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Pepe Sand ha fallito ovunque. Tranne che al Lanús

By 4 Novembre 2020

Quasi tutto quello che ha vinto il Lanus, lo ha vinto con Pepe Sand, e quasi tutto ciò che vinto Pepe Sand, lo ha fatto al Lanus. E stasera, nella sfida di Copa Sudamericana contro il Sao Paulo, l’attaccante vuole dimostrare di poter essere ancora determinante nonostante i suoi 40 anni

Pepe Sand è nato nel 1980, come Ronaldinho, Xavi e Gerrard, ed è l’ago della bilancia del Lanus, l’unico giocatore veramente insostituibile. Nell’ultima settimana ha segnato tre gol, due in Copa Sudamericana contro il Sao Paulo di Dani Alves e uno in campionato contro il Boca Juniors di Tevez. Chi lo vede giocare per la prima volta può riconoscere tutti i tratti distintivi del centravanti che riesce ancora a essere decisivo in età avanzata: il corpo asciutto, che ruota con movimenti agili per proteggere il pallone, la sensazione di vitalità ed energia nel singolo gesto tecnico, e un modo di stare in campo vigile, ma con pochi sforzi.

Essere ancora decisivo a questa età – forse a causa della narrativa del re taumaturgo Ibrahimovic, o del ricordo di Javier Zanetti – è un cliché che ci viene naturale legare a una carriera lineare e costante e a una forza mentale monolitica. José Sand è un personaggio completamente diverso. La sua storia nelle inferiores del River Plate lo spiega bene: nelle sue prime stagioni, segnò in quest’ordine 30, 29 e 33 gol. Poi, venne promosso direttamente nella reserva, l’ultimo step che separa un giovane giocatore argentino dalla prima squadra, e si bloccò completamente.

 (Photo by Natacha Pisarenko-Pool/Getty Images)

Lo riportarono in quinta, due gradini sotto, e riprese a segnare, ma quando lo promossero di nuovo si fermò ancora. Non erano le qualità a mancargli, dato che fissò il record di gol segnati nelle giovanili del River Plate (138 gol, un record che avrebbe battuto Federico Andrada nel 2011), ma ogni volta che il livello si alzava, Sand non riusciva a sostenerlo. Nel frattempo, la morte improvvisa di suo padre lo aveva gettato in un profondo sconforto, avvicinandolo terribilmente al punto in cui di rimanere a Buenos Aires, lontano dalla sua Bella Vista, la città della provincia di Corrientes dov’era nato, sembrava non valer più la pena.

Resistette, ma i primi anni della sua carriera, iniziata nel 1999 con il debutto da professionista al Colon di Santa Fe, furono fortemente condizionati da quel momento. È forse per questo che arrivò a giocarsi le proprie chances nella prima squadra del River Plate, dopo diverse stagioni di prestiti, soltanto a 23 anni. Il suo primo semestre con la banda sul petto fu persino positivo: vinse il campionato e fu il miglior marcatore della squadra dopo Fernando Cavenaghi, che venne ceduto a torneo concluso. “Dopo la sua cessione ho pensato che sarebbe toccato a me sostituirlo, ma non ho giocato fin da subito, mi sono abbattuto e non sono riuscito a rimediare”. Si trasferì al Banfield, poi di nuovo al Colon. Aveva compiuto ventisette anni, ma la sua carriera non si era mossa di un passo.

José Sand è un centravanti lento ma potente. A tredici anni era grosso più o meno come lo è adesso e la domenica, nella sua cittadina del nord argentino vicino al confine con il Paraguay, giocava tornei di calcio contro squadre di adulti, dando un contributo indispensabile per vincere la vitella che veniva messa in palio ogni settimana. Le sue migliori caratteristiche sono i fondamentali da nueve classico: calcia forte, incorna bene e protegge palla ancora meglio. Fino a quel momento, però, i suoi picchi realizzativi erano stati dentro la soglia della mediocrità: era un normalissimo centravanti da Primera Division, di quelli che fanno i reparti ma non cambiano le ambizioni delle loro squadre.

