bayern Monaco.

Dopo un blitz del Genoa, che gli preferì Seymour, a notarlo fu Jurgen Klopp, che dopo il trionfo in Bundesliga nella stagione 2010-11 vide in quella mezzala dal gioco intelligente il suo ideale uomo di centrocampo per sostituire un altro tedesco di origini turche, quel Nuri Sahin che lasciava la Westfalia per tentare l’avventura, poi fallita, al Real Madrid. Gundogan, fanatico dello Schalke, sentì le ginocchia tremare quando fu corteggiato ufficialmente da quella che da sempre era stata la sua nemesi.

Eppure, il ricordo del rifiuto da parte dello Schalke e un’ottima offerta contrattuale lo spinsero a scegliere il Westfalen.  Sia Ozil, che nel frattempo era passato al Real Madrid, sia Gundogan al Borussia furono durante i primi anni del decennio appena passato il grande orgoglio sia della Ruhr sia della comunità turca in Germania, che vedeva in loro i Dioscuri in grado di dare una rivincita sociale all’intero gruppo etnico lanciato così lontano dalla terra natia come forza lavoro coatta ma adesso totalmente incastrato nel puzzle multietnico della nuova Germania. Da sempre turchi nel cuore e nelle abitudini, tanto Ozil come Gundogan hanno impersonificato il prototipo di calciatore moderno tedesco, sublimato da quel mix tra ordine germanico e brillantezza ottomana.

 

Schalke nel cuore

(Photo by Christof Koepsel/Bongarts/Getty Images)

I due si ritrovarono poi in nazionale, squadra nella quale Gundogan non ha avuto molta fortuna, perdendo il vittorioso mondiale del 2014 per un grave infortunio alla schiena. Nei ritiri della Mannschaft, che rappresentava la scelta fatto per il loro futuro dai loro genitori e nonni, i due cementarono un gran rapporto umano, partendo non solo dallo stretto vincolo culturale ma anche dall’amore in comune per lo Schalke, una squadra nella quale non hanno potuto trionfare, ma che ancora oggi seguono dall’Inghilterra, uno da Londra e l’altro da Manchester. Ed è stato proprio a Manchester che, invitato a una serata speciale tutta per lui da un negozio di maglie da calcio vintage, Gundogan ha dovuto gentilmente declinare l’offerta di alcune divise storiche del Borussia preparate per lui dal proprietario del locale dicendo “Mi spiace, ma io tifo Schalke”.

E così, mentre in Premier League la situazione di impasse dovuta all’emergenza Covid-19 non sembra ancora sfociare in nessuna possibile via di ripresa, ecco che, a notevole distanza l’uno dall’altro e lontanissimi dalla loro Ruhr natale, sia Ozil sia Gundogan si sintonizzeranno per godersi lo spettacolo del derby più passionale del calcio teutonico. Quello scontro tra il loro Schalke e il Borussia Dortmund in uno stadio che, privo del terremoto enfatico del famoso muro, dato l’obbligo di giocare a porte chiuse, li vedrà come primi tifosi dei Knappen, facendoli tornare indietro nel tempo. Proprio loro, i più noti sostenitori dello Schalke, figli e nipoti di una manovra logistica dello Zio Sam. Con radici turche ma il cuore tutto blu.

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