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Palermo 1986, il padre di tutti i fallimenti

By 12 Luglio 2019

Il Palermo è a un passo dalla sparizione, bocciato dalla Covisoc e dalla FIGC e, ricorsi permettendo, fuori dalla Serie B e dal calcio professionistico (oggi ripartirebbe addirittura dalla D). Nel capoluogo siciliano si riaffacciano prepotenti i fantasmi dell’estate 1986 quando il crack del club rosanero divenne il padre di tutti i fallimenti, inaugurando una serie incredibile di sparizioni di società professioniste, che prosegue ininterrottamente da 33 anni: l’anno successivo toccò al Montebelluna, nell’88 a Pistoiese, Entella e Nocerina e così via fino a oggi, quasi senza soluzione di continuità, ogni estate.

Quel 1986 per il Palermo è davvero maledetto: la squadra siciliana, guidata in panchina inizialmente da Antonio Valentin Angelillo, poi rimpiazzato da Fernando Veneranda, si salva all’ultima giornata in Serie B. Risulta vitale la vittoria del 15 giugno 1986, allo stadio La Favorita (poi intitolato a Renzo Barbera nel 2002), sul Monza già retrocesso: un 2-1 griffato da un gol di Pallanch, dal pareggio di Papais e dal guizzo decisivo del 18enne carneade Giovanni Tarantino, entrato da pochi minuti, alla prima e unica gara in carriera a quei livelli. Nel gruppo il malumore serpeggia da mesi: il presidente Salvatore Matta paga gli stipendi con cronico ritardo e qualcuno non ce la fa più. Nella rosa, peraltro, non mancano giocatori di qualità e personalità: c’è Claudio Ranieri a fine carriera e poi gli esperti Mario Piga e Claudio Pellegrini, i giovani Silvano Benedetti, Tebaldo Bigliardi, Antonio De Vitis e Pietro Maiellaro.

In tanti, nel caos societario, si lasciano tentare da qualche partita “accomodata” o venduta tanto che, quando scoppia il secondo scandalo del Calcioscommesse, la rosa del Palermo risulta in gran parte compromessa: alla fine del processo sportivo saranno squalificati il presidente Matta (4 mesi di stop), il dirigente Onofrio Schillaci (4 mesi), i calciatori Guerini (3 anni e un mese), Cecilli (3 anni), Majo (3 anni), Ronco (3 anni), Barone (5 mesi), Benedetti, Bigliardi, Bursi, De Biasi, Di Stefano, Falcetta, Pallanch, Pellegrini, Piga, Pintauro e Sorbello (questi ultimi tutti fermati per un mese per omessa denuncia). Il club si prende 5 punti di penalizzazione che non sconterà mai, perché nel frattempo fallirà.

Carlo Vizzini, allora ministro degli Affari Regionali, si era adoperato insieme al sindaco Leoluca Orlando per salvare il club dal fallimento (LaPresse).

Al rientro dalle vacanze, in vista della nuova stagione, la situazione appare drammatica. Mentre si rincorrono interrogatori e indiscrezioni sul calcioscommesse, il 5 luglio emerge che il Palermo è sull’orlo del tracollo, con i calciatori che hanno chiesto la messa in mora della società, in ritardo di quattro mensilità sugli stipendi: si parla di un miliardo e 300 mila di lire di debiti (circa 670 mila euro, senza rivalutazione a oggi) verso i calciatori e una ventina di debiti totali. Il sindaco Leoluca Orlando e il ministro per gli Affari Regionali Carlo Vizzini, palerminano doc, si danno da fare per salvare la squadra mentre un gruppo di imprenditori siciliani inizia a raccogliere soldi, disposto a subentrare a Matta e a Franco Schillaci, proprietari rispettivamente del 18 e dell’82% delle azioni del club.

Leggendo le carte però la situazione si fa sempre più critica: «Eravamo preparati a una situazione debitoria di 4-5 miliardi di lire, ma poco a poco ci hanno parlato di debiti per 16 miliardi. Forse costerebbe meno acquistare l’Inter», dice sconsolato l’ingegner Benny D’Agostino, che fa parte del consorzio di industriali pronto ad acquistare il club. Il 23 luglio i calciatori del Palermo partono per il ritiro a Sarentino, in provincia di Bolzano, ma ben presto i big si chiamano fuori: l’attaccante Sorbello, stufo di aspettare lo stipendio, lascia l’Alto Adige il 9 agosto mentre Paleari, Bigliardi, De Biasi (il futuro allenatore di Torino e nazionale albanese), Di Stefano, Falcetta, Pallanch e Piga mollano il 19 agosto. Giacomo Bulgarelli, ex gloria del Bologna, tenta di mediare nel suo ruolo di direttore sportivo dei siciliani. La squadra gioca regolarmente le amichevoli estive (10-0 al Sarentino, 0-1 con il Bari, 5-0 contro una selezione altoatesina, 1-0 al Livorno, 0-0 con il Rimini), ma perde gradualmente tutti i pezzi e mister Veneranda è costretto a schierare un numero sempre maggiore di ragazzi della Primavera.