(Photo by Agustin Marcarian-Pool/Getty Images)

Eppure, quando arrivò al Lanus, nel 2007, tutto cambiò improvvisamente forma: il club granate, anima del barrio a sud di Buenos Aires, vinse il primo campionato della sua storia, e Sand iniziò a segnare valanghe di gol. Due anni dopo aveva messo a segno 50 reti in 67 partite. Riuscì persino a indossare la maglia della Nazionale argentina: in quel momento, il Lanus poteva essere l’inizio della sua seconda carriera da late bloomer. Dopo qualche tempo a bere mate negli Emirati Arabi, all’Al-Ain, e segnare svogliatamente sugli assist perfetti del Mago Valdivia, accettò l’offerta del Deportivo La Coruña, ma praticamente non toccò il campo. Riattraversò l’Oceano, segnò 12 gol al Tijuana e venne richiamato da uno dei suoi allenatori al Lanus, il giovanissimo Luis Zubeldia, che in quel momento allenava il Racing e lo voleva per sostituire Teo Gutierrez. 

Alla prima di campionato, Pepe si fece parare due rigori. Sbagliò molti gol in quell’inizio di stagione, ma segnò nel clasico contro l’Independiente: dopo il gol mostrò letteralmente i muscoli a chi lo accusava di essersi appesantito. Sia lui che Zubeldia si illusero che fosse la svolta: “Con Pepe è questione di tempo, la sua essenza è il gol. Lo conosco e so cosa può darmi. Se inizia a vedere la porta diventerà un idolo del Racing” disse il tecnico. La porta la vide un’altra volta sola e finì nuovamente schiacciato dalle pressioni di un grande club, dall’incapacità di replicarsi, di tenere fede alle aspettative.

Aveva trentadue anni e stava vivendo uno dei momenti più difficili della sua carriera: da una parte chiese aiuto a uno psicologo dello sport, dall’altra cercò di tornare nell’unico posto in cui aveva dato tutto ciò che sentiva di poter dare, il Lanus. Chiese ai dirigenti di poter tornare, ma l’attuale allenatore, Guillermo Barros Schelotto – che di una punta come lui, nel suo tridente dinamico, non sapeva che farsene – lo rifiutò. Affranto, cercò di riscattarsi al Tigre e all’Argentinos Jrs, ma fu un fallimento così rumoroso da indurlo a cambiare completamente obiettivo e ridimensionarsi. Ciò che più gli importava era tornare vicino a casa, a Corrientes, e per farlo era disposto pure a giocare gratis, in una squadra di seconda divisione come il Boca Unidos. I dirigenti del piccolo club, quando ricevettero la chiamata di Sand, accettarono pur avendo la squadra già al completo, e dopo un lungo periodo di panchina, Pepe tornò a giocare. Sembrava un giocatore finito: segnò 4 gol. Pochi, ma abbastaza per ricevere la chiamata dell’Aldosivi, dove giocò una gran stagione e, finalmente, venne cercato nuovamente dal Lanus.

(Photo by Natacha Pisarenko-Pool/Getty Images)

La prima cosa che fece, durante la conferenza stampa di presentazione, fu scoppiare in lacrime: era un traguardo che, forse, nemmeno lui si aspettava di ottenere, dato che la sua carriera sembrava fino a pochi mesi prima destinata a spegnersi nella periferia del calcio argentino. Al Lanus trovò un contesto simile a quello in cui aveva già vinto nove anni prima: il settore giovanile, che aveva fatto debuttare in quegli anni giocatori come Toto Salvio e Guido Pizarro, non aveva smesso di produrre talento. Inoltre il tecnico Jorge Almiron impostò una squadra propositiva, sempre in cerca del dominio. E poi c’era Lautaro Acosta, che insieme a Sand aveva vinto il campionato del 2007 e, come Sand, aveva faticato molto quando si era allontanato dalla Fortaleza (Boca, Siviglia, Racing Santander): era una squadra fortemente connotata con quell’ambiente. Pepe, a 36 anni, trascinò nuovamente il Lanus verso il suo secondo campionato argentino: fu il capocannoniere, come nel 2007, e suoi furono anche due dei gol con cui il granate rimontò ed eliminò il River Plate in semifinale di Copa Libertadores. Lo fermò solo il Gremio, in finale.

Il Lanus che questa sera si giocherà il passaggio del turno in Copa Sudamericana contro il Sao Paulo è una squadra ben diversa da quella di tre anni fa: tutti i giocatori più costosi, da Miguel Almiron al portiere della Seleccion Andrada, sono stati ceduti e rimpiazzati nel tempo da un nuovo gruppo di ragazzi del settore giovanile. In panchina è tornato Luis Zubeldia e ha elaborato una delle proposte più interessanti d’Argentina con José Sand sempre al centro della squadra. Quasi tutto quello che ha vinto il Lanus, lo ha vinto con Pepe Sand, e quasi tutto ciò che vinto Pepe Sand, lo ha fatto al Lanus: il percorso del granate in Copa Sudamericana passerà necessariamente dai gol della sua leggenda.

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