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Per chi tifa Hezbollah

By 10 Ottobre 2019

Il calcio in Libano spiegato da Moussa Zayat, centrocampista del Tadamon Sour, che si è addestrato nell’ala militare di Hezbollah, poi ha messo da parte l’Ak-47 per dedicarsi al pallone. E ora sogna un posto in nazionale

Se Beirut ha il sapore del caramello, gioiosamente sdoganato dalla celebre pellicola Sukkar banat della regista Nadine Labaki, Tiro ha il distintivo odore di salsedine rugginosa e di legno marcio delle barche sistemate nel vecchio porto. Il pallone è un ottima distrazione per escludere dalla mente degli abitanti l’immagine tutt’altro che sfuocata del conflitto con Israele. Ci si aggrappa alle gesta del Tadamon Sour, i “soldati rossi”, tanto per rimanere in clima bellico, la squadra locale che gioca nella Lebanese Premier League e nella quale mosse i primi passi un giovanissimo Mohammed Kallon.

«Qui se lo ricordano bene anche se sono passati più di vent’anni. È ancora un mito per i sostenitori. Bisogna però guardare avanti. La nostra soddisfazione maggiore? È vincere contro i colossi di Beirut, per noi equivale a uno scudetto». Parola di Moussa Zayat, 31 anni, professione centrocampista che accarezza il sogno di vestire la maglia della nazionale. «Io ci credo, nulla è impossibile, anche se non sono proprio più un ragazzino. Basta avere forza e coraggio». A queste latitudini sono qualità fondamentali per sopravvivere.

Moussa Zayat, 31 anni, centrocampista del Tadamon Sour, squadra della Lebanese Premier League, nella quale mosse i primi passi anche un giovanissimo Mohammed Kallon.

Il Tadamon, che nella sua storia ha conquistato una sola Coppa nazionale (nel 2001) è la squadra per cui simpatizza Hezbollah, il “partito di Dio” che sostiene la causa iraniana e Assad in Siria. Zayat conosce molto bene l’ala militare del partito. Da ragazzino era un sostenitore, poi è entrato a far parte dei guerriglieri con il vessillo giallo. «Mi sono addestrato nei campi di Homs, in Siria. Sono stato anche nello Yemen, dove ho conosciuto ragazzi che si preparavano spiritualmente al martirio. Però in parallelo ho continuato a giocare a pallone, ma senza una squadra ufficiale. Ci affrontavamo tra battaglioni in una sorta di torneo militare».

Zayat, una laurea in scienze economiche, spiega di non aver mai partecipato ad assalti armati «perché non c’è stata l’occasione» e ci tiene a sfatare un luogo comune. «Dalle vostre parti Hezbollah è sinonimo di morte e distruzione. È un’immagine distorta, in realtà il movimento è nato per sostenere le persone che nel sud del Libano non ricevono un aiuto adeguato dal governo. Per questo la gente ci vede come eroi e ci offre protezione».

Nel 2011 ha riposto l’Ak-47 per dedicarsi a tempo pieno al calcio. «L’offerta del Tadamon mi sembrava onesta. Comunque dal Partito di Dio non si entra e si esce come dalla porta di un qualsiasi hotel. Diciamo che in questo momento sono una sorta di riservista. Questo vale per altri miei compagni di squadra, così come per i ragazzi che giocano per l’altro club di Tiro, il Salam. In caso di necessità il nostro leader Nasrallah sa che può contare su di noi».

Un’immagine dell’amichevole tra il Libano e l’Australia diputata a Sydney il 20 Novembre 2018 (Photo by Matt King/Getty Images)

Sul calcio libanese Moussa non nasconde un certo entusiasmo. «In parecchie circostanze abbiamo impartito lezione di calcio a nazioni ricche come Emirati Arabi e Kuwait. Possiamo andare ai mondiali in Qatar, creare una prima volta che sarebbe vitale per la storia e il futuro libanese, ma bisogna vincere contro le due Coree». Poi si rivolge al ct Liviu Ciobotariu, un romeno che guida il Libano dallo scorso giugno, lanciando un appello che alla fine risulta ironico ed esorcizzante: «Se vuole un combattente vero, io potrei fare al suo caso».

Luigi Guelpa

About Luigi Guelpa

Luigi Guelpa è nato nel 1971. Giornalista professionista, da 30 anni racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane.

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