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Quel dettaglio che fa una grande differenza

By 2 Agosto 2019

In tanti sport le modifiche di ogni genere, soprattutto quelle regolamentari, creano grandi novità. A volte una minima deviazione da una strada che da tanto tempo sembrava la stessa, ci ha portato verso altri paesaggi, se vogliamo essere almeno un po’ poeti.

Nel calcio succede la stessa cosa e, come per tutti gli altri sport, chi ne comprende prima le possibili ricadute tattiche e inerenti al gioco nel suo complesso, anticipandone gli orizzonti possibili, parte con un vantaggio competitivo. La regola del calcio di rinvio da poter giocare in area di rigore, che ad occhi immaturi può sembrare solo lo spostamento di pochi metri della possibilità di toccare il pallone, se gettiamo lo sguardo oltre la collina, può subito portare a diverse conseguenze, senza contare quelle inattese, che solo nella testa di allenatori coraggiosi stanno già vivificando.

In primo luogo questa regola impatta sulla lunghezza media della squadra che rimette in gioco. Giocando il pallone dentro l’area di rigore, a soli pochi centimetri di distanza fra portiere e difensori, la cosa peggiore da fare e allungare le distanze della squadra, lasciando soli e attaccati dalle punte avversarie i difensori nella propria area di rigore. La soluzione è chiaramente accorciare ancora di più la squadra, i terzini e le mezzali soprattutto, che dovrà compattarsi e stringersi intorno al fulcro iniziale del gioco, per poter allargarlo solo attraverso passaggi corti.

Seconda conseguenza fondamentale è il ruolo sempre più attivo del portiere nella costruzione della manovra. I portieri negli ultimi 10 anni hanno assunto un ruolo sempre più preponderante nella costruzione dal basso. Guardiola e Sarri, con Ederson e Kepa, sono i due modelli più avanzati da questo punto di vista. Ma con questa regola bisogna spingersi ancora più in là, perché per non creare fin dall’inizio della manovra un imbuto pericoloso, in cui è possibile perdere il pallone vicino alla porta, il portiere deve essere considerato un perno tecnico affidabile nella gestione del pallone dal basso.

Ovvia conseguenza dell’inizio del gioco all’interno dell’area di rigore è un pressing avversario che si alza e si fa ancora più aggressivo fin dall’inizio dell’azione. Come per la regola precedente, l’attaccante avversario non può entrare in area prima del primo tocco, ma, una volta toccata la palla, può aggredire gli avversari in una posizione di campo da allarme rosso. Alzare il pressing in maniera così selvaggia fin dal primo tocco vuole dire che a sua volta la squadra avversaria deve accorciarsi tanto e ridurre la propria lunghezza. Si sta andando verso il sogno di Guardiola. Si gioca in 20 metri, con questo blocco da 20 calciatori che si spostano come una nuvola da una parte all’altra del campo senza che un passaggio non sia mai più lungo di 5 metri, se non per i cambi di gioco in orizzontale.

La penultima idea nella costruzione della manovra dal basso è stata la salida lavolpiana, che ruota intorno al fatto che un centrocampista di qualità si deve abbassare fra i centrali, i quali si allargano, per far partire la manovra con qualità e disponendo subito lungo tutta l’ampiezza del campo la squadra. La squadra più bella nell’usare la salida lavopiana è stato l’Ajax di un Frenkie de Jong perfetto nel compito. L’ultima idea invece è stata proprio quella di sfruttare portieri come Ederson e Kepa per svolgere il ruolo di perno centrale, così da avere un uomo in più a centrocampo e far fluire in maniera ancora più rapida la palla. Il Manchester City tende a creare un rombo, con Fernandinho in verticale rispetto ad Ederson.

Con la nuova regola del passaggio in area potrebbe non essere più utile il metodista che si abbassa, perché ha troppo campo in cui può essere pressato dagli avversari, mentre sarebbe ancora valida la posizione-rombo del City.

La prima idea che mi viene in mente però per creare un vantaggio dalla nuova regola è una disposizione a Ü strettissima, con i due centrali vicini al portiere in area di rigore, i terzini non più alti, ma appena fuori dall’area di rigore per creare larghezza, che viene ancora più estremizzata dagli attaccanti esterni, in posizione alta, sulle linee laterali. Il pallone in questo modo potrebbe correre lungo questa linea posizionata a Ücon possibile gioco di rimbalzo su due perni, le due mezzali, che giocano palla spalle alla porta avversaria e formano tanti possibili triangoli di gioco.

Questa è solo un’idea, più geometrico-immaginativa che tattica. Sta adesso agli allenatori desiderosi di inventarsi il futuro pensare ad altro. Un appello finale ai giovani tecnici: non facciamo arrivare prima Guardiola o Sarri anche su questa situazione, siate folli, tanto per una sconfitta in casa non crepa nessuno.

Jvan Sica

About Jvan Sica

Jvan Sica, nato a Salerno nel 1980, scrive di sport per il web, il teatro e la televisione. L’ultimo libro è stato “Garincia”, l’ultimo spettacolo “Berlino 1936”, l’ultimo film "Maradonapoli". Co-ideatore delle Football City Guides, prime guide turistico-calcistiche esistenti al mondo. È stato articolista per la Gazzetta dello Sport, come curatore della rubrica “Last 50 FIFA”. Cura il blog "Letteratura sportiva".

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