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Per una critica della carne nel calcio

By 21 Aprile 2020
critica della carne

Riflessioni ricordando il Napoli-Barcellona visto dalla fila 1 dei distinti del San Paolo, così vicino al campo da annullare la visione organica delle squadre e da entrare in una dimensione legata ai corpi, allo scontro fisico, al valore della carne

Due mesi fa ho avuto una grande fortuna, anche se il luogo comune vuole che sia una sfiga. Ho preso uno dei pochi biglietti rimasti per Napoli-Barcellona, l’andata degli ottavi di Champions League che s’è giocata il 24 febbraio, ed era in fila 1 dei Distinti inferiori. Era praticamente sotto il livello del campo di gioco e la palla si vedeva solo se si spostava oltre la fascia centrale del campo.

Questo punto di vista totalmente nuovo, sia perché da telespettatore non è possibile che ti capiti (disdetta subito se per 20 minuti a tempo non vedi la palla), sia perché gli stadi ormai non si riempiono mai così tanto da obbligarti a scegliere i posti peggiori, mi ha però avvicinato in maniera del tutto nuova ai calciatori e al gioco nel suo complesso e mi ha fatto pensare.

Da quella posizione sentivo i corpi cozzare uno contro l’altro, entravo nella partita giocata anche con un altro senso, l’udito, che viene di regola colonizzato da telecronache o cori.

critica della carne

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Ma non solo l’udito mi ha aperto a una nuova significanza rispetto a quello che vedevo. Vedere i corpi così da vicino, percepire la fatica e il sudore che piano piano bagnava le magliette mi trasferiva una nuova sensazione anche tattile all’esperienza che stavo vivendo.

Al di là dell’esperienza personale in cui il bilanciamento occhi-udito-tatto si è disequilibrato rispetto alla classica visione di una partita di calcio, il vedere, sentire e quasi toccare i corpi degli atleti così da vicino non mi ha lasciato indifferente anche in un’ottica più generale. Come dicevo all’inizio, la nostra prospettiva esperienziale legata a una partita di calcio è quella da fila 40 in su, o meglio ancora da tribuna stampa.

Vediamo il calcio dominando il campo dall’alto e per questo motivo ne parliamo come un concetto organico, sottolineando soprattutto l’elemento tattico. Perché da quella posizione percepiamo alla perfezione i movimenti delle squadre ed esaltiamo da un punto di vista giornalistico (ma non solo, anche nei bar oggi si parla solo di sovrapposizioni e tagli) come l’intera squadra si muove sul campo. Grazie a questa visione per noi è più nitida anche la tecnica dei singoli calciatori, perché la pulizia di un passaggio si riesce a comprendere molto meglio quando si percepisce la direttrice di gioco e il suo sviluppo potenziale nella sua interezza.

critica della carne

(Photo by Michael Steele/Getty Images)

Guardare il calcio dalla fila 1 ti annulla la visione organica delle squadre ma ti apre una dimensione legata ai corpi. Io avevo a pochi metri di distanza Di Lorenzo e Firpo che aravano la fascia. Il loro scontro era perenne ed era uno scontro fisico, uno scontro di corpi, prima che uno scontro di posizioni e movimenti in uno spazio.

Ecco, questa dinamica in cui sono i corpi a lottare e chi vince quella sfida ha un vantaggio molto importante oggi la nascondiamo nelle pieghe dell’analisi giornalistica, mentre per me è assolutamente da riconsiderare, magari alternando prospettive diverse. Per darle un nome, io parlerei di una nuova “critica della carne” su cui bisogna focalizzarsi con attenzione per parlare di sport.

Descrivere nei dettagli un duello di corpi non è assolutamente secondario in una sfida atletica. Tattica, tecnica, elaborazioni concettuali sull’andamento del gioco e pensiero restano importantissimi e da analizzare con tutti i dettagli del caso, ma si deve riscoprire il valore della carne per un’analisi quanto più vera e specifica di un atto sportivo.

critica della carne

(Photo by Michael Steele/Getty Images)

Qualcuno mi dirà: ma se le immagini televisive in buona parte ci ridanno immagini dei corpi in slow motion con una definizione spettacolare, che esalta il singolo muscolo? Io ribatto che quella è patinatura della carne rispetto a quello che ho visto durante Napoli-Barcellona, è puro kitsch muscolare e tendineo. Dalla fila 1 è tutto lo-fi e sporco, impossibile da trasmettere in video oggi.

Inoltre da quella posizione si percepisce ancora meglio un elemento sempre più determinante per il calcio ma non solo. Fino ad oggi in Italia ne ha parlato solo Sandro Modeo in maniera scientifica, alla sua maniera e con cognizione di causa per cui è bene astenersi se non si è a quel livello almeno di conoscenze nel settore. Vedere così da vicino come i calciatori riescono a gestire la ricezione della palla e la giocata successiva è incredibile.

Dall’alto questo è un altro elemento che sfuma. Scavare in profondità nel rapporto pensiero-azione, raccontandolo in termini di velocità/qualità degli output è un orizzonte in cui bisogna iniziare a mettere i piedi, partendo dalla scienza, giusto che sia così, ma guardando all’arte che è ancora troppo lontana.

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