Il 31 luglio 1986 Palermo, Cagliari e Lazio risultano non iscritte al campionato di Serie B: per i tre club la Lega Professionisti concede una proroga fino al 19 agosto. «In via del tutto eccezionale» sottolinea Antonio Matarrese, presidente della Lega, che però si rimangerà svariati altri ultimatum, nella speranza di risolvere la questione dei rosanero (sardi e biancocelesti, nel frattempo, si iscriveranno). Mentre viene concessa una seconda proroga, l’unica nota positiva di quella nefasta estate del 1986 è il pareggio che il Palermo dei ragazzini riesce a ottenere a Marassi, contro il Genoa, nel debutto in Coppa Italia del 24 agosto: 1-1 firmato da Cipriani per i liguri e dal solito Tarantino per il Palermo, tra i fischi dei tifosi di casa, delusi per il mancato successo contro una squadra ai minimi termini. I match di Coppa Italia si susseguono (all’epoca sono previsti gironi da 6 squadre tra agosto e settembre), Veneranda cerca di allestire una squadra dignitosa con i ragazzini a disposizione, ma il punto contro il Genoa resta l’ultimo nella storia di quel club, la Società Sportiva Calcio Palermo.

Antonio Matarrese è stato presidente della Lega Calcio fra il 1982 e il 1987 (LaPresse).

Il 29 agosto, a due settimane dell’inizio del campionato di Serie B, il Palermo non ha ancora provveduto a saldare i debiti più urgenti: 800 milioni di lire verso la Lega, 1.300 verso i calciatori più 7 miliardi da coprire almeno con una fideiussione a garanzia dell’esposizione verso altri creditori. Matarrese concede un secondo ultimatum al 1° settembre, giorno in cui viene convocato un consiglio di Lega ad hoc, a poche ore dalla sconfitta del Palermo in Coppa Italia, 1-0 nel derby con il Messina. Il presidente del Lecce Franco Jurlano propone a tutte le 36 società di Serie A e B di autotassarsi per raccogliere 2 miliardi e 600 milioni, ma l’idea è inascoltata. La sera del 1° settembre vengono concesse altre 24 ore al Palermo, tra trattative febbrili e telefonate che coinvolgono anche il commissario straordinario della Figc Franco Carraro: l’idea è di riuscire a far subentrare a Matta e Schillaci la cordata di imprenditori siciliani che già si è formata.

L’accordo non si trova, ma la deadline slitta ulteriormente al 9 settembre, mentre il calendario della Serie B viene varato con una X al posto del Palermo, che se non riuscirà ad iscriversi sarà sostituito dal Pescara. Trapela un velato ottimismo («si intravede l’uscita dal tunnel» dice frettolosamente il sindaco Orlando), anche se viene alla luce che il debito totale del club di Matta è 22 miliardi e 730 milioni (11,7 milioni di euro, senza rivalutazione, a oggi). Il 7 settembre 1986 la Società Sportiva Calcio Palermo, matricola 36050, disputa l’ultima partita della sua storia, perdendo 3-0 in Coppa Italia contro la Virescit Bergamo. Due giorni più tardi la Lega Professionisti boccia definitivamente l’iscrizione del club siciliano alla Serie B: al suo posto viene ripescato il Pescara. «È un giorno di lutto» dice Matarrese, mentre legge il dispositivo dell’esclusione, visibilmente emozionato. A Palermo scoppia il caos con i tifosi che per giorni scendono in strada incendiando i secchioni della spazzatura, rovesciando vasi e danneggiando le automobili parcheggiate.

Da regolamento il club dovrebbe ripartire addirittura dall’ultimo livello del calcio, la Terza Categoria, ma per qualche giorno Carraro continua le negoziazioni per cercare di iscrivere il Palermo almeno alla Serie C2 o nell’Interregionale, purché il presidente Matta passi la mano cedendo il pacchetto azionario, che detiene con Schillaci. Il consorzio di industriali che vuole subentrare però non si fida a consegnare alla vecchia proprietà i soldi già raccolti per coprire i debiti, anche perché trapela che Schillaci vorrebbe una buonuscita per andarsene. Emerge poi il gravame di un vincolo con la famiglia del precedente proprietario, l’ingegner Roberto Parisi, ucciso nel febbraio 1985 in un agguato mafioso.

Franco Carraro è stato presidente del CONI fra il 1978 e il 1987 e Commissario Straordinario della FIGC dal luglio del 1986 a quello del 1987 (LaPresse).

L’accordo non si riesce a chiudere, il nuovo consorzio subordina inoltre il proprio investimento all’iscrizione in Serie B, ormai impossibile. C’è chi grida al complotto «delle lobby del sottobosco calcistico italiano, fatto molto spesso di capitalisti d’assalto e di avventurieri» (copyright del politico democristiano Nicola Ravidà), in città girano migliaia di volantini listati a lutto che accusano Carraro e Matarrese, ma in realtà la situazione debitoria lasciata da Matta è irreparabile. Il 12 settembre batte cassa persino il titolare dell’albergo di Sarentino dove ha alloggiato la squadra nel ritiro estivo.

Alle 21.35 del 18 settembre 1986 Franco Carraro legge il comunicato che esclude il Palermo dal calcio italiano: «Non si sono verificale le condizioni minime indispensabili per l’iscrizione al campionato di Serie C – è scritto nella nota – a seguito di tale constatazione la Figc ha disposto la revoca dell’affiliazione della società». L’ultima pagina del libro nero del Palermo viene scritta la mattina del 24 settembre 1986, quando anche il tribunale dichiara fallito il club: sono 144 i creditori dei rosanero per oltre 20 miliardi di lire. Per un anno intero la quinta città d’Italia resta così senza calcio. Un dramma che in questo caldo luglio è tornato in mente a tanti tifosi rosanero.

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