Silent Check

Pallone d’ordine: noia

By 3 Dicembre 2019

Messi è il giocatore più forte del mondo, lo sappiamo tutti. Ha vinto il sesto Pallone d’Oro. In un’edizione che ha visto al secondo posto Van Dijk e al terzo CR5 (per l’occasione 5, come i Palloni d’Oro che ha, uno meno di Leo). Ora, però, una cosa voglio dirla: sospendiamolo questo premio una volta per tutte. Che senso ha, se abbiamo deciso a priori che Messi (o Cristiano, basta cambiare il nome) deve vincerlo sempre? Come si può ignorare la sfilza di campioni che il Liverpool ha portato in finale, dominando pure in Inghilterra in un testa a testa mozzafiato, pieno di colpi fantastici, con il City di Guardiola? Che credibilità ha più questo riconoscimento se anche quest’anno l’ha vinto un calciatore che non ha brillato più degli altri ma come valore assoluto, è il numero uno?

Smettiamo di fare articoli, di appassionarci, di conferirgli un peso. Piantiamola di chiedere i voti e di tenere una cerimonia di premiazione. Recapitiamolo, ad anni alterni, a Messi e Cristiano, direttamente con Amazon prime e tanti saluti a tutti. Sta diventando un calcio senza più narrazioni, dove nessuno potrà collegare un Pallone d’Oro a quell’annata splendida di quella splendida squadra. Non ne capisco neanche più il senso per l’organizzazione. Così, ovvio, si perde solo l’appeal che questo premio rappresenta. Ci rimarrà un duopolio già abbondantemente raccontato da tutto il mondo, senza ricordo di altri calciatori fenomenali. Ed è ingiusto, perché il calcio è uno sport di squadra. Undici contro undici. Non uno contro uno, una finale di Wimbledon.

Marco Marsullo

About Marco Marsullo

Marco Marsullo è nato a Napoli nel 1985. Scrittore per Einaudi. Editorialista calcistico per il Corriere del Mezzogiorno, SportWeek e la Gazzetta dello Sport. Difensore centrale, piedi storti, braccia larghe in marcatura.

